Precari della scuola “traditi” da una data: così centinaia di docenti rischiano la prima fascia per sei giorni
Pisa, nuova beffa: ora c’è il cortocircuito dei crediti. Le graduatorie chiudono il 2 luglio, ma gli esami per i punti iniziano l’8
PISA. Della serie: quando la mano destra (i ministeri) non sa cosa fa la sinistra (l’Università) – e viceversa. Succede, infatti che centinaia di precari della scuola rischiano di vedere svanire un pezzo del proprio futuro perché non saranno in grado di iscriversi nella prima fascia delle graduatorie provinciali: la scadenza è fissata al 2 luglio ma gli esami per ottenere i crediti necessari non partiranno prima dell’8 luglio.
Una situazione di burocrazia in salsa kafkiana che ha spinto i docenti, insieme al sindacato Flc Cgil, a scrivere ai ministeri dell’Istruzione e dell’Università, all’Ufficio scolastico regionale e al rettore dell’Università di Pisa. Il punto sono i 30 o 60 crediti formativi indispensabili per entrare nelle graduatorie o, come si dice in gergo, “sciogliere la riserva”. Per ottenerla i docenti (pisani e non solo) stanno frequentando corsi universitari (il percorso abilitante) che hanno pagato in anticipo con rette comprese tra i 2mila e i 3mila euro.
«Abbiamo sacrificato risparmi personali e familiari nella convinzione che questo percorso rappresentasse finalmente una via concreta verso la stabilizzazione lavorativa», scrivono nella lettera, a nome dei docenti, Monica Caserta e Letizia Papi. Si tratta, spiegano, di «docenti precari da anni, che hanno creduto nella promessa istituzionale: completare il percorso, abilitarsi, e accedere alla tanto agognata prima fascia. Una promessa che oggi si rivela, nei fatti, una beffa». Il diavolo sta nei dettagli e, in particolare, nelle date. La scadenza per l’ingresso nelle graduatorie è fissata per legge al 2 luglio. Poi saranno riaperte solo dopo due anni. L’Università di Pisa, però, ha fissato gli esami per la fine dei corsi abilitanti, in date diverse a seconda delle materie, a partire dall’8 luglio e fino al 24 luglio.
Ne consegue che nessuno dei docenti potrà spendere i cfu acquisiti per l’inserimento nelle graduatorie di prima fascia, vedendo così vanificati i corsi fatti e la spesa sostenuta e sfumare ogni possibilità di stabilizzazione lavorativa.
«Chi ha completato ogni singolo corso – spiegano Caserta e Papi –, superato ogni prova intermedia, investito tempo, denaro ed energie nel percorso, si vede precludere il passaggio in prima fascia per una questione di giorni. Non di mesi. Non di anni. Di giorni. Questo non è un disguido burocratico: è un'ingiustizia strutturale che colpisce lavoratrici e lavoratori già fortemente penalizzati». Il punto che i docenti sottolineano è proprio questo. La responsabilità è istituzionale e non individuale: «Le iscritte e gli iscritti al percorso abilitante hanno rispettato ogni scadenza, ottemperato a ogni obbligo, sostenuto ogni onere richiesto. Non spettava a loro stabilire le date degli esami: questa competenza appartiene agli Atenei e, in ultima istanza, al Ministero. Scaricare sulle spalle dei singoli le conseguenze di una pianificazione inadeguata è non solo inaccettabile sul piano morale, ma configura una grave responsabilità istituzionale. Chi ha progettato questo percorso senza tener conto delle scadenze per le graduatorie ha prodotto un sistema che punisce proprio coloro che ha dichiarato di voler tutelare».
Per questo è partita la lettera, con richieste che vengono definite «immediate e non negoziabili». Si tratta di un’alternativa: o il ministero concede «una proroga immediata dei termini per l’aggiornamento delle graduatorie», oppure il rettore dell’Università di Pisa dispone l’anticipo delle date di esame così da potere considerare i crediti ottenuti alla scadenza del 2 luglio. In subordine, viene chiesta la restituzione totale o parziale delle quote di iscrizione a chi non potrà beneficiare del passaggio in prima fascia a causa di questa disfunzione.
«Non chiediamo favori. Chiediamo giustizia – si chiude la lettera prima di annunciare le possibili azioni legali, sindacali e di mobilitazione pubblica –. Chiediamo che le istituzioni rispettino i patti con chi, in buona fede, ha investito in un percorso formativo pubblico credendovi. La scuola italiana ha bisogno di docenti motivati, preparati e tutelati: non di lavoratori delusi da un sistema che, ancora una volta, li tradisce».
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