Medicina di laboratorio, Sibioc: "In Lombardia donne in 52% ruoli apicali un modello"
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Roma, 21 set. (Adnkronos Salute) - La medicina di laboratorio si rivela un modello di riferimento per la parità di genere: in Lombardia, il 52% dei ruoli apicali è infatti ricoperto da donne. Il contributo al rafforzamento della presenza femminile nei ruoli decisionali è stato premiato: Sabrina Buoro, presidente Sibioc (Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica-medicina di laboratorio), direttore del Centro regionale di coordinamento della medicina di laboratorio e coordinatore del Comitato regionale dei servizi di medicina di laboratorio della Direzione generale Welfare di Regione Lombardia, ha infatti ottenuto il prestigioso Premio Lead 'Alessandra Pederzoli', informa la Sibioc in una nota. Il riconoscimento valorizza la capacità di coniugare innovazione scientifica, sostenibilità organizzativa e promozione del talento femminile ai vertici della sanità. Il premio, per la categoria 'Servizio sanitario pubblico' - riporta una nota - le è stato assegnato per aver realizzato un "modello di governance della medicina di laboratorio fondato sulla collaborazione multidisciplinare, sulla valorizzazione dei giovani professionisti e programmi strutturati di mentoring". Nel suo ruolo istituzionale di presidente Sibioc e di direttrice del Centro regionale di coordinamento della medicina di laboratorio di Regione Lombardia, Buoro è stata protagonista, a partire dal 2021, di una "radicale riorganizzazione" del settore diagnostico. La riforma ha introdotto "un modello di governance basato sull'appropriatezza organizzativa ed erogativa delle prestazioni, sulla valorizzazione delle competenze e sulla promozione del miglioramento della sicurezza e della qualità delle prestazioni, traducendosi in un sistema innovativo, divenuto benchmark" anche per altre realtà regionali. "In Italia in sanità oggi le donne rappresentano circa il 70% della forza lavoro, ma ricoprono solo il 36% dei ruoli apicali, come per esempio direttori generali e direttori di struttura complessa - spiega Buoro - Anche in ambito accademico la progressione resta incompleta. La letteratura scientifica internazionale rileva che, anche negli studi con aggiustamento per fattori rilevanti, le donne mostrano minori probabilità di raggiungere il ruolo di professore ordinario rispetto agli uomini. Nella medicina di laboratorio, però, la componente femminile è particolarmente forte: in Sibioc le donne rappresentano circa il 72% dei soci; tra i biologi il 78% e tra i tecnici sanitari di laboratorio biomedico il 76%. Sotto i 35 anni la quota femminile raggiunge il 79%. È quindi una comunità nella quale il contributo femminile è già strutturato e sarà sempre più protagonista delle grandi trasformazioni in corso". Questa situazione, però, richiede ancora impegno. "Il cambiamento è reale e va riconosciuto - afferma Buoro - ma non è ancora completo: se guardiamo i dati sui laboratori lombardi, la presenza di donne è alta, con il 72% degli specialisti e il 52% tra direttori e responsabili, ma se rapportiamo questi numeri alla composizione della forza-lavoro, con il Gender Leadership Index in Health (Glih), ci rendiamo conto che è necessario continuare a impegnarsi su questa linea". La società scientifica negli ultimi anni è stata protagonista di importanti cambiamenti dal punto di vista della presenza femminile nei ruoli apicali, ricorda la nota. "Oggi ricopro la carica di presidente Sibioc come terza donna dal 2010, dopo oltre quarant'anni di presidenza esclusivamente maschile - osserva Buoro - È un segnale concreto che l'accesso delle donne al vertice sta diventando parte ordinaria della vita societaria. È particolarmente importante proprio oggi, in una fase in cui la Società è chiamata ad accompagnare e orientare trasformazioni complesse e trasversali: dalla motivazione e valorizzazione dei professionisti alla sostenibilità dell'innovazione tecnologica; dall'uso sicuro, etico e responsabile dell'intelligenza artificiale e della digitalizzazione al potenziamento della medicina di precisione, alla diagnostica territoriale e della medicina di genere. Tutto questo ha un obiettivo comune: costruire una medicina di laboratorio sostenibile, capace di generare valore e sempre più integrata nei percorsi di diagnosi, cura e presa in carico del paziente". "Il talento femminile - conclude la presidente Sibioc - è già parte del sistema: la sfida è garantire che possa contribuire, con le stesse opportunità, alle decisioni che stanno ridisegnando la medicina di laboratorio. Sono molto orgogliosa che mi sia stato conferito questo premio, segno che il lavoro svolto e l'attenzione dedicata non solo non passano inosservati, ma possono avere effetti evidenti sul tessuto sociale".
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