Farmaci, in Toscana spesi 1,2 miliardi in dieci mesi: «Così a rischio la garanzia del diritto alla salute»
Il dato si riferisce ai primi dieci mesi del 2025. Il consigliere regionale Bezzini: «Serve una strategia che tenga conto della centralità dell’interesse pubblico»
Nei primi dieci mesi del 2025 la spesa farmaceutica totale in Toscana – considerando sia gli acquisti diretti che quelli convenzionati – si è attestata a quota 1,2 miliardi di euro. Nel dettaglio, la spesa dei medicinali dispensati attraverso le farmacie aperte al pubblico risulta di 384 milioni di euro, cioè pari al 5,41 per cento del Fondo sanitario nazionale (Fsn), mentre quella per medicinali acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche si attesta a 882,8 milioni di euro, cioè il 12,41 per cento del Fsn. Cifre al netto della spesa per farmaci innovativi e antibiotici per il trattamento di infezioni da germi multiresistenti che risulta di 39,1 milioni di euro, nonché della spesa per gas medicinali (11 milioni di euro). È l’ultima fotografia scattata dal Monitoraggio della spesa farmaceutica nazionale e regionale gennaio-ottobre 2025 dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che è l’ente regolatore nazionale.
«Serve una svolta radicale da parte del governo, una strategia che tenga conto della centralità dell’interesse pubblico – sottolinea Simone Bezzini, consigliere regionale della Toscana e capogruppo del Partito democratico –. Anche il ministro sembra essersi accorto che la crescita fuori controllo della spesa per i farmaci, senza un finanziamento adeguato del Fondo sanitario nazionale, rischia di essere una miscela esplosiva per la tenuta dei sistemi sanitari e per la garanzia del diritto alla salute nel Paese. Noi lo diciamo da tempo».
Il confronto della spesa per acquisti diretti, escluso i gas medicinali, con il relativo tetto dell’8,3% del Fsn evidenzia una incidenza del 12,41% in Toscana, superiore rispetto a quella registrata nel medesimo periodo dell’anno precedente (11,65%). Inoltre, il confronto della spesa convenzionata con il relativo tetto del 6,8% del Fsn evidenzia una incidenza del 5,41%, valore leggermente inferiore rispetto a quello registrato nel medesimo periodo dell’anno precedente (5,44%).
«Sulla dinamica della spesa convenzionata confrontata con il tetto – spiega Aifa – incide il recepimento, non ancora completo a ottobre 2025, degli effetti della riclassificazione degli antidiabetici afferenti alla categoria delle gliflozine dalla fascia A-Pht alla fascia A, che da un lato incrementerà la spesa convenzionata e dall’altro ridurrà quella per acquisti diretti». In relazione alle differenze regionali, si evidenzia «una sensibile variabilità in termini di spesa per gli acquisti diretti, con un’incidenza della spesa rispetto al Fondo sanitario nazionale che varia dal 15,04% della Sardegna al 10,10% e al 10,03%, rispettivamente, di Lombardia e Provincia autonoma di Trento».
Riguardo alla spesa farmaceutica convenzionata, il monitoraggio evidenzia a fronte di una crescita su scala nazionale del +0,4% del numero di dosi giornaliere dispensate un calo per la Toscana dell’1%, e sensibili differenze tra le Regioni, otto delle quali hanno fatto registrare uno sforamento del tetto del 6,80% e cinque ampiamente all’interno del tetto, sotto il 5,5%.
«L’andamento della spesa farmaceutica pubblica – commenta Aifa –, determinato da una pluralità di fattori, tra cui l’introduzione di farmaci biotecnologici e medicinali per terapie avanzate e l’evoluzione demografica caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione, evidenzia in Italia, negli ultimi venti anni, un trend di crescita in linea con quello osservato negli altri Paesi a economia avanzata dotati di sistemi sanitari pubblici».
Bezzini auspica una svolta radicale da parte del governo e una strategia che tenga conto della centralità dell’interesse pubblico. «Da parte nostra le proposte sono chiare e le abbiamo avanzate da tempo: avviare una revisione del Prontuario farmaceutico nazionale per eliminare i farmaci obsoleti; uniformare i prezzi di quelli sovrapponibili e rafforzare l’utilizzo dei biosimilari – sottolinea –; legare la rimborsabilità dei nuovi farmaci a un reale valore terapeutico aggiunto, prevedendo condizioni economiche più sostenibili nei casi basati su studi di non inferiorità. A questo abbiamo aggiunto la necessità di valorizzare i registri dell’Aifa e di introdurre strumenti previsionali nel monitoraggio della spesa per rafforzare la programmazione. Ora il governo si assuma le proprie responsabilità».
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