I duetti
Spedizione mortale a Firenze: la lite, poi la violenza in casa. Ucciso 33enne di Pisa – Giallo sul movente
La vittima, dipendente Ikea, e un amico avrebbero inseguito un altro giovane che poi avrebbe usato un coltello
FIRENZE. Alle due e mezzo di notte di solito via Reginaldo Giuliani è un corridoio buio che porta verso Sesto Fiorentino. E il 101, fino a due sere fa, era un terratetto come tanti: giallo ocra, ristrutturato da poco, portoncini verdi e citofoni nuovi. Eppure qui non è stata la notte ad entrare in casa, è la casa che è esplosa di violenza nella notte. Eppure, nessuno di chi viva o lavori in questo spicchio di Rifredi, periferia nord di Firenze a due passi da Careggi, ora dice di aver sentito qualcosa.
«Dormivo, davvero», giura un vicino. Anche se sulle scale e sul pavimento di questa casa a due piani i carabinieri hanno trovato una vena di sangue che scendeva dalle scale. Qualcuno deve aver perfino gridato prima che arrivassero le sirene. La scena comincia un centinaio di metri più in là, alla stazione. Ma non è ancora chiaro quale sia stata la miccia, cosa abbia trasformato un incontro, forse un rendez vous, in una tragedia, dove a lasciarci la pelle alla fine è stato un 33enne arrivato da Pisa e dipendente Ikea.
Mazze e coltelli
Gabriele Citrano, origini palermitane, arriva dalla città della Torre in Opel Corsa grigia con un coetaneo. Giovedì sera, 26 febbario, piena notte. Doveva essere un incontro: un gancio, un pusher, forse qualcosa d’altro. Con loro si vede un 34enne fiorentino. Proprio lì, davanti alla stazione - il terzo scalo per passeggeri della Toscana – scatta una lite. Dal bagagliaio dell’Opel – poi sequestrata – saltano fuori mazze da baseball e coltelli. L’inseguimento imbocca via dello Steccuto, piega su via Reginaldo Giuliani, passa davanti alla Esso. Il 34enne corre fino al 101, bussa a un portone verde. Un amico, straniero, apre. Non c’è tempo.
«Si stanno facendo male»
Citrano e l’altro inseguitore lo raggiungono, lo braccano, entrano. In pochi istanti la colluttazione diventa caos. Urla, colpi, fendenti. Il “padrone di casa” che conosce il 34enne scende in strada e chiama il 112: «Si stanno facendo male». Quando i militari arrivano trovano Citrano a terra in una pozza di sangue. Un coltello da cucina, l’arma, e altre lame e spranghe. Sequestreranno anche quelle. Il 34enne fiorentino avrebbe colpito per difendersi, ma le informazioni sono frammentarie. I ruoli in questa storia non sono chiari. L’inseguitore amico di Citrano e il presunto omicida finiscono a Careggi, all’inizio filtra che sarebbero gravi e in stato di fermo, piantonati. In serata, invece, dietrofront: sono stati dimessi, ma portati in caserma in Ognissanti. Nessun fermato, ufficialmente. Tutti italiani, tranne l’amico che ha aperto la porta, estraneo ai fatti.
La vittima
Si sa solo che Citrano di giorno è un’altra persona: laurea in disegno industriale a Palermo nel 2018, poi Torino, quindi Pisa nel 2020. All’Ikea cresce da commesso fino a diventare progettista di cucine. «Tranquillo, mai un problema», raccontano i colleghi, «anche se ogni tanto aveva giornate buie, diventava un po’ ombroso».
Di notte, forse, cambia pelle. In caserma qualcuno ai militari parla di droga, un altro testimone di una lite per un festino che di certo però non è mai andato in scena al 101. Il movente resta opaco, i ruoli da definire. A Rifredi il caso riaccende il dibattito sulla sicurezza della stazione. «Da tempo chiediamo a Regione e Ferrovie di istituire un presidio di polizia - dice Massimo Falorni dello Spi Cgil - Balordi, delinquenti, droga, aggressioni. Qui succede di tutto ogni giorno».
Il quartiere sotto choc
Via Reginaldo Giuliani, sempre trafficatissima, continua a scorrere. E per un giorno è stata la scena di un delitto e anche un po’ un set mediatico. Nastro bianco e rosso, carabinieri in tuta bianca che fotografano una Toyota nera parcheggiata davanti alla casa, gli uomini del Ris che setacciano l’Opel arrivata da Pisa e se la portano via. Furgoni, curiosi, telecamere sul marciapiede. «Mai visto nulla di strano», dice il benzinaio. «Entra ed esce gente, forse affitti brevi», sussurra un vicino. «Ho un bambino piccolo, ieri non era a casa. Ho dormito come un ghiro».
Eppure, dietro i muri giallo qualcosa è scoppiato nella testa di questi giovani, tutti trentenni. E ha lasciato una scia che ora il pm Andrea Cusani deve capire fin dove arriva davvero.
