Il Tirreno

Toscana

Il caso

Prato, nasce la lista di candidati per "i discriminati dal politicamente corretto e i massoni"

di Paolo Nencioni

	 



	Tommaso Cocci e la sede della Loggia Sagittario
  Tommaso Cocci e la sede della Loggia Sagittario

Dopo il “caso Cocci” e le tensioni in Fratelli d’Italia, l’avvocato ed ex maestro venerabile propone una lista che sfida i veti sui massoni alle prossime comunali. Indagini in corso per lettere anonime e presunti ricatti

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PRATO. Una lista civica che accolga tra i propri candidati tutti i discriminati dal “politicamente corretto”, gli iscritti alla massoneria in prima fila.

Nei giorni in cui le cronache cittadine e non solo si occupano del “caso Cocci”, l’ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia destinatario di minacce anonime e diffamatorie per fargli abbandonare la vita politica, l’ex maestro venerabile della loggia “Meoni e Mazzoni” del Grande Oriente d’Italia, l’avvocato Massimo Taiti, lancia un’idea che nelle sue intenzioni non vuole essere solo provocatoria, ma potrebbe diventare una lista vera e propria alle prossime elezioni comunali di primavera.

«La Lista Civica Taiti per Prato – si legge in una stringata nota diffusa ieri – comunica che, in vista delle prossime elezioni amministrative per il sindaco di Prato è onorata di accogliere come candidati tutti coloro che verranno discriminati da altri partiti perché iscritti alla Massoneria ritenendo tale scelta discriminatoria, vessatoria e illiberale. No alla massofobia e a tutte quelle fobie oggi tanto in voga». Il riferimento è alle accuse mosse nei confronti di Tommaso Cocci, che è iscritto da oltre dieci anni alla loggia Sagittario della Gran Loggia d’Italia e che per questo rischia seriamente di non essere candidato alle elezioni regionali del 12 ottobre dopo aver già tappezzato la città di manifesti elettorali, visto che anche il candidato presidente Alessandro Tomasi ha detto che i massoni in lista non ce li vorrebbe.

Nelle lettere anonime non c’è solo l’accenno alla massoneria. Ci sono anche testi e immagini che hanno indotto la Procura a indagare per “revenge porn” (una foto senza veli di Cocci finita nel dossier anonimo è stata ottenuta dal “corvo” grazie a un profilo-trappola di Instagram subito cancellato) ma le attenzioni della politica si sono concentrate subito sull’appartenenza massonica, perché la loggia Sagittario è la stessa di cui fa parte l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci, indagato per corruzione insieme alla ex sindaca Ilaria Bugetti, un’inchiesta che a giugno ha travolto la giunta di centrosinistra e ha portato al commissariamento del Comune, prima volta nella storia repubblicana.

All’alba di giovedì i poliziotti della Digos e i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria si sono presentati davanti alla sede della loggia, in via Lazzerini, e hanno acquisito documentazione. Negli stessi minuti i finanzieri del Nucleo Pef di Firenze facevano la stessa cosa nella sede della loggia fiorentina, a Palazzo Ubaldini Peruzzi in Borgo de’ Greci. La Procura mantiene il riserbo sulle indagini, ma questa seconda perquisizione ha fatto pensare che forse i finanzieri non cercavano solo le prove di una diffamazione. Forse cercavano anche qualcosa che va al di là del “caso Cocci”, per esempio le prove di contatti illeciti tra politica e massoneria a cui ha accennato, facendo un bel salto in avanti, il procuratore di Firenze Filippo Spiezia prima del Comitato nazionale per l’ordine pubblico che si è tenuto proprio a Prato a Ferragosto. Un’inchiesta, questa, che sarebbe condotta dalla Direzione distrettuale antimafia.

La vicenda

Lo scandalo che riguarda più da vicino Prato, invece, è venuto alla luce la scorsa settimana grazie a un articolo del Fatto quotidiano su un paio di lettere anonime ricevute tra febbraio e aprile dall’ex consigliere Cocci, contenenti una minaccia esplicita: «Smetti di fare politica o ti roviniamo la vita». Poi si è appreso che le lettere erano molte di più, una dozzina, ed erano state inviate anche ai vertici regionali e nazionali di Fratelli d’Italia, a un paio di sindaci, perfino al sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli, che se l’è ritrovata a fine agosto nella cassetta del Comune di Cantagallo, di cui è consigliere.

Di solito le vittime di “revenge porn” preferiscono non denunciare, ma Tommaso Cocci ha scelto di andare in Procura, il 18 aprile, ben sapendo che prima o poi questa brutta storia sarebbe diventata pubblica, come è puntualmente accaduto. Tutto lascia pensare, e anche il diretto interessato ne è convinto, che si tratti di “fuoco amico”, cioè che la “manina” o le “manine” che spargono fango siano dentro al suo stesso partito, per motivi di concorrenza elettorale o di altro genere. E allora il “caso Cocci”, al netto delle suggestioni massoniche, si è trasformato in un clamoroso autogol del partito di governo che, per restare sulla metafora calcistica, aveva la palla sul dischetto del rigore e rischia di calciarla fuori. Il terremoto giudiziario che a giugno ha spazzato via la giunta Bugetti era un’occasione più unica che rara per ottenere un risultato importante alle elezioni regionali di ottobre e poi alle comunali di primavera, ma il partito della Meloni, a Prato, si è scoperto ancora più fragile dei suoi avversari politici, con lacerazioni interne che fanno impallidire quelle addebitate nelle ultime settimane al Partito democratico.

Da una settimana i vertici locali e regionali di FdI si sono imposti la consegna del silenzio, ma la scadenza per la presentazione delle candidature alle regionali incombe e c’è il rischio, se davvero le candidature saranno azzerate come si vocifera, che alla fine abbia avuto ragione il “corvo”. 

 

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