Il Tirreno

Toscana

Il maxi-incendio

Rogo alla Delca di Vicopisano, Arpat: «Le centraline mobili non si usano nel caso di eventi eccezionali»

di Libero Red Dolce
Il maxi rogo di plastica avvenuto nei giorni scorsi
Il maxi rogo di plastica avvenuto nei giorni scorsi

L’Arpat risponde al “Tirreno” e spiega cosa è stato fatto

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VICOPISANO. Le centraline mobili per il monitoraggio della qualità dell'aria non sono state attivate nelle prime ore successive all'incendio della Delca perché non sono strumenti progettati per operare nell'immediatezza di eventi straordinari come un maxi rogo industriale. È uno dei chiarimenti forniti da Arpat alle domande poste nei giorni scorsi da Il Tirreno, risposte che aggiungono un tassello importante alla ricostruzione della gestione dell'emergenza nelle sue fasi iniziali, quando la gigantesca colonna di fumo prodotto dalla combustione di circa 2.500 tonnellate di plastica aveva alimentato interrogativi e preoccupazioni e trovato una certa laconicità di risposte. Uno dei punti su cui il giornale aveva chiesto chiarimenti riguardava la rete di monitoraggio della qualità dell'aria. In particolare, l'assenza di centraline fisse lungo la direttrice tra Pisa e Santa Croce sull'Arno, un'area caratterizzata dalla presenza di poli produttivi, infrastrutture e centri abitati. Nella risposta, Arpat chiarisce anzitutto quale sia la funzione della rete regionale. «L'obiettivo previsto dalla normativa è monitorare la qualità dell'aria a tutela della salute pubblica e non rilevare eventi eccezionali». Le centraline, dunque, non vengono distribuite sul territorio per intercettare incidenti o incendi, ma per misurare in modo continuativo l'esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici e verificare il rispetto degli standard di qualità dell'aria. L'Agenzia ricorda che l'area compresa tra Pisa e Santa Croce appartiene alla cosiddetta "Zona del Valdarno pisano e della Piana lucchese", nella quale sono presenti sette siti di monitoraggio, «in numero ampiamente superiore al minimo richiesto dalla normativa». Tra questi figurano le stazioni di Pisa Borghetto, Pisa Passi e Santa Croce sull'Arno. «Il territorio è ben rappresentato dalla rete per gli scopi per cui è stata progettata», osserva Arpat. Ma il nodo più delicato riguardava le centraline mobili. Perché non sono state installate nell'area dell'incendio durante le ore dell'emergenza? La risposta dell'Agenzia chiarisce un aspetto finora non esplicitato. «Nella fase iniziale non sono state attivate centraline mobili che sono dotate di strumentazione complessa conforme alla normativa vigente e necessitano di una fase di installazione e taratura che richiede tempi non compatibili con le valutazioni necessarie nell'immediatezza dell'evento». In sostanza, gli autolaboratori non rappresentano uno strumento di pronto intervento utilizzabile nelle ore immediatamente successive a un'emergenza, ma apparecchiature che richiedono procedure tecniche e tempi di attivazione incompatibili con la necessità di effettuare valutazioni rapide.

C'è poi un altro passaggio significativo. Alla domanda se la rete di monitoraggio disponibile sul territorio sia sufficiente a ricostruire nel dettaglio la dispersione degli inquinanti, o se invece necessiti di essere rafforzata, Arpat risponde che «la rete di monitoraggio della qualità dell'aria sia con stazioni fisse che con autolaboratori non è immediatamente utile per ricostruire le dinamiche di dispersione degli inquinanti in situazioni di emergenza, come nel caso di un incendio». Pare insomma che non ci sia necessità di installare nuovi rilevatori nell'area che copre, in una direttrice ideale, Pisa e Santa Croce.

Campionamenti su vegetali, analisi delle deposizioni, verifiche sui microinquinanti e modellistica di dispersione. Sono questi, emerge dalla risposta, gli strumenti considerati più efficaci per valutare l'impatto ambientale di un evento eccezionale come quello avvenuto alla Delca.

Le spiegazioni fornite da Arpat non chiudono il dibattito sulla gestione dell'emergenza, ma contribuiscono a chiarire il quadro tecnico entro il quale sono state assunte le decisioni nei giorni più delicati. E arrivano mentre i risultati delle analisi diffuse nelle ultime ore delineano, almeno finora, uno scenario meno preoccupante di quanto si fosse temuto subito dopo l'incendio.

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