Il Tirreno

Roccella: "Alla disattenzione verso la famiglia rimediamo con sostegni su 3 pilastri"

4 MINUTI DI LETTURA





Roma, 18 giu. (Adnkronos) - “A una lunghissima disattenzione nei confronti della famiglia e della natalità che ha prodotto danni, rimediamo adesso: è la prima volta che c’è un ministero con queste deleghe specifiche per la natalità. Il primo danno a cui dobbiamo fare fronte è sul piano del numero di donne fertili: a parità di tasso di natalità, nel 1995 c’erano più donne in età fertile e avevamo circa 500mila nati l’anno; adesso invece ne abbiamo circa 300mila. A questo non si può rimediare immediatamente, bisogna fare fronte nel lunghissimo periodo. Nell’immediato abbiamo cominciato con dei provvedimenti a sostegno della famiglia ”. Così Eugenia Maria Roccella, ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, intervenendo al dibattito ‘La demografia cambia la società’ organizzato oggi in occasione della sesta edizione dell’appuntamento annuale di Adnkronos dedicato ai temi dell'evoluzione demografica a Palazzo dell’Informazione a Roma. “Abbiamo cominciato con i provvedimenti di sostegno alla famiglia e alla natalità che abbiamo articolato su 3 assi fondamentali", spiega Roccella. Il primo riguarda "i trasferimenti diretti, e quindi l’assegno unico. Qui - continua - riconosciamo che il Governo precedente, nelle sue ultime battute, aveva messo in campo questo provvedimento. Noi abbiamo aggiunto il bonus nuovi nati. Non abbiamo potuto aumentare ulteriormente l’assegno unico perché è andato in procedura d’infrazione europea e ci siamo trovati veramente soli a difenderlo. Abbiamo ottenuto di uscire dalla procedura d’infrazione, quindi oggi è un provvedimento messo in sicurezza”. Oltre ai trasferimenti diretti, c’è stato “l’intervento sulla conciliazione, che forse è il punto più significativo per quanto riguarda la natalità - osserva il ministro - La conciliazione tra il lavoro di cura e il lavoro extradomestico, in particolare per le donne, ma non solo, prevede l’aumento, per esempio, dei congedi parentali, tre mesi di congedi parentali all’80% e altre misure. Abbiamo agito poi sui servizi, quindi sugli asili, per esempio, con i rimborsi, aumentando i rimborsi per gli asili nido, oltre ad aumentare, anche grazie al Pnrr, il numero degli asili”. Il tasso di natalità “si sta abbassando in tutto il mondo, in particolare e prima di tutto nei paesi del benessere - sottolinea Roccella - Lo sviluppo frena le nascite. Il caso della Corea è evidente, perché si è passati da 6 figli per donna trent’anni fa, a meno di uno. Adesso la velocità con cui calano le nascite in molti paesi europei, per esempio la Francia, la Danimarca, la Germania, è più rapida della nostra. La tendenza - conclude - è evidente". “Il problema della solitudine è particolarmente sentito e doloroso per le persone anziane, però ormai investe anche i giovani. Tanti fenomeni di disagio giovanile di oggi sono dovuti proprio a questa rarefazione delle reti parentali: meno figli, significa meno relazioni familiari, meno fratelli, meno cugini, meno zii, meno nonni e così via. E questo implica problemi che, se affrontati esclusivamente attraverso un’impostazione statalista, sono difficili da affrontare. In alcuni Paesi, ci sono i ministeri della solitudine con task force, dei gruppi che” si recano nelle case “per controllare se ci sono persone morte in solitudine”. Come Governo “possiamo e dobbiamo utilizzare un metodo sussidiario, fondamentale per tutti questi ambiti, per tutte queste tematiche - afferma Roccella - Si tratta di cercare di sviluppare, aiutare, sostenere quello che già c’è nella società civile. E quindi, per esempio, sostenere le famiglie nei loro compiti educativi, nei loro compiti di cura, non togliendo, non spostando le competenze altrove, ma in primo luogo sostenendo invece le competenze della famiglia, le possibilità della famiglia". "Gli anziani, per esempio, che sono ancora in buona salute, in Italia, stanno a casa, riescono a stare a casa, e questo - conclude - è un elemento di benessere, per la terza età, importantissimo”. “Penso che Vannacci non abbia molto chiara la differenza sessuale tra un uomo e una donna. Nel femminicidio non c’è una questione valoriale, cioè non è che uccidere una donna sia più grave che uccidere un uomo, mi pare evidente, e non era certo questa l’intenzione del legislatore. Si chiama femminicidio perché il movente riguarda la donna, cioè si uccide una donna in quanto donna”

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
In aula

Firenze, il killer delle escort Vasile Frumuzache in aula con la maglia dei figli: «Sei il nostro super papà»

di Redazione web
Speciale Scuola 2030