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Come sta cambiando il clima e cosa succederà in Toscana: neve, temperature e due parole chiave – Svelato lo studio di Mario Leone
Appassionato di meteorologia e membro del Centro Meteo Toscana: ha analizzato una serie di dati e statistiche con un lungo lavoro di studio. Ecco il risultato
L’estate 2026 non è stata solo eccezionalmente calda: secondo un approfondito studio firmato da Mario Leone del Centro Meteo Toscana, rappresenta «la maggiore anomalia termica della storia moderna sul continente europeo» . Un dato che, per il meteorologo, non è un episodio isolato ma l’estremizzazione di un trend già in atto da anni. Lo studio, dal titolo La storia climatica e l’AMOC: Estate 2026 e contesto globale, analizza le grandi oscillazioni atmosferiche degli ultimi duemila anni per comprendere come si è arrivati all’attuale fase di instabilità. Leone parte da un punto chiave: il rallentamento del Jet Stream, la corrente a getto che modula il clima europeo. «La configurazione instauratasi altro non è che l’estremizzazione di un trend già consolidato da diversi anni e figlio di un vistoso rallentamento ondulatorio della corrente a getto», si legge nell’analisi.
Un Jet Stream sempre più debole: cosa significa per l’Europa
Il documento spiega che la perdita di massa glaciale artica sta riducendo la differenza termica tra polo ed equatore, indebolendo il Jet Stream e favorendo ondulazioni lente e marcate. Questo comporta:
- ondate di calore più durature,
- blocchi anticiclonici persistenti,
- alternanza estrema tra periodi siccitosi e fasi di maltempo violento.
Leone ricorda che fino a trent’anni fa le estati mediterranee erano regolate da un getto teso e lineare, capace di “spalmare” l’Anticiclone delle Azzorre lungo i paralleli. Oggi quel meccanismo è saltato.
Il ruolo della CO₂ e delle nubi: la sensibilità climatica in discussione
Lo studio entra poi nel cuore del dibattito scientifico sulla sensibilità climatica, riportando numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: «La temperatura globale ha appena superato la soglia di +1,5°C rispetto all’era preindustriale e la CO₂ ha raggiunto 425 ppm, il valore più elevato da 3 milioni di anni». Leone cita le diverse ipotesi sul futuro riscaldamento, dai modelli più conservativi ai più allarmanti, sottolineando che la microfisica delle nubi resta uno dei fattori più incerti e decisivi.
Dalle epoche antiche alla Piccola Era Glaciale: cosa ci insegna la storia
Una parte centrale del documento ricostruisce le grandi fasi climatiche del passato: dall’Optimum Romano alla Piccola Era Glaciale, passando per l’Optimum Medievale. L’obiettivo è mostrare come il clima europeo sia sempre stato influenzato da: eruzioni vulcaniche, variazioni dell’attività solare, oscillazioni oceaniche, modifiche del Jet Stream. La Piccola Era Glaciale, ad esempio, fu alimentata da una sequenza di eruzioni e da minimi solari prolungati, con un raffreddamento europeo fino a -3°C rispetto alle medie moderne.
Il nodo cruciale: l’AMOC e il rischio di collasso
La parte più attuale e delicata dello studio riguarda la AMOC, la grande circolazione oceanica che include la Corrente del Golfo. Leone scrive che «l’AMOC ha già registrato un indebolimento complessivo stimato attorno al 15% rispetto ai livelli preindustriali». Il problema nasce dall’enorme quantità di acqua dolce proveniente dalla fusione della calotta groenlandese, che altera la salinità e la densità dell’Atlantico settentrionale. Questo processo sta generando il cosiddetto Cold Blob, una vasta area di acque fredde che modifica la traiettoria del Jet Stream e la distribuzione delle perturbazioni.
Cosa potrebbe accadere tra il 2035 e il 2050
Secondo lo studio, il primo elemento a rischio non è l’intera AMOC, ma il Giro Subpolare (SPG), definito «il vero anello debole» del sistema euro-atlantico. Le proiezioni indicano un possibile collasso tra il 2035 e il 2050, con effetti molto diversi tra Nord e Sud Europa:
- Nord Europa: inverni più rigidi, anomalie termiche tra -1°C e -3°C, estati brevi e instabili.
- Europa meridionale e Mediterraneo: aumento delle anomalie termiche tra +1,5°C e +2,5°C, estati più calde e siccità più frequenti.
Impatti sull’Italia e sulla Toscana
Lo studio dedica un passaggio specifico alla nostra area. Leone spiega che la Toscana potrebbe vivere «insoliti estesi sconfinamenti nevosi» grazie all’interazione tra aria gelida al suolo e un Adriatico sempre più caldo in inverno. Allo stesso tempo, la variabilità aumenterà: alternanza tra inverni molto miti e altri sorprendentemente freddi, con neve possibile anche in pianura durante le irruzioni artiche più violente.
Uno sguardo al futuro remoto
Lo studio chiude con uno scenario estremo ma non impossibile: un collasso totale dell’AMOC entro il 2100–2200, che porterebbe il Jet Stream a scorrere migliaia di chilometri più a sud, con Europa divisa tra gelo severo al Nord e siccità devastanti al Sud. Il lavoro di Mario Leone offre una lettura ampia e documentata delle dinamiche che stanno trasformando il clima europeo. L’estate 2026, con la sua anomalia record, non è un episodio isolato ma un segnale di un sistema in rapida evoluzione, dove oceani, atmosfera e criosfera stanno cambiando più velocemente di quanto accaduto negli ultimi millenni.
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