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Clima, la Toscana è sempre più bollente. E c’è una previsione che preoccupa sull’estate 2026: «Serve adeguare le città al cambiamento»

di Francesco Paletti

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Gozzini (Lamma): «I dati evidenziano chiaramente come il trend del riscaldamento globale, che nemmeno in passato aveva risparmiato la nostra regione, negli ultimi quattro ha addirittura accelerato»

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Il 2025 è stato il quarto anno più caldo dal 1955, con una media giornaliera di 16,15 gradi. Appena qualche decimale in meno del 2024, anno record con 16,38 gradi, del 2023 (16,25) e del 2022 (16,16). Quisquilie. La sostanza è che da ormai quattro anni la temperatura media annua della Toscana è stabilmente sopra i 16 gradi, cosa mai accaduta in passato.

Il report

Gli increduli e gli scettici che pensano che tutto sommato pochi, avrebbero dovuto affacciarsi ieri mattina, 16 marzo, nella Sala Pegaso di Palazzo Sacrati Strozzi, sede dell’amministrazione dove è stato presentato il Rapporto 2025 sull’andamento del clima in Toscana, curato proprio dal Lamma, il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile, promosso da Regione Toscana e Cnr. E ascoltare il direttore Bernardo Gozzini: «Questi dati – ha sottolineato – evidenziano chiaramente come il trend del riscaldamento globale, che nemmeno in passato aveva risparmiato la nostra regione, negli ultimi quattro anni ha addirittura accelerato, se è vero che la temperatura della regione è salita di 1,11 gradi rispetto al trentennio compreso fra il 1991 e il 2020 e, addirittura di 2, 05 gradi rispetto alla media di cinquant’anni fa, ovvero al periodo 1961-1990». E il 2026, per quel che riguarda l’aumento delle temperature, si preannuncia torrido. Soprattutto nel periodo estivo.

Gozzini (Lamma)

«Gli scenari per l’estate – ha proseguito Gozzini – indicano una maggiore frequenza di blocchi anticiclonici subtropicali, con un afflusso più frequente di aria calda dal Nord Africa». Traduzione: «Questo potrebbe portare a un raddoppio delle giornate con temperature sopra i 35 gradi” ha continuato il direttore del Lamma. Che, per essere ancora più chiaro h citato il caso di «Firenze-Peretola dove, fra il 6 e il 14 agosto 2025, si è registrata una sequenza di sei giorni consecutivi sopra il 39 gradi, una cosa che in passato era accaduta solo nell’estate 2017». Conseguenza: «Non si tratta solo di registrare il fatto che avremo stagioni più calde – ha sottolineato Gozzini-, ma significa anche che dobbiamo ripensare le nostre città, dotandole di più verde e spazi ombreggiati, edifici pubblici e scuole meglio capaci di sopportare le ondate di calore e una nuova attenzione a chi vive e lavora all’aperto».

Beninteso, la questione non è semplicemente relegata al periodo estivo. «Anzi, anche la primavera sta cambiando – ha proseguito il direttore del Lamma – con possibili conseguenze anche sull’agricoltura: ad esempio le fioriture delle colture mediterranee, come l’olivo, potrebbero arrivare fino a due settimane prima rispetto ad oggi, aumentando la vulnerabilità delle produzioni agricole alle gelate tardive». È la tropicalizzazione del clima della Toscana che non risparmia neppure il mare. Nel Mediterraneo e nel Tirreno l’anno si sono registrati altri due record. Il primo a giugno, quando la temperatura dell’acqua è arrivata a quasi 24 gradi (23, 86 per la precisione) primato assoluto per il sesto mese dell’anno. Il secondo nel primo semestre, quello solitamente un po’più freddo, che, però, un anno fa ha registrato una temperature media record di 18, 5 gradi.

«Vuol dire – ha spiegato Gozzini – che gli ultimi inverni, particolarmente miti, non sono più sufficienti ad abbassare le temperature dell’acqua ai livelli cui eravamo abituati fino a qualche anno fa». Ma aumentano anche le precipitazioni e gli eventi estremi: i mesi più piovosi sono stati febbraio (con una media di 120 millimetri di pioggia) e, soprattutto, marzo (150 millimetri) . Ma a fare la differenza non è tanto la quantità delle precipitazioni, quanto la modalità, con l’incremento esponenziale degli eventi estremi.

Il presidente Giani

Sul punto è intervenuto anche il presidente della Regione Eugenio Giani: «L’aumento delle piogge, con fenomeni eccezionali sempre più frequenti, conferma che la difesa del suolo si pone, oggi, come una priorità assoluta – ha detto-. Al riguardo avere un punto di riferimento regionale come il Lamma, di straordinaria eccellenza scientifica, è essenziale per leggere questi fenomeni e calibrare azioni e programmi d’intervento mirati. La gestione complessiva delle risorse ma anche la programmazione delle infrastrutture necessarie per la difesa dal rischio idrogeologico, infatti, non sarebbero possibili senza una solida base scientifica che fa la differenza ogni giorno in termini di sicurezza per i cittadini, i territori e le comunità».

«Il clima sta cambiando anche in Toscana e i dati lo mostrano con sempre maggiore chiarezza – ha concluso Gozzini –. Monitorare con continuità quello che accade sul nostro territorio è fondamentale per comprendere i rischi e supportare le politiche pubbliche».

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