Fate come Fede: dopo una porta in faccia rialzatevi senza pensare al domani
La storia della Brignone ci insegna che i cocci dopo un'ingiustizia si possono rimettere insieme, nello sport come nella vita. E che a volte il destino sa ricompensare dei sacrifici fatti regalando sogni inaspettati come due medaglie olimpiche
Forse anche Federica dopo l’infortunio di 10 mesi fa, guardandosi la gamba martoriata, devastata, spezzata, avrà pensato tra le lacrime: «Basta, mi arrendo. Andate tutti al diavolo». Lo diciamo tutti quando le cose vanno male, quando la vita sembra voltarci le spalle, quando prendiamo una porta in faccia – e non è quella di uno slalom gigante – ma di un torto immeritato, di un lavoro che va storto, di un fallimento familiare, perfino di un lutto. È davanti a quel dolore, a quel rammarico, a quella che consideriamo (magari anche a ragione) un’ingiustizia, che si può essere Brignone oppure arrendersi, mollare, fare la vittima. E dire che tanto non ne sarebbe valsa la pena. Che avremmo fatto tanta fatica per nulla.
Federica, a quasi 36 anni, attraverso lo sport, salendo sul palcoscenico (non solo) sportivo più importante del globo, quello dei Giochi Olimpici, ci ha insegnato, usando il suo corpo come prototipo e la sua mente come motore, che i cocci del fisico e del cuore si possono rimettere insieme, incollarli uno a uno con pazienza. E funzionare. Scrivendo una nuova Storia, anche più bella della precedente.
È vero che resta la cicatrice, quella sulla gamba sinistra della campionessa valdostana fa impressione. Ma si può fare. O almeno ci si può provare. Lo ha detto lei stessa dopo il primo oro nel Super-G: «Non ho pensato a vincere, ho pensato a fare del mio meglio. Già essere qui – ha ammesso – era una vittoria». E invece ecco la sorpresa in fondo al tunnel. Il premio, l’oggetto del desiderio che qualsiasi protagonista di una fiaba deve raggiungere per compiere il suo percorso virtuoso. Intendiamoci, sarebbe riduttivo parlare di una fiaba raccontando la storia di questa ragazza dorata diventata leggenda in una settimana. Perché qui siamo in una dimensione diversa, quella della realtà. Dove nessuno regala niente a nessuno. Non ci sono superpoteri da utilizzare, scorciatoie da percorrere, eccezion fatta per sudore e talento. Per conferma basta andarsi a riguardare i video che testimoniano gli allenamenti della portabandiera azzurra durante l’estate scorsa: un giorno a stento poggia il piede a terra, due mesi dopo sta sulla palla medica a fare squat come se davanti a sé avesse una pista da affrontare.
È per tutti questi motivi che guardarla scrivere nuove traiettorie sulla salita del destino ci emoziona così tanto. Di più. Ci dice che a volte la vita sa essere giusta, sa ricompensare dei sacrifici, sa risarcire del dolore, Ma è possibile solo per chi non si arrende. Per chi ci mette anima e corpo e si rialza. E a volte non basta. Intendiamoci: non a tutti succede. Perché l’equazione: impegno uguale risarcimento, non è un assioma. Anzi. Solo una possibilità. E pure parecchio rara. Chiedetelo a Federica se ne è valsa la pena. Chiedetele quale è stato il suo segreto in questi mesi. Vi risponderà: «Vivere giorno per giorno senza immaginare nient altro». Nemmeno il giorno successivo. Figuratevi le medaglie. Quelle per chi ha avuto la forza di rialzarsi sono solo una conseguenza (bellissima).
