Il mare è sempre più caldo (anche in Toscana): i dati che allarmano e gli effetti sul meteo: «Attenzione al fenomeno “derecho"»
Nel Ligure e nel Tirreno settentrionale l’anomalia globale più vistosa. Alimenta fenomeni estremi: tra notti tropicali e temporali più intensi. Parla il climatologo Tommaso Torrigiani, che indica anche le due strade da percorrere per affrontare il problema
I mari che bagnano l’Italia stanno attraversando quella che potrebbe essere l'ondata di calore marino più forte mai registrata nel Mediterraneo.
A dirlo è Tommaso Torrigiani, climatologo del LaMMa, il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale della Regione Toscana e del Cnr, che da settimane osserva l'evoluzione del fenomeno attraverso i dati satellitari. I numeri, del resto, parlano chiaro.
Il report più recente di Copernicus, il servizio satellitare europeo per il monitoraggio del clima, certifica che, con le temperature di giugno scorso, i record del 2023 e del 2024 sono già stati superati. «L'anomalia maggiore a livello globale in questo momento -spiega Torrigiani - si osserva proprio nel Mediterraneo, in particolare nel Mar Ligure e Tirreno settentrionale, dove le temperature superano anche di sei-sette gradi le medie stagionali. In alcuni punti gli scostamenti arrivano fino a otto gradi».
Per capire quanto sia anomalo il dato, basta guardare la stagionalità normale del bacino. «Il Mediterraneo un tempo toccava i quindici gradi nel periodo più freddo, tra febbraio e aprile, per poi salire fino a ventisette-ventotto gradi a fine agosto o a settembre, quando il mare è più caldo. A inizio luglio la temperatura dovrebbe aggirarsi sui ventidue-ventitré gradi. Oggi, invece, la Toscana sfiora già i valori tipici di fine estate, con punte di ventotto-ventinove gradi in mare aperto. Sono dati che arrivano soprattutto dai satelliti».
Un mare così caldo porta ripercussioni anche sui fenomeni atmosferici. «Quando le temperature superano di molto la media - continua - aumenta enormemente la potenzialità dei sistemi convettivi, cioè dei temporali, di generare fenomeni estremi. C'è molta più energia in gioco, che deriva dall'aumento della temperatura dell'aria ma soprattutto dalla maggiore quantità di vapore acqueo che il mare libera nell'atmosfera».
Il risultato è un contrasto termico più marcato tra l'aria calda e umida sopra il mare e le infiltrazioni fredde in quota portate dalle perturbazioni atlantiche, la miscela perfetta per temporali violenti e sempre più frequenti. Il climatologo ricorda uno degli esempi più drammatici degli ultimi anni: il sistema temporalesco che il 18 agosto 2022 si formò sulla Corsica e attraversò rapidamente tutto il Mar Ligure e la costa toscana, per poi proseguire fino all'Adriatico e ai Balcani. «Un "derecho", cioè una linea di violente raffiche di vento estesa per oltre cento chilometri. Un fenomeno tipico delle pianure nordamericane, mai documentato prima con quella intensità nel Mediterraneo. Il bilancio fu di sei morti in Corsica e numerose barche a vela ribaltate lungo le coste toscane. Sono fenomeni per cui i nostri territori non sono abituati a prepararsi, e questo li rende ancora più pericolosi».
Gli effetti, però, non restano confinati al cielo. Il riscaldamento del mare sta cambiando anche il clima delle nostre estati sulla costa. «Negli anni Ottanta il Mediterraneo si manteneva fino a luglio intorno ai ventitré-ventiquattro gradi, e questo favoriva estati più miti, con temperature massime più contenute e minime notturne non particolarmente elevate. Con un mare più caldo di quattro, cinque, fino a sette gradi, quel "potere mitigatore" si riduce drasticamente. Le notti diventano più calde, le ondate di calore sulla terraferma più lunghe e intense, soprattutto nelle zone costiere».
C'è poi il capitolo ecosistemi, che tocca da vicino pesca e turismo balneare. «Il Mediterraneo è ormai un mare caldo, quasi tropicale, e si osservano sempre più specie aliene, alcune dannose per l'ecosistema, altre per le risorse ittiche. Diverse specie provenienti dai mari più meridionali, favorite dalle temperature più alte, si stanno diffondendo in tutto il bacino, e alcune sono tossiche, con ricadute dirette sulla sicurezza di bagnanti e pescatori».
Il Mediterraneo non è un caso isolato ma un vero e proprio "hotspot" del cambiamento climatico. «Viviamo in una delle regioni del pianeta dove gli effetti del riscaldamento globale si manifestano prima e con maggiore intensità che altrove. E all'interno del bacino, è proprio la parte centrale, cioè Ligure e Tirreno, a segnare le anomalie più marcate, mentre il Mediterraneo orientale resta relativamente più fresco».
Di fronte a questo scenario, secondo Torrigiani le strade percorribili sono due, complementari tra loro. «La prima - conclude - è la mitigazione, cioè la riduzione delle emissioni di CO2 a livello globale, l'unica leva davvero in grado di intervenire sulle cause del fenomeno. La seconda è l'adattamento. Serve tutelare gli ecosistemi marini, monitorare la diffusione delle specie aliene e, sul fronte delle infrastrutture, prepararsi a mareggiate sempre più frequenti e intense».
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