Busta paga, nuovo bonus nel decreto del 1° Maggio: a chi spetta e le simulazioni
Il bonus spetterebbe ai lavoratori con contratto collettivo scaduto che in Italia sono più di 5 milioni
ROMA. Un nuovo bonus in busta paga per i lavoratori con contratto collettivo scaduto. Al momento si tratta solo di un’ipotesi, ma potrebbe essere inserita nel decreto del 1° ;aggio su cui il governo sta lavorando. Una parte del provvedimento riguarda proprio i contratti collettivi: se restano non rinnovati per più di sei mesi, verrebbe introdotto un piccolo aumento automatico dello stipendio.
Oltre 5 milioni di italiani interessati
La platea interessata sarebbe piuttosto ampia. Secondo gli ultimi dati del Cnel, al 30 giugno 2025 oltre la metà dei contratti nazionali risultava scaduta: 618 su 1.038, pari al 60%, coinvolgendo circa 5,1 milioni di lavoratori dipendenti.
Per queste categorie si prevede un anticipo sugli aumenti che normalmente arriverebbero con il rinnovo del contratto, con l’obiettivo di stimolare le trattative e permettere ai lavoratori di ottenere prima quanto spetta loro. Tuttavia, questo meccanismo spesso si blocca, ed è per questo che molti contratti restano scaduti anche oltre il periodo standard di validità, che in genere è di tre anni.
Da qui nasce l’idea di introdurre una nuova forma di compensazione, che funzionerebbe come un anticipo sugli aumenti futuri.
Come funzionerebbe
Nel dettaglio, la bozza del decreto parla di una “indennità provvisoria della retribuzione”, che si aggiungerebbe alla paga base nei settori privati dove il contratto è in attesa di rinnovo. Dopo sei mesi dalla scadenza, il lavoratore riceverebbe un’indennità pari al 30% dell’inflazione programmata. Se il ritardo dovesse superare i dodici mesi, la percentuale salirebbe al 60%. L’importo dipenderebbe quindi dall’andamento dell’inflazione.
Va comunque precisato che si tratterebbe solo di un anticipo: una volta rinnovato il contratto, questa indennità verrebbe assorbita negli aumenti previsti.
Gli esempi
Per quanto riguarda l’entità dell’aumento, prendendo come riferimento un’inflazione programmata dell’1,5% per il 2026, si avrebbe un incremento dello 0,45% dello stipendio dopo sei mesi e dello 0,9% dopo un anno. Si tratta quindi di cifre contenute: ad esempio, dopo sei mesi, su uno stipendio lordo di 1.500 euro l’aumento sarebbe di circa 6,75 euro, mentre su 2.000 euro si arriverebbe a circa 9 euro. Dopo dodici mesi il doppio: 13,50 euro sul primo esempio, 18 euro sul secondo.
L’impatto varia naturalmente in base alla retribuzione: più alto è lo stipendio, maggiore sarà l’importo. Tuttavia, anche nei casi migliori, si parla comunque di aumenti di poche decine di euro al mese.
Il fattore decisivo resta l’inflazione. In periodi di inflazione elevata, come nel 2022, quando ha superato l’8%, un meccanismo del genere avrebbe prodotto aumenti più consistenti. In una fase come quella attuale, invece, caratterizzata da inflazione contenuta, l’effetto rischia di essere piuttosto limitato.
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