Armi a Israele, la causa che può cambiare tutto per l’Italia
Una causa civile senza precedenti mette nel mirino Leonardo e lo Stato italiano: al centro, la vendita di armi a Israele e il rispetto dei diritti umani. Ecco cosa sta succedendo
Un’azione legale contro Leonardo S.p.A e lo Stato italiano per fermare la vendita di armi a Israele. Non una battaglia simbolica, ma una causa civile che mira al cuore del complesso militare-industriale nazionale. Da un lato c’è un colosso partecipato dallo Stato, fiore all’occhiello dell’industria italiana, reduce da un discusso cambio ai vertici voluto dal governo; dall’altro un fronte ampio della società civile: AssoPacePalestina, A Buon Diritto, Attac Italia, Arci, Acli, Pax Christi, Un Ponte Per e la dottoressa Hala Abulebdeh, cittadina palestinese residente in Europa che a Gaza ha perso quasi tutta la famiglia. Al centro, una domanda che torna con forza: è legittimo continuare a vendere armi a un Paese coinvolto in un conflitto che provoca migliaia di vittime civili?
Il contesto: tregua fragile e Italia allineata
Dal 10 ottobre 2025 a Gaza sarebbe in vigore una tregua, più volte violata. Diverse fonti, tra cui il parroco Gabriel Romanelli, parlano di oltre 700 uccisioni dall’inizio del cessate il fuoco. E mentre il governo italiano, fino a tempi recentissimi, non è intervenuto per fermare l’alleato israeliano – almeno fino alla decisione improvvisa annunciata da Giorgia Meloni di sospendere l’accordo di difesa con Israele, che si sarebbe rinnovato il 13 aprile – la società civile ha anticipato le istituzioni, con un’azione concreta per fermare non solo le armi, ma anche il loro commercio.
Perché Israele
La scelta di concentrare il ricorso sulle forniture verso Israele (e non altri acquirenti) nasce da una valutazione precisa del contesto. Giulia Torrini, presidente di Un Ponte Per, definisce il rapporto tra Italia e Israele «a dir poco critico», sottolineando l’esistenza di una documentazione ormai inoppugnabile sull’uso degli armamenti in aree densamente popolate, con pesanti conseguenze per la popolazione civile, inclusi migliaia di bambini. «Siamo di fronte a una guerra e a un genocidio in corso», afferma.
A che punto siamo
Il fondamento giuridico dell’azione richiama l’articolo 11 della Costituzione e la legge 185 del 1990, che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. L’obiettivo è ristabilire una gerarchia chiara: gli interessi commerciali non possono prevalere sugli obblighi internazionali sottoscritti dall’Italia. Il procedimento è iniziato il 27 marzo, con una prima udienza in forma scritta. Quanto agli sviluppi, Torrini spiega che il giudice si è riservato la decisione, con 30 giorni per pronunciarsi. Gli scenari restano aperti: il tribunale potrebbe ordinare l’esibizione dei contratti di Leonardo, oggi non pubblici, oppure verificare la legittimazione dei ricorrenti. Non si esclude un coinvolgimento diretto dello Stato di Israele, sebbene l’azione sia indirizzata allo Stato italiano, ritenuto responsabile delle autorizzazioni. Resta infine la possibilità che il giudice si dichiari incompetente o non si pronunci per motivi procedurali, lasciando la questione irrisolta sul piano giudiziario ma ancora aperta sul piano politico e morale
