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Toscana

Disagio giovanile

Anche l’Italia va verso la stretta sui social? Parla l’esperto: «Come difendere i nostri figli» – Cosa c’è da sapere

di Matteo Scardigli
(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

In Parlamento ci sono alcune proposte, con limiti in base all’età anagrafica. Antonio Cisternino (Unipi) spiega in che modo attivare controlli efficaci

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La Francia vieta alcuni social ai minori di 15 anni mentre l’Italia ha un testo, il ddl bipartisan Mennuni-Madia, fermo al Senato tra le polemiche delle opposizioni. Perché un provvedimento che vada a disciplinare la materia è ritenuto ormai doveroso ma resta da sciogliere un nodo di natura tecnica. Perché all’atto pratico c’è da capire come un Paese possa imporre vincoli ad aziende private di altri Stati, e il “cancello” all’ingresso siti di intrattenimento per adulti è lì a dimostrarlo. Oggi sotto i 13 anni l’accesso ai social non è consentito, dai 13 ai 14 anni serve il consenso dei genitori, da lì in su completa autonomia.

Il ddl

Il ddl Mennuni-Madia sposta la soglia ai 15 anni, introduce l’obbligo per le piattaforme di adottare sistemi efficaci di verifica dell'età, rafforza la responsabilità dei genitori e prevede specifiche tutele per i “baby influencer”. Il ddl Carfagna abbassa la sbarra a 13 anni e crea una zona protetta fino ai 16 anni, con parental control obbligatorio, divieto di profilazione pubblicitaria; anche qui, sistemi di verifica dell’identità. Il ddl Latini estende il consenso dei genitori dai 15 ai 18 anni e vuole l’alfabetizzazione digitale nelle scuole e l’istituzione di un osservatorio nazionale sull'impatto dei social sui minori.

Parla l’esperto

Pisa, 30 aprile 1986, mercoledì. Il ricercatore Antonio Blasco Bonito invia un segnale di “ping” dalla sala macchine del Cnuce (il Centro nazionale universitario di calcolo elettronico) verso Roaring Creek in Pennsylvania (Usa), ricevendo la risposta positiva “Ok”. L’Italia entra nel proto-internet e la Torre pendente diventa il faro del futuro digitale dell’Europa. Rivolgiamo quindi la domanda ad Antonio Cisternino, presidente del Sistema informatico di ateneo. Ed ecco la sua risposta: «È bene chiarire che non esiste una definizione di “social”: Facebook, TikTok, X li abbiamo tutti presenti, ma piattaforme come OnlyFans, dove pure si creano, condividono e commentano contenuti, non sono “social” in senso stretto. E YouTube, WhatsApp e altri ancora». Poi racconta: «Fino a questo momento il limite per accedere era costituito da un’autodichiarazione. Emblematico è stato il caso di OpenAi, che dopo la sanzione del Garante ha scritto a tutti i suoi utenti di ChatGpt affinché si rivolgessero a un servizio esterno su cui caricare i propri documenti d’identità (poi ha introdotto la verifica tramite attivazione della telecamera e vaglio dell’intelligenza artificiale)».

Perché «la logica che muove il privato è quella del rapporto costi-benefici, sui cui pesa in massima parte la pubblicità con i suoi introiti». Lo scenario è quindi quello di un braccio di ferro tra legislatore e provider? Il governo italiano ha smentito, lo scorso anno, le voci su un presunto accordo con Elon Musk (il proprietario di X) per l’utilizzo della sua infrastruttura satellitare Starlink, il servizio internet di SpaceX (sempre di Musk) già attivo in Italia con oltre 50mila clienti. «In questo caso credo sia più corretto parlare di un rapporto di amore-odio, ma non credo che i provider si ribelleranno», riassume.

Tutto si può fare, ma ogni cosa ha un prezzo. «Si tratta di fornire una base di dati sensibili a un ente terzo. Al quale li può fornire lo Stato stesso garantendogli accesso a una porzione della Pdnd (la piattaforma nazionale digitale dati). E tutto questo a patto che l’adulto non bari, creando lui un account al minore. Vero è che il social può fare una verifica ex post, sempre grazie all’Ai, che analizzando i contenuti caricati è in grado di arrivare all’età e bandire l’utente che lì non può stare», aggiunge Cisternino, il quale dà una lettura positiva alla stretta: «La ratio è stroncare un comportamento prolungato del minore sui social, e con l’introduzione di una legge la gran parte dei genitori sarà disincentivata a barare».

La Cie

E pensare che lo Stivale poteva essere già avanti, più avanti degli altri. «Per troppo tempo lo Stato ha demandato ad altri un sistema di identificazione dei propri cittadini. Il sistema Cie (la carta d’identità elettronica) è molto ben fatto e spiace che la sua messa a regime sia stata rimandata ancora», continua il presidente del sistema informatico dell’ateneo pisano, che arrivato a questo punto torna alla locuzione latina tratta dalla VI Satira di Giovenale: chi controllerà i controllori? «Nel Paese in cui tutto si fa in maniera “artigianale” apprezzo molto la legge sull’intelligenza artificiale varata pochi giorni fa dalla Regione Toscana: contribuisce a fare cultura digitale, coinvolge e sostiene la popolazione, specie quella non più passiva di fronte all’impiego della nuova tecnologia», conclude.

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