Mario Tozzi e i lupi in Toscana: «Sono una benedizione, bene trovarli alle porte della città: pericolosi? No, vi spiego perché»
L’intervista al geologo e ricercatore del Cnr, divulgatore scientifico, saggista, autore e conduttore televisivo: «I veri animali impattanti siamo noi umani»
Qual è il rapporto tra esseri umani e natura? Quali sono le responsabilità delle società contemporanee nei confronti degli ecosistemi? Sono alcune delle domande a cui mercoledì 18 marzo Mario Tozzi – geologo e ricercatore del Cnr, divulgatore scientifico, saggista, autore e conduttore televisivo – ha risposto a Pisa nell’incontro intitolato “Noi siamo natura, l’uomo come parte del sistema vivente”. Un dibattito organizzato dall’Università di Pisa, cui hanno partecipato Vincenzo Miragliotta (direttore del Dipartimento di Scienze Veterinarie) e la professoressa Chiara Mariti, e che era inserito nella rassegna “San Francesco 1226–2026”. E se si parla del Santo di Assisi, la domanda sorge spontanea.
San Francesco parlava ai lupi, e ora arrivano quasi in città. È un effetto di questo mondo che è cambiato?
«I lupi sono una benedizione e per fortuna stanno arrivando alle porte delle città. Se stessero solo in montagna, vorrebbe dire che erano una popolazione in regresso».
Dobbiamo, quindi, essere tutti francescani e contenti?
«Certo! Ma si è mai visto un lupo che aggredisce un uomo? Sinceramente no».
Il lupo, però, fa paura da sempre.
«Perché il lupo è un animale simbolico a cui abbiamo attribuito tutti quanti i peccati. Lo rappresentiamo come infido e vigliacco perché, fin dal Medioevo, è la rappresentazione del maligno. Da una parte c’è l’agnello, di Dio, e dall’altra c’è il diavolo, il lupo. Una delle stupidaggini classiche dell’homo sapiens è attribuire agli animali colpe che non hanno, cacciarli e sterminarli, per poi reintrodurli e dopo ancora dire che sono troppi».
Perché i lupi aumentano?
«Perché trovano un equilibrio con l’ambiente naturale. Quando le risorse scarseggiano, il numero si stabilizza. Quando le risorse ci sono, la popolazione cresce. E non ci si può lamentare se cresce».
Quindi?
«È la natura! A noi vanno bene gli animali se sono come quelli di Disney. Ma pretendere che i lupi e gli orsi stiano alle nostre regole e non a quelle della natura significa non aver studiato nulla e aver capito ancora meno. Il lupo siamo noi perché siamo noi l’animale più impattante del pianeta».
Al punto di essere capaci di modificare il clima. Dove sta andando il nostro pianeta?
«Il pianeta sta sempre andando attorno al sole. Dove stiamo andando noi è un altro discorso. Il pianeta se ne frega di quello che succede al clima ma, anche se i sapiens sono una specie prepotente che difficilmente viene spazzata via, dobbiamo farci i conti».
Quanto è pesante il conto del cambiamento climatico? Quanto ci costano il caldo sempre più torrido e le piogge sempre più forti?
«L’incremento delle perturbazioni meteorologiche a caratteri violenti non è una ricchezza mai, in nessun caso, perché hai degli effetti talmente devastanti che costano, oltre alle vittime, un sacco di soldi. Qualcuno dice cose come: “Se fa più caldo dura di più una stagione turistica o coltivi di più fragole”. Ma, sono tutte cose che lasciano il senso che trovano, perché alla fine avvengono in tempi troppo brevi per poter essere assorbite».
Perché?
«Il cambiamento climatico che avviene nell’ordine degli anni, e non dei secoli o millenni, non lo riassorbe nessun sistema vivente, nessun ecosistema. È troppo rapido e non porta bene a nessuno e, come detto, ha un costo. La fine delle risorse, il degrado della ricchezza e della vita, la crisi climatica, sono tutti fatti che, in ultima analisi, fanno stare peggio o male noi. Perché perdiamo benessere e, nei casi della parte più povera, anche la possibilità di rimanere nelle nostre case. E i più poveri magari sono costretti a emigrare. Come il lupo: quando non trova più spazio e arriva da noi».
Rischiamo di essere noi a entrare in conflitto con il lupo?
«Noi lo spazio già ce lo siamo preso già tutto. In realtà riportiamo in contesa lo spazio che ora a noi non interessa più per qualche motivo. Per esempio le zone rurali, collinari e montuose. Le popoliamo meno e, giustamente, lì ritornano gli animali più selvatici. Però noi ci lamentiamo se scendono a valle a cercare una pecora invece che cacciare il cinghiale. Io, se fossi un lupo, cercherei solo pecore. I cinghiali, con quei denti, li lascerei stare».
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