Ristorante pluripremiato dice addio al centro storico di Camaiore
L’Osteria 5/4 chiuderà a fine mese: «Non ci sono prospettive per chi sceglie di lavorarci alzando l’asticella»
CAMAIORE. È un addio che lascia il segno, quello che l’Osteria 5/4 si appresta a dare al centro storico di Camaiore. Un brutto segno: quello dell’incapacità di trattenere nel cuore della città chi ha provato a investirci mettendo a disposizione risorse e talento.
C’era una volta in centro a Camaiore, davanti al Teatro dell’Olivo, un gran bel ristorante. Si potrebbe iniziare così l’articolo che annuncia questa chiusura perché appunto tra pochi giorni – alla fine del mese – l’Osteria 5/4 non ci sarà più.
Un vero peccato. Molte persone raggiungevano Camaiore, anche da posti lontani, proprio per degustare l’anchetta, ravioli di coda alla vaccinara, spaghetti alle cicale, tagliatelle di ragù al coniglio nostrano, il peposo di mucco pisano o lo stoccafisso in umido, tanto per citare qualche piatto. Il menu snello e originale cambiava in base alle stagioni, le materie prime arrivavano da una rete di piccoli produttori del territorio.
Per non parlare della carta dei vini, autentica e genuina: oltre a essere molto gradita ha avuto diversi importanti attestati. Insomma, una favola di ristorante con in cucina Nicola Cortopassi, cuciniere preparato e ricco di passione per il suo lavoro e in sala Sara Biancalana anche lei appassionata e valida sommelier.
A dimostrazione del valore del lavoro svolto in questi anni, ci sono i prestigiosi riconoscimenti ottenuti. L’Osteria 5/4 è stata infatti inserita dopo un anno dalla sua apertura nella guida Slow Food, il secondo anno ha guadagnato la Chiocciola Slow Food e il terzo anche la Guida del Gambero Rosso ne ha tessuto le lodi. Unico ristorante, sottolineano gli addetti ai lavori, ad avere ottenuto nel territorio comunale di Camaiore così tanti riconoscimenti in così breve tempo.
La favola purtroppo finisce qui e Camaiore perde un locale che ha portato in alto il nome di questo borgo di cui Sara e Nicola si erano innamorati. È stata una bellissima vetrina per questi ragazzi, l’ennesima eccellenza che sceglie di andare altrove.
«Purtroppo – commentano – questo centro storico non dà prospettive a chi sceglie di lavorarci alzando l’asticella».
Poche parole che evidentemente costringono un po’ tutti – amministratori pubblici e operatori economici – a riflettere su cosa occorre fare per cambiare la situazione.
