Prato, il tir contro gli operai: alta tensione davanti ai magazzini del Macrolotto – Video
Presidio Sudd Cobas: carichi fermati dopo l’annuncio di 90 licenziamenti. Le attività trasferite nelle vie del distretto cancellano diritti conquistati con due anni di lotte. La motrice avanza, poi inchioda tra le urla. L’azienda chiude Seano, i dipendenti bloccano la merce
PRATO. La motrice avanza su via Carpi, prende spazio sull’asfalto, punta verso il presidio e inchioda a pochi metri dagli operai. Nel Macrolotto 2, tra capannoni, saracinesche, pedane e camion fermi ai margini della carreggiata, la protesta contro i licenziamenti annunciati da Acca srl si trasforma in un pomeriggio di tensione. I lavoratori sono davanti al tir per bloccare un carico che, secondo il Sudd Cobas, viene preparato in strada, fuori dai magazzini, come se la zona industriale fosse diventata un deposito senza insegna.
La scena corre subito nei video girati dal sindacato. Si vede il mezzo che prova a forzare il blocco, gli operai che restano sulla carreggiata, le urla, poi la frenata improvvisa prima dell’impatto. I Sudd Cobas denunciano anche pugni contro alcuni lavoratori in presidio. Tutto accade attorno a un camion che, secondo il sindacato, lavora per Acca e trasporta merce dai prontomoda verso Bari. Il carico resta fermo. Gli operai non si spostano.
«Siamo in via Carpi e stiamo bloccando le attività di carico e scarico che venivano fatte letteralmente in mezzo alla strada», dice Luca Toscano, responsabile del Sudd Cobas, mentre il presidio si compatta davanti al mezzo. Pochi giorni fa l’azienda ha annunciato la chiusura dei due magazzini che lascia senza prospettiva più di novanta lavoratori. Per il sindacato quella chiusura non racconta la fine dell’attività, ma l’inizio di uno spostamento del lavoro, lontano dai capannoni dove negli ultimi due anni gli operai hanno conquistato contratti, buste paga, orari, diritti.
«Lo abbiamo detto da subito che non ci credevamo», insiste Toscano. «Qui si prepara solo un’operazione per cancellare due anni di conquiste sindacali, due anni di lotte che hanno trasformato lavoro nero e caporalato in una situazione regolare». Quando i lavoratori arrivano in via Carpi, racconta ancora il sindacato, trovano persone impegnate nelle operazioni di movimentazione della merce. Alla vista del presidio si allontanano rapidamente. Per i Sudd Cobas è la prova che il lavoro continua fuori dai magazzini, spostato sulle strade del distretto. «Evidentemente erano al nero», accusa Toscano.
Il Macrolotto intanto rallenta. I camion restano in attesa, le manovre si interrompono, la carreggiata diventa il punto in cui si misura lo scontro tra l’azienda e gli operai licenziati. La richiesta è la stessa che viene ripetuta davanti al tir: il lavoro deve tornare a Seano, i posti devono essere garantiti, i diritti conquistati non possono sparire dentro un cambio di indirizzo e di carico.
Dopo la frenata della motrice e le aggressioni denunciate, il presidio resta in strada e riesce a fermare un secondo carico su via Ghisleri, poco lontano. La merce non parte. I lavoratori continuano a sorvegliare i movimenti attorno ai camion, convinti che la partita dei licenziamenti passi anche da questi carichi preparati lontano dai magazzini ufficiali, tra le vie del Macrolotto 2.
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