Pescia, tecnico morto nella Rsa: «A 78 anni lavorava in nero»
Le indagini sul pensionato travolto e ucciso dal letto che stava riparando
PESCIA. Quella che all’inizio era solo un’ipotesi, per quanto molto probabile, trova conferma nei primi accertamenti della procura. Giovanni Cosci, morto schiacciato venerdì scorso da un letto antidecubito che stava riparando alla Rsa San Domenico, a Pescia, in provincia di Pistoia, al momento dell’incidente stava lavorando “in nero”.
Le indagini
Il manutentore pesciatino, di 78 anni, era da tempo in pensione e quindi non era un dipendente contrattualizzato, ed è emerso anche che l’uomo non aveva partita Iva e che, di conseguenza, non ci sarebbe stato alcun rapporto di lavoro formalizzato con la casa di riposo, come può essere quello “a chiamata” di un libero professionista. Insomma, dall’indagine (affidata al sostituto procuratore Leonardo De Gaudio) emerge un rapporto di lavoro che c’era, ma non “evidente” in alcuna forma.
Le reazioni
Scrive il parlamentare del Pd Marco Furfaro: «Giovanni Cosci aveva 78 anni. Ne avrebbe compiuti 79 il prossimo agosto. Era in pensione. Ed è morto sul lavoro. È morto in una Rsa, schiacciato da un letto elettronico che stava riparando. La struttura gli è crollata addosso a seguito, pare, del cedimento di un pistone. Un uomo di 78 anni, in pensione, che alle cinque di un pomeriggio di febbraio stava riparando un letto in una casa di riposo. Perché? Chi lo conosceva dice che lavorava perché “gli piaceva”, che era di una disponibilità unica. Ed è esattamente questo che rende la sua morte insopportabile. Perché un uomo di quasi 79 anni non dovrebbe trovarsi a riparare un letto in una Rsa. Non in un Paese normale. E invece sempre più persone in pensione continuano a lavorare. Perché la pensione non basta, perché i figli non ce la fanno, perché il costo della vita sale e pensioni e retribuzioni restano ferme. Perché la disponibilità di un uomo come Giovanni, che lavorava perché gli piaceva, certo, ma anche perché qualcuno lo chiamava e lui non diceva mai di no, diventa il tappabuchi di un sistema che non funziona. Giovanni meritava di passare il pomeriggio a casa, con la famiglia, con il figlio Federico, con la moglie Daniela. Meritava la pensione che si era guadagnato con una vita intera di lavoro. E invece è morto riparando un letto a 78 anni. Perché in Italia il lavoro uccide. E non smette di farlo nemmeno quando dovresti aver finito di lavorare. Si faccia piena chiarezza e piena giustizia».
L’aspetto della pensione
E proprio l’aspetto previdenziale rappresenta uno dei due filoni di indagine della procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo nei confronti dei gestori della Rsa (si tratta di Asp pubblica con la gestione dei servizi affidati a una cooperativa lombarda). Uno degli aspetti da ricostruire riguarda l’iter per l’affidamento dell’intervento di manutenzione a Cosci. In sostanza chi è stato a farlo a intervenire per riparare il letto che poi lo ha ucciso. Questo filone di indagine è stato affidato all’Ispettorato del lavoro. Ma occorre capire anche un altro aspetto, ossia che cosa sia materialmente successo in quel maledetto venerdì pomeriggio, ossia che cosa abbia provocato il cedimento del letto che ha poi ucciso Giovanni. E su questo filone gli accertamenti sono affidati invece al servizio Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl.
Ieri mattina inoltre è stata notificata la richiesta di autopsia sulla salma del settantottenne, attualmente all’obitorio di Pistoia. Esame autoptico che sarà eseguito giovedì prossimo.
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