Il Tirreno

Toscana

La storia

In coma per giorni da bambina dopo un incidente: ora cerca l’uomo che le salvò la vita

di Claudia Guarino

	Francesca con il suo datore di lavoro
Francesca con il suo datore di lavoro

Cecina, Francesca Cirina: «Aveva circa 30 anni e un accento fiorentino». Lo schianto nel 2003 a Orciano Pisano

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CECINA. Stavano tornando a Orciano Pisano, dove all’epoca vivevano, dopo essere state a Lorenzana a comprare delle figurine quando, lungo la strada, l’auto su cui viaggiavano si scontrò con una Porsche. Madre (42 anni) e figlia (8 anni ancora da compiere) furono trasportate all’ospedale in gravissime condizioni, tanto che la piccola rimase in coma per una decina di giorni. Era il 2003.

Adesso quella bambina di anni ne ha 30. Col passare del tempo si è ripresa, ma porterà per sempre dentro di sé i segni di un giorno che ha cambiato il corso della sua vita. «È stato difficile affrontarlo – racconta Francesca Cirina – anche perché nel frattempo mia mamma è morta». Adesso lei abita a Cecina, ha due figlie e vuole chiudere un cerchio aperto 23 anni fa. Ma per farlo ha bisogno di trovare una persona. «Mi hanno raccontato che se sono viva lo devo all’uomo che all’epoca mi soccorse per primo – racconta –. Vorrei tanto incontrarlo per dirgli grazie».

L’incidente

Questa storia inizia il 3 febbraio del 2003. «Quel giorno avevo preso un bel voto a scuola e mia mamma mi propose di andare a Lorenzana per comprare le figurine del mio album preferito. Mi ricordo che non avevo voglia, ma le dissi di sì per farla contenta. Poi successe quello che è successo». Sulla via del ritorno, cioè, l’auto su cui viaggiavano mamma e figlia si scontrò con una Porsche. La donna rimase incastrata nell’abitacolo, mentre la cintura della bambina si spezzò.

I soccorsi

«Sono volata, ho spaccato il vetro con la testa – racconta Francesca – e sono finita fuori dalla macchina. Mi hanno raccontato che un ragazzo è arrivato prima di tutti e che, dopo essersi fermato, ha chiamato i soccorsi. Io sono stata portata via per prima e in ospedale, al Meyer, dissero che avrei potuto non superare la notte». Poi, però, ce l’ha fatta. È riuscita a sopravvivere. «Mi sono risvegliata dopo 10 giorni di coma con un trauma cranico e traumi addominali».

La sofferenza

Col passare del tempo Francesca si è ripresa, sebbene non completamente. Di quello che è successo non ricorda nulla, ma le conseguenze ci sono state eccome. «La cefalea di cui ho sempre sofferto ultimamente è peggiorata, perciò ho riaperto i vecchi fascicoli (sanitari, ndr) dell’epoca». E ha rivissuto un vecchio dolore. «Mi madre era malata ed è morta due anni dopo quell’incidente. I suoi ultimi anni di vita li ha dovuti passare sdraiata su un letto e per molto tempo ho pensato che la colpa della sua morte fosse mia. Perché se quel giorno le avessi detto “no, non voglio le figurine” si sarebbe goduta di più i suoi ultimi anni di vita. Ma, dato che mi è stata data l’opportunità di andare avanti, ho poi capito che bisogna vivere. Nonostante tutto. Anche per chi ci amava e non c’è più».

La ricerca

E adesso a Francesca piacerebbe molto incontrare l’uomo che la soccorse quel giorno. Ha iniziato a cercarlo, con l’aiuto del suo datore di lavoro, Michele Batistini, e non si è più fermata. «Oggi, a distanza di oltre vent’anni, sto cercando l’uomo – spiega Francesca – che quel giorno fece un gesto che mi salvò la vita. Non so il suo nome, so solo che all’epoca avrà avuto all’incirca 30 anni, che aveva un accento fiorentino e viaggiava su un furgone bianco. Aveva una moglie e un bambino piccolo. Non ha esitato, si è fermato e ha chiamato i soccorsi. Se non l’avesse fatto sarei morta. Vorrei solo dirgli grazie». 

 

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