All’interporto di Civitavecchia la prima “hydrogen valley” italiana
Dal prossimo mese nella piattaforma logistica che si trova a un chilometro e mezzo dal porto, partirà la produzione di idrogeno verde e la struttura sarà a emissioni zero: i dettagli
CIVITAVECCHIA. Un primato per il porto di Civitavecchia che, eccezion fatta per le crociere, non può annoverarne altri. A gennaio la prima hydrogen valley italiana ad aprire i battenti si troverà a poche centinaia di metri di distanza dallo scalo marittimo laziale, all’interno dell’interporto, una struttura di 45 ettari fino al 2019 rimasta una cattedrale nel deserto e poi risorta dopo il fallimento e l’acquisizione da parte della Civitavecchia Fruit & Forest Terminal, società italo-belga.
«Si tratta – spiega Jack Czaplinski, che ha seguito il progetto sin dall’inizio per conto di CFFT – di un’iniziativa partita da lontano, dal 2021 col programma “Green Port”, che ha avuto tanti sostenitori e che ha potuto godere dei fondi del Pnrr. I nostri progetti, condotti di comune accordo con la locale Adsp, hanno vinto due distinti bandi, una relativo alla produzione e l’altro alla distribuzione. L’idrogeno verde prodotto sarà pari a 200 tonnellate l’anno e dal prossimo mese, nella fase iniziale, la produzione sarà di un quarto. Arriverà al 100% a giugno, quando sarà pronta anche una stazione di rifornimento a disposizione di pullman e mezzi pesanti».
«Si tratta – prosegue Czaplinski – di un intervento di decarbonizzazione importante, che porterà la nostra piattaforma logistica intermodale ad essere la prima in Europa ad avere quasi zero emissioni di inquinanti. Un altro aspetto importante riguarda la competitività, visto che, abbattendo il costo del 50%, riusciremo a rendere conveniente l’idrogeno verde rispetto al diesel».
Un primato accolto con soddisfazione dalla società italo belga, che ha creduto fortemente nell’investimento condotto all’asta fallimentare del 2019.
«Nel giro di pochi anni, nei quali abbiamo dovuto anche fare i conti con la gravissima crisi prodotta dal Covid – spiegano Steven Clerckx e Sergio Serpente, rispettivamente ceo e consigliere di amministrazione di Cfft – abbiamo portato questa struttura ad essere un punto di riferimento non solo per il Lazio, ma per tutta Italia. Al momento abbiamo i nostri capannoni completamente occupati da capi di abbigliamento, prodotti alimentari congelati e macchinari, mentre all’esterno i piazzali sono completamente occupati da autovetture nuove e altre aree sono utilizzate per la sosta dei mezzi pesanti. Si sta sempre più consolidando la consapevolezza che quello di Civitavecchia, trovandosi oltretutto a un chilometro e mezzo dal porto, è il vero interporto della regione».
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