Porto privato di Fiumicino, anche l’Ancip presenta ricorso
L’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali è intervenuta in adiuvandum anche nel ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar di Salerno
ROMA. Ancora un ricorso contro il porto privato di Isola Sacra-Fiumicino targato Royal Caribbean. L’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali ha formalizzato lunedì 23 febbraio l’atto di intervento ad adiuvandum nell’ambito del procedimento relativo alla realizzazione delle infrastrutture crocieristiche nel perimetro concessorio del porto turistico-diportistico.
Senza entrare nel merito delle questioni di natura ambientale, Ancip – in una nota – intende primariamente tutelare gli interessi delle proprie imprese associate, delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto e, più in generale, gli interessi dell’imprenditoria portuale italiana e gli interessi generali e diffusi del sistema portuale nazionale.
L’iniziativa si affianca all’intervento ad adiuvandum presentato giovedì scorso, 19 febbraio, con l’Avvocatura Generale dello Stato avverso la sentenza del Tar di Salerno che ha accolto il ricorso di una compagnia di navigazione in favore dell’autoproduzione e che, secondo l’Associazione, rischierebbe di avallare forme di elusione della normativa di settore, incidendo in modo potenzialmente critico sugli equilibri del mercato portuale e sulle condizioni di concorrenza tra operatori.
Sempre giovedì scorso, Ancip ha preventivamente informato l’intero cluster portuale della volontà, espressa all’unanimità dalla propria assemblea, di attivare ogni iniziativa utile a tutela delle imprese rappresentate e, più in generale, del sistema portuale nazionale. Gli interventi promossi, infatti, sono ritenuti dall’Associazione di rilievo non solo per le imprese associate, ma per l’intero comparto portuale italiano.
Nella circostanza, Ancip ribadisce di non essere in alcun modo contraria agli investimenti privati nei porti italiani, che anzi considera un fattore positivo di sviluppo e competitività. «Tali investimenti – sottolinea – devono tuttavia realizzarsi nel pieno rispetto del quadro regolatorio previsto dalla legge speciale portuale, al fine di evitare distorsioni concorrenziali nei confronti delle imprese che operano nel rispetto delle regole vigenti, ivi compresa l’applicazione del contratto di lavoro unico dei lavoratori dei porti».
«Il rispetto di regole comuni – aggiunge l’associazione – risulta essenziale anche a tutela dell’interesse pubblico, considerato il rilevante impegno finanziario sostenuto nel tempo dallo Stato, attraverso gli enti portuali, per lo sviluppo infrastrutturale delle banchine e degli scali italiani».
Pur nella consapevolezza della complessità dei contenziosi avviati, Ancip conferma quindi la propria determinazione nel porre al centro della propria azione la salvaguardia della corretta regolazione del mercato portuale, la tutela della concorrenza leale tra imprese e la difesa del lavoro portuale. «Gli interventi ad adiuvandum – conclude – si collocano, pertanto, nell’ottica della tutela della sana imprenditoria portuale italiana, della stabilità del quadro regolatorio e della protezione dell’intero sistema portuale nazionale».
