Il Tirreno

Toscana

Il personaggio

Monica Faenzi, Maremma-Parlamento e ritorno: la berlusconiana toscana dice stop – «Basta politica»

di Emilio Guariglia

	Monica Faenzi
Monica Faenzi

L’ex deputata e sindaca di Castiglione dà l’addio alla politica: l’ultima avventura in consiglio comunale a Scarlino tra i banchi dell’opposizione

5 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Silvio Berlusconi la definì una «tosta, anzi tostissima». E non aveva torto. In quasi trent’anni di presenza sulla scena pubblica, Monica Faenzi non ha mai mostrato segni di fragilità. Protagonista della politica toscana e nazionale, ma soprattutto – in politica – instancabile agonista. Con quell’attitudine al confronto a ghigna dura con l’avversario, coltivata in gioventù sotto le reti della pallavolo (arrivò a giocare nella nazionale juniores) e rivelatasi tanto utile all’inizio del Terzo millennio per sostenere la battaglia soda berlusconiana contro “la sinistra” e il politicamente corretto.

L’annuncio delle dimissioni

Monica Faenzi – vittorie esaltanti o pesanti sconfitte – indietro non si è tirata mai. Fino a mercoledì 4 febbraio. Quando ha annunciato che, a sessant’anni, con la politica attiva ha chiuso per sempre. Lascia il consiglio comunale di Scarlino (dove sedeva dal 2024 come capogruppo della lista di minoranza), con dimissioni ufficiali. E con poche parole, al giornalista che le chiede al telefono spiegazioni, piazza il colpo di scena: «Lascio il consiglio comunale di Scarlino per motivi personali che mi impediscono di portare avanti il mandato così come avrei voluto. Ringrazio la mia squadra, composta da persone preziose ma prima ancora amiche: malgrado tutto quella sui banchi dell’opposizione è stata un’esperienza molto bella. Ma le mie dimissioni non riguardano solamente l’incarico di rappresentanza che mi è stato affidato dai cittadini: lascio la politica definitivamente».

Le ragioni dell’addio

Le ragioni dell’addio non le rivela neppure in via ufficiosa, assicurando comunque che non si tratta di questioni di salute sue o dei familiari. Di certo, ora basta con candidature e incarichi amministrativi. Scelte personali, che arrivano da una figura ormai “defilata” dai grandi palcoscenici. Ma il cui congedo – e ancor più dopo la scomparsa di Berlusconi – sembra quasi un sigillo simbolico su una lunga stagione politica che infiammò l’Italia della Seconda Repubblica, così vicina nel tempo eppure così “preistorica” nella memoria. La stagione dell’infinito duello tra il Cavaliere e Romano Prodi, quella dell’indignazione popolare contro la “casta”, quella della Toscana vista da Roma come ultimo feudo rosso da espugnare per poter piantare la bandiera del centrodestra sull’Italia intera.

Gli inizi e l’ascesa politica

È proprio in quella temperie che si alza la stella di Monica Faenzi. La “scopre” e la lancia Alessandro Antichi, che alla fine degli anni Novanta diventa “leggenda” facendosi eleggere come primo sindaco di centrodestra di un capoluogo toscano, Grosseto. Faenzi, poco più che trentenne, di Grosseto diventa assessora, e piace. Al punto che in men che non si dica si ritrova inviata a un’altra missione impossibile: candidata sindaca a Castiglione della Pescaia, paese icona e storica roccaforte comunista. Lei corre, vince e rivince: due mandati (dal 2001 al 2011) nei quali farà spesso parlare di sé.

Le polemiche nazionali

Nel 2007 compare per la prima volta sulle cronache nazionali, in virtù di una polemica con l’allora presidente del consiglio Romano Prodi. Prodi è in vacanza a Roccamare, angolo esclusivo di Castiglione della Pescaia, ma non fa visita alla sindaca, che denuncia pubblicamente lo sgarbo. Il clamore è forte e un anno dopo Monica Faenzi, candidata alle politiche, viene eletta per il Popolo della Libertà alla Camera nella circoscrizione Toscana, mantenendo comunque anche la carica in Comune. Carica e stipendio, tanto da finire nel mirino del giornalista Gianantonio Stella, che sul Corriere della Sera, dopo averle chiesto conto di quella duplice indennità, la bacchetta per la risposta: «Monica Faenzi non ha sensi di colpa. E ha spiegato che delle polemiche sollevate per i due stipendi... se ne infischia».

Una figura combattiva

Una tosta, Faenzi. Che ai “sinistri” replica sempre a ghigna dura. Nel 2009, per esempio, in qualità di sindaca chiede la radiazione di un equipaggio del Palio remiero di Castiglione, colpevole di aver vogato con una canottiera satirica raffigurante Berlusconi. «Non è tollerabile che alcuni ragazzi con in tasca le tessere del Pd usino questa gara tradizionale per farsi pubblicità politica», dichiara alle agenzie di stampa. Nel 2010 un rampante Beppe Grillo la esibisce in foto, durante uno dei suoi show, tra le “extravergini” del Parlamento, e lei lo querela. Intanto, in quello stesso anno, come il suo mentore Antichi viene candidata alle regionali contro il presidente uscente Enrico Rossi. Come Antichi cinque anni prima, ne esce sconfitta. Ma lasciare la politica mai.

Gli ultimi anni in Parlamento e il distacco da Forza Italia

Castiglione torna al Pd, a livello nazionale Berlusconi e Forza Italia crollano nei consensi, irrompono sulla scena Grillo e Renzi. Monica Faenzi viene rieletta alla Camera dove resta fino al 2018, mostrando una sempre crescente disaffezione alla linea del partito. Nel 2015 si avvicina al gruppo dei dissidenti guidati da Denis Verdini e non fa mistero di un’apertura di credito a Matteo Renzi. Nel frattempo, in Toscana, tenta un’altra impresa: si candida sindaca a Scarlino, sempre con Forza Italia. Non passa e poco alla volta l’ex enfant prodige del centrodestra sembra volersi affrancare dalla politica attiva. Nel 2017 lascia Forza Italia e con il compagno apre un ristorantino in un minuscolo paese di Maremma, Sticciano Scalo. Si chiama “La Stanzetta” e sembra davvero che lì voglia ritirarsi dalle scene.

Il ritorno a Scarlino e l’addio definitivo

Invece, a sorpresa, nel 2024 si ripresenta candidata sindaca per la rivincita a Scarlino. Corre contro tutti, contro Forza Italia e contro il Pd. Non esita a sfidare il patròn del colosso Nuova Solmine, Luigi Mansi, accusando l’intero sistema politico di esserne subalterno. Perde di nuovo, ora l’addio. Che un giorno forse spiegherà. Magari ribadendo quel che in trent’anni ha sempre ripetuto: «Io ragiono con la mia testa».

Primo piano
Calvario quotidiano

Fi-Pi-Li, si aprono voragini per la pioggia: tratti interrotti e riparazioni d’emergenza – Arriva la polizia

di Stefano Taglione
Speciale Scuola 2030