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L'intervista

«Non potevamo avere dati prima»: l'assessore Barontini rompe il silenzio sull'incendio Delca

di Libero Red Dolce

	La colonna di fumo dell'incendio e di fianco l'assessore Barontini
La colonna di fumo dell'incendio e di fianco l'assessore Barontini

La replica alle critiche sulla gestione dell'emergenza: «I monitoraggi sono partiti quando era possibile ottenere risultati attendibili». E sui materiali bruciati ammette: «Non sappiamo se fosse presente Pvc».

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Per oltre 24 ore dall’incendio della Delca di Vicopisano due cose rimanevano a galleggiare nell’aria: una minacciosa nuvola nera carica di non sa bene cosa e le domande dei cittadini. Le ordinanze emesse dalle varie amministrazioni, a volte con difformità di indicazioni a distanza di pochissimi chilometri, erano l’unico appiglio a cui aggrapparsi per cercare di stare tranquilli. Doverose, persino «conservative» le definisce l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini, ma non sufficienti. Perché la carenza di informazioni sui dati aggiornati, il silenzio delle rilevazioni del monitoraggio sulla qualità dell’aria e una generale lentezza nella diffusione degli aggiornamenti tecnici sono stati il terreno di coltura perfetto per un certo allarmismo. Che prima è montato, poi è dilagato.

Per questo, nelle emergenze ambientali, la comunicazione pubblica non è un dettaglio: è parte integrante della gestione del rischio. L’alternativa è infantilizzare la cittadinanza, fornendo sì indicazioni operative – come chiusure delle scuole e le misure precauzionali da adottare – ma lasciando spazio a supposizioni e speculazioni.

Assessore, perché i dati preliminari sui monitoraggi non sono stati forniti nelle prime 24 ore dall'incendio?

«Le motivazioni sono di natura tecnica e sono state fornite da Arpat. Non è stato possibile fornire dati certi nelle prime 24 ore perché il materiale disperso nell'aria non si era ancora depositato al suolo per effetto gravitazionale. Effettuare campionamenti troppo precocemente sarebbe stato controproducente, poiché i laboratori non avrebbero rilevato nulla, pur non potendo escludere rischi futuri. Per questo motivo, i monitoraggi ufficiali sono iniziati a partire dal giorno nove (ieri per chi legge, ndr)».

Come è stata individuata l'area interessata dai controlli ambientali?

«L'area è stata identificata utilizzando modelli matematici basati sull'andamento dei venti e altre variabili meteorologiche. Sulla base di questi dati, Arpat ha mappato la zona di ricaduta potenziale, rendendo disponibile l'immagine della mappatura direttamente sul proprio sito istituzionale».

Alla luce della preoccupazione dei cittadini, non ritiene che sarebbero stati utili aggiornamenti pubblici più frequenti sull'evoluzione della situazione?

«C'è stato un costante coordinamento attraverso un tavolo tecnico (Ccs) che ha riunito Asl, Arpat, sindaci, prefettura e vigili del fuoco. Tuttavia, bisogna comprendere che fornire dati reali su un incendio richiede tempi tecnici certi, solitamente tra le 24 e le 48 ore, per avere analisi attendibili. In questa fase di emergenza, le ordinanze sindacali sono state lo strumento informativo e cautelativo più efficace, poiché i sindaci sono i responsabili della sanità a livello locale e agiscono prontamente su indicazione dell'Asl».

Quali materiali sono stati coinvolti nel rogo e ci sono rischi legati alla loro combustione? Avete in formazioni sulla presenza di Pvc?

«Il materiale coinvolto è prevalentemente plastica derivante dalla raccolta differenziata urbana. Si tratta in particolare dei residui della selezione di plastiche che la ditta Delca tratta per produrre il cosiddetto Css, ovvero combustibile solido secondario. Sebbene si tratti di rifiuti classificati come "speciali" per via della loro categorizzazione industriale, la loro origine è la raccolta differenziata civile. Al momento non abbiamo informazioni tecniche precise sulla eventuale presenza di Pvc».

Sono emerse criticità nella gestione dello stoccaggio o nelle procedure di sicurezza dell'impianto Delca?

«L'azienda è considerata una delle più avanzate del settore a livello tecnologico e ha investito cifre molto importanti nei sistemi antincendio, dotandosi ad esempio di cannoni ad acqua. Al momento non è possibile formulare ipotesi sull'origine dell'incendio; i vigili del fuoco, che sono l'autorità competente in materia di sicurezza antincendio, stanno conducendo tutti gli approfondimenti necessari. La Regione Toscana ha rilasciato le autorizzazioni, ma la verifica della corretta operatività dei sistemi di sicurezza spetta ad altri organi».

Perché non è stata emanata un'indicazione centrale regionale per tutti i territori coinvolti, invece di lasciare che ogni Comune decidesse autonomamente sulle attività all'aperto?

«Un'indicazione univoca non avrebbe avuto senso tecnico data la dinamicità dell'evento. Le condizioni atmosferiche sono cambiate costantemente: il vento ha spostato i fumi inizialmente verso Pisa, poi verso i monti e successivamente verso Cascina. Le decisioni dei sindaci sono state dunque calibrate sulla distanza dall'incendio e sulla pressione dei venti in ogni specifico momento, seguendo le indicazioni fornite in tempo reale da Arpat e Asl durante i coordinamenti».

Qual è lo stato attuale dei monitoraggi ambientali e quali sono i prossimi passi?

«La situazione appare attualmente sotto controllo. I dati rilevati dalle stazioni fisse per la qualità dell'aria indicano che le concentrazioni di polveri sottili (PM10 e PM2,5) sono rimaste ampiamente al di sotto dei limiti di legge. Da oggi (ieri, ndr)pomeriggio sono iniziati i campionamenti sulla vegetazione entro un raggio di 800 metri dall'impianto, poiché è in quest'area che si prevede la maggiore ricaduta al suolo di sostanze rilevabili dalle analisi di laboratorio».

 

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