Toscana fragile davanti alla guerra: «A rischio 111mila posti di lavoro» – Così il conflitto incide su redditi e prezzi
Fa rallentare pure il prodotto interno lordo: l’inflazione su base annua subirebbe un incremento dell’1% mentre il Pil avrebbe una riduzione dello 0,3%
Brusca frenata dello sviluppo economico e aumento dei prezzi: si chiama stagflazione (stagnazione più inflazione) e rischia di essere il futuro prossimo della Toscana. Mentre i dati relativi all’ultimo semestre del 2025 delineavano il profilo di una regione tutto sommato in salute, le nubi oscure del conflitto in Medioriente, con l’attacco di Israele e degli Stati Uniti all’Iran, minacciano di frenare bruscamente la ripresa. È questo il quadro delineato dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dal direttore dell’Irpet Nicola Sciclone in un’analisi sui riflessi economici e sociali della crisi internazionale sul territorio regionale.
Il cammino che d’improvviso la Toscana si è trovata a dover percorrere è delineato dalle parole del governatore Giani. «La Toscana si presenta con il 21,3% di aumento di crescita delle esportazioni. È la regione più virtuosa fra le 20 italiane in questo senso», ha esordito, sottolineando come questa spinta propulsiva rischi ora di essere vanificata.
Il conflitto affrontato dunque non solo come una questione etica o diplomatica, ma come un fattore che incide direttamente sulla redditività del sistema produttivo. Le valutazioni sull’impatto parlano chiaro: se la situazione dovesse persistere, l’inflazione su base annua subirebbe un incremento dell’1%, mentre il Pil regionale, inizialmente stimato allo 0,8%, vedrebbe una contrazione dello 0,3%.
A scendere nei dettagli tecnici è stato Nicola Sciclone, direttore dell’Irpet, che ha evidenziato come le conseguenze dipendano strettamente dalla durata e dall’estensione del conflitto. Il rischio più concreto, in caso di perdurante instabilità, è quello di scivolare verso la stagflazione. «Nel breve periodo l’effetto principale è quello di una forte volatilità nei mercati, ma se questa persistenza agli aumenti continua nel tempo, si innesca un rischio di stagflazione, cioè un contesto di alta inflazione e forte riduzione della crescita», ha spiegato Sciclone.
L’impatto sulla crescita potrebbe addirittura dimezzarsi qualora i rincari energetici dovessero mantenersi su questi livelli per un intero anno. A pagarne il prezzo più alto sarebbero circa 15mila imprese toscane, che vedrebbero il proprio margine operativo lordo passare da positivo a negativo, mettendo a rischio il posto di lavoro di 111mila dipendenti. I settori più colpiti risultano essere quelli “energivori”: alimentare, gomma-plastica, chimica, farmaceutica, mezzi di trasporto e logistica. Anche il turismo, pilastro dell’economia regionale, rischia di mostrare segni di sofferenza a causa dell’aumento dei costi dei voli e di un diffuso senso di incertezza e pericolo. Anche se è un settore economico che non è stato ancora preso in considerazione da Irpet nelle sue valutazioni complessive.
La crisi non risparmia la dimensione domestica. Secondo le analisi Irpet, l’aumento dei prezzi energetici si sta già propagando all’intero paniere dei beni di consumo, traducendosi in una perdita di reddito annuo stimata in 768 euro per famiglia, con un’incidenza dell’1,7% sul bilancio familiare. Sciclone ha tuttavia evidenziato un pericoloso effetto distributivo: «Le famiglie nella parte più bassa della distribuzione dei redditi probabilmente dovranno ridurre i propri consumi, mentre quelle con redditi più alti potranno gestire l’aumento attingendo ai risparmi».
Di fronte a questa vulnerabilità legata alla dipendenza dal petrolio, la Toscana risponde con una decisa accelerazione sulle politiche energetiche interne. «L’obiettivo, fissato per il 2030, è quello di coprire il 66% del consumo di energia elettrica tramite fonti rinnovabili prodotte sul territorio, mentre attualmente la quota è al 51%», spiega Giani.
Il piano illustrato da Giani è vasto e tocca diversi settori: dal rafforzamento della geotermia, con l’accordo per tre nuove centrali, allo sviluppo dell’eolico offshore, fino allo sfruttamento idroelettrico dell’Arno. Ribadendo la necessità di essere «tenaci nello sviluppo del fotovoltaico e dell’agrivoltaico», nonostante i vincoli paesistici che limitano gli interventi al 3% del territorio regionale.
E quando gli viene insinuata la possibilità di un aumento delle tasse regionali per il conflitto e alla luce dell’aumento di finanziamento di 30 milioni di euro per coprire le spese del bilancio della sanità, Giani risponde: «Lo escludo assolutamente».
