Il Tirreno

Toscana

L’inchiesta

Stefano Bandecchi rinviato a giudizio per evasione fiscale: «Chiarirò tutto»

di Stefano Taglione

	Stefano Bandecchi
Stefano Bandecchi

Livornese e attuale sindaco di Terni: è accusato di non aver versato 20 milioni di euro tra il 2018 e il 2022. «Non mi sono mai fidato della magistratura, ma qualcuno dovrà ascoltarmi»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Sono uscito di casa sapendo già ciò che sarebbe successo. Magari, la prossima volta, evitino di farmi attendere un’ora per dirmelo, sintetizzino. Credo che durante il processo le cose si chiariranno molto bene, anche perché qualcuno prima o poi mi dovrà ascoltare: solo oggi, per la prima volta, i miei avvocati hanno potuto parlare, anche se è come se lo avessero fatto a un muro. Fra l’altro nell’aula non c’era nemmeno scritto “La legge è uguale per tutti”, quindi mi sono sentito un po’ più a mio agio».

È quanto dichiara al Tirreno il sindaco di Terni, il livornese Stefano Bandecchi, dopo il rinvio a giudizio per evasione fiscale disposto dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Roma. All’ex leader di “Alternativa popolare”, che ora ha fondato il partito di destra “Dimensione Bandecchi”, viene contestato in qualità di amministratore di fatto dell’università telematica “Unicusano” il mancato pagamento fra il 2018 e il 2022 di circa 20 milioni di euro di imposte. Oltre al politico di 64 anni a processo ci sono altre tre persone che nell’ateneo hanno rivestito ruoli apicali. La prima udienza si terrà il 4 giugno.

«Al fine di evadere l’imposta sul reddito delle società – avevano scritto i magistrati, riferendosi ai vertici della società – omettevano di indicare nella dichiarazione Ires 2017 per l’anno di imposta 2016 elementi imponibili pari a 9.826.648 milioni, di fatto evadendo una Ires complessiva pari a 2.358.395 euro avvalendosi dell’illecita fruizione dell’agevolazione fiscale prevista dall’articolo 74 del Testo unico delle imposte sui redditi da interpretarsi alla luce della previsione dell’articolo 1 comma 721 della legge 160/2019, da cui conseguiva l’indebita esenzione della suddetta imposta in luogo dell’applicazione dell’aliquota Ires del 24% con superamento delle previste soglie di punibilità». Bandecchi spiega di «non fidarsi mai della magistratura: finora ho partecipato a due-tre udienze preliminari e mi hanno sempre rinviato a giudizio». «Ma qualcuno, prima o poi, mi dovrà ascoltare», aggiunge.

Molte le reazioni dopo la decisione del tribunale. «Desidero manifestare la vicinanza mia personale e della comunità di “Alternativa popolare” a Bandecchi dopo il suo rinvio a giudizio. Pur avendo di recente deciso di separare le strade tra “Alternativa popolare” e “Dimensione Bandecchi”, le differenze di visione sul piano politico non possono farci dimenticare che in Bandecchi abbiamo conosciuto una persona onesta e generosa, un imprenditore capace e tenace. Sono certo che in sede processuale saprà dimostrare le proprie ragioni e mi auguro che per lui questa causa abbia esiti positivi», spiega Paolo Alli, presidente di “Alternativa popolare”.

«Il rinvio a giudizio del sindaco di Terni e amministratore di “Unicusano”, università telematica al centro di indagini da parte della guardia di finanza, rafforza le ombre sull’intreccio di affari e politica di cui Bandecchi è protagonista e che da sempre denunciamo». Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra. «A tal proposito – prosegue la deputata rossoverde della Commissione cultura alla Camera – è necessario che Bandecchi risponda anche ad una domanda semplice: perché proprio il 16 febbraio ha rimescolato la giunta nominando il fedelissimo Paolo Tagliavento come vicesindaco, un giorno prima della notizia del suo rinvio a giudizio per evasione fiscale? La coincidenza è troppo evidente per non sollevare il sospetto che stia tentando di blindare il Comune nel caso in cui fosse costretto a farsi da parte. I cittadini ternani non meritano questi giochi di potere né manovre preventive che sono il segno di una concezione proprietaria delle istituzioni pubbliche». «Siamo stanchi del suo inesistente rispetto per i cittadini, per i suoi atteggiamenti da uomo solo al comando e di una politica fondata su logiche di corte e clientele. Terni ha bisogno di cambiare passo, è tempo che Bandecchi e la sua cricca si facciano da parte e che – conclude Piccolotti – la parola torni agli elettori».

Primo piano
La protesta

Iran, l’allarme dei movimenti: «Pisa e Livorno possono diventare bersagli a causa della presenza di Camp Darby» – Video

di Nilo Di Modica