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La tragedia

Travolto a 17 anni dal Suv in Versilia, il padre: «Non si scappa così, voglio giustizia: noi siamo come morti dentro»

di Matteo Tuccini

	Padre e figlio; due immagini dell'incidente
Padre e figlio; due immagini dell'incidente

Il padre del diciassettenne morto in scooter: «Ho riconosciuto Gabri dalle scarpe». L’imprenditore alla guida del Suv è ora ai domiciliari nella casa di Forte: negativi i test anti droga

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VIAREGGIO. «Vogliamo giustizia. Non si può morire così a 17 anni. E non si può scappare dopo una tragedia simile». Stefano Martini e la moglie Ardita hanno visto andare via il loro Gabriele venerdì sera (19 giugno) e lo hanno ritrovato, ore dopo, disteso senza vita sull’asfalto.

«La nostra vita è finita»

«Ho riconosciuto Gabriele da una scarpa – dice Stefano – Lo stavamo cercando perché non rispondeva più al telefono. A un certo punto le forze dell’ordine ci hanno consigliato di seguire l’app che “geolocalizza” il cellulare. Siamo andati verso Forte dei Marmi e lì, sulla strada, io e mia moglie abbiamo visto il telo steso. Con le scarpe che sporgevano fuori. E lo abbiamo riconosciuto, anche se non ce l’hanno fatto vedere per pietà». Da quel momento, spiega Stefano Martini, «la nostra vita è finita. Gabriele era figlio unico, l’abbiamo cercato e desiderato. Un ragazzo volenteroso e pieno di amici, con la media quasi dell’8 a scuola e la voglia di lavorare come aiuto bagnino in spiaggia. Noi dentro siamo come morti. E se è corretta la ricostruzione che è stata fatta da tutti, con il guidatore che è scappato, desideriamo giustizia. Perché non deve accadere più quello che è successo a Gabriele».

Il Suv

A investire Gabriele, nella notte tra venerdì e sabato davanti al Twiga, è stato Luigi Giordano, 27enne imprenditore nel settore immobiliare. «Sono stato io», si è autoaccusato di fronte alle forze dell’ordine, che lo stavano cercando da ore in tutta la Versilia, per l’investimento pirata. Ora il giovane, originario di Catania ma residente nel Milanese (a Trezzano sul Naviglio), è agli arresti domiciliari nella sua casa di Forte dei Marmi. I carabinieri lo hanno sottoposto ai test anti-droga e anti-alcol, che sono risultati negativi.

La manovra

Alle 3 di sabato mattina, dopo una serata trascorsa assieme alla fidanzata e a un’amica – prima a cena e poi al Twiga, locale cult della riviera versiliese – Luigi Giordano ha investito lo scooter guidato da Gabriele Martini, 17enne di Viareggio, rimasto ucciso dalla manovra del Suv Range Rover guidato dall’imprenditore. Che, secondo i carabinieri, ha fatto un’inversione a U sul lungomare tra Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta, nell’idea di uscire dal parcheggio e tornare verso casa propria, a Forte.

Ma la manovra azzardata ha provocato un impatto devastante tra Suv e scooter che non ha lasciato scampo al 17enne “Gabbo”, studente-lavoratore che stava a sua volta tornando a casa dopo un venerdì sera di divertimento assieme all’amico Tommaso Pontigia. Quest’ultimo è ricoverato con varie fratture all’ospedale pisano di Cisanello, ma non in pericolo di vita. Subito dopo l’incidente Giordano e le altre due ragazze, anche loro residenti nel Milanese, sono fuggiti. Ma diversi testimoni – tra chi si trovava in zona per la movida e il personale del Twiga – li hanno visti chiaramente allontanarsi e lo hanno riferito agli investigatori. Inoltre i carabinieri avevano la targa, svizzera del Canton Ticino, del Range Rover preso in leasing. Facile immagine che la fuga sarebbe durata poco.

L’indagine

È stato lo stesso Giordano ad accorciarla, costituendosi nel pomeriggio: ha fermato una volante della polizia che stava girando per Forte e ha detto che era lui l’uomo che stavano cercando. Gli agenti lo hanno consegnato ai carabinieri che stanno procedendo nell’indagine su delega del pm Antonio Mariotti della Procura di Lucca.

Il cerchio si è così chiuso: al 27enne, per cui è scattato l’arresto nella serata di sabato, viene contestato l’omicidio stradale, le lesioni gravi – per l’altro 17enne ferito – e l’omissione di soccorso. Omissione di soccorso per cui sono state denunciate anche le due ragazze che erano con lui. Oggi l’arrestato verrà interrogato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lucca. Fornirà la sua versione sul perché sia fuggito dopo l’incidente. A quel punto il giudice deciderà se liberarlo o meno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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