Carnevale di Viareggio, Marialina Marcucci chiude il caso Pierucci: «Mi scuso»
La numero 1 della Fondazione: eravamo tesi, non mi ero accorta di nulla. «Primo corso bellissimo, inevitabile il rinvio. Il mio erede? Nel Cda»
VIAREGGIO. «È stato un bellissimo corso di Carnevale». Lo dice con convinzione Marialina Marcucci, presidente della Fondazione Carnevale. E per una volta plaude quasi più alle nuove leve della cartapesta che non ai costruttori dei carri: «Devo dire che tutti hanno lavorato tanto e bene. Però non vorrei soffermarmi tanto sui carri quanto sulle mascherate di gruppo e le isolate: vedo nei giovani l’ambizione, la voglia di crescere e misurarsi con gli altri. E questo per il Carnevale è certamente un bene».
Partiamo dall’annuncio di venerdì pomeriggio di rinviare di un giorno la sfilata: la decisione migliore che si potesse prendere.
«È stata la prima volta in cui abbiamo rimandato un corso al giorno immediatamente successivo anziché aggiungerlo in coda. Una decisione difficile, frutto del lavoro di tutte le persone che stanno dietro l’organizzazione del Carnevale: il nostro problema era darne notizia e avere la certezza che fossero avvisate migliaia di persone, e grazie ai social e al nostro sito l’abbiamo fatto tempestivamente. Per questo ho tenuto a ringraziare tutti prima dell’alzabandiera, così come ho ringraziato Cristina d’Avena e i Gem Boy».
Fu sua anche la decisione di annullare un corso con un giorno d’anticipo: era il 2017, il suo primo Carnevale da presidente. Otto anni fa. Pensava che sarebbe rimasta in carica così a lungo?
«No, non era preventivato. Ma devo dire che ci sono voluti tutti questi anni per le cose che abbiamo fatto, anche strutturali, in Cittadella, per la messa in sicurezza della Fondazione e garantirle un futuro. Di anno in anno c’è sempre stato qualcosa da aggiungere. L’aspetto economico è importante, ci ha dato la possibilità di consolidarci, crescere e rendere più solida la Fondazione. I numeri non funzionano se sono fini a sé stessi, nemmeno nelle imprese: non puntiamo a stabilire nuovi record d'incassi, ma a rientrare nella media dei tre anni precedenti».
Ogni anno sembra che sia l’ultimo Carnevale per Marialina Marcucci: sarà così anche nel 2025?
«No, perché quando abbiamo completato il passaggio di proprietà della Cittadella dal Comune alla Fondazione, una decisione importante per entrambi, il sindaco Giorgio Del Ghingaro mi ha chiesto di rimanere fino al 2026 salvo esigenze particolari».
Almeno porterete a termine il bando di concorso triennale attualmente in essere.
«Quando l’attuale Fondazione si insediò nel 2016, eravamo al secondo e ultimo anno del bando, che noi abbiamo poi portato su base triennale. Se arrivi a Carnevale già impostato, con una macchina organizzativa già avviata, acquisisci informazioni che ti serviranno per il progetto degli anni successivi: per questo penso che sarebbe stato più giusto lasciare nel 2025. Ad ogni modo, oggi la Fondazione ha una squadra più forte e con più figure al suo interno».
Ha già individuato un possibile successore?
«Non spetta a me decidere ma al futuro sindaco, e il presidente deve essere una persona di sua fiducia. Dico solo che nell’attuale Consiglio d’amministrazione ci sono persone di grande esperienza: se chi vincerà le elezioni vuole andare a cercare il presidente lì dentro, troverà tutte le competenze necessarie per quel ruolo».
A proposito del sindaco, cosa ne pensa dell’incidente diplomatico con il presidente della Provincia Marcello Pierucci?
«Abbiamo vissuto tre giorni molto tesi per l’allerta meteo, e di grande attenzione alla sicurezza. C’era stato indicato un numero massimo di persone autorizzate a stare sul palco. Avevamo le figure istituzionali che come da tradizione intervengono alla cerimonia dell’alzabandiera. Non mi ero accorta di nulla, e come ho già detto mi scuso con Pierucci».
Passiamo alla canzone ufficiale di quest’anno: probabilmente, è quella che ha ricevuto la miglior accoglienza dal 2020 a oggi. È possibile che vengano coinvolti autori viareggini in futuro per comporla?
«Ricordo ancora la prima riunione con gli organizzatori del Festival di Burlamacco, il primo tentativo fu proprio quello: ne ragionammo a lungo, chiesi se ci fosse la possibilità di tornare a bandi nazionali e mi risposero di no, per ragioni anche sacrosante. Io non escludo nulla, ma non ne farei un caso: le canzoni scritte dai viareggini sono interessanti, quella che ha vinto quest’anno è bellissima e ha un bel testo, così come il Festival è un evento bello e riconosciuto dalla città».
