Camera con...rissa, è scontro fra operatori e proprietari sugli affitti brevi: «Stesso mercato e stesse regole»
I numeri e i motivi dietro alle polemiche. Il presidente di Federalberghi: «Su sicurezza e fiscalità serve omologare»
Da camera con vista sulla Toscana a camera con rissa tra operatori turistici, associazioni e istituzioni. A innescare le ennesime polemiche la pubblicazione, nei giorni scorsi, dei dati (al 21 luglio) sul numero dei codici identificativi (Cin) rilasciati agli operatori turistici che in Toscana fanno ricettività. «Gli affitti brevi sottraggono alloggi al mercato residenziale alimentando spopolamento e disagio abitativo», è l’attacco di Confcommercio.
Il numero complessivo – la fonte è il ministero del turismo – è di 67. 633. Ma di questi, solo 16. 854 – appena il 25% – fanno capo a imprese tradizionali come alberghi e campeggi. Il restante 75% appartiene a locazioni turistiche e B&B gestiti da privati con regole, anche fiscali, diverse dalle imprese canoniche. Ecco perché adesso lo sguardo si è spostato dai numeri alle possibili soluzioni affinché venga ridotta – spiegano da Federalberghi – «quella che è evidentemente un concorrenza sleale». La richiesta del presidente toscano dei titolari di hotel Daniele Barbetti è chiarissima: «Stesso mercato, stesse regole», è il suo mantra. Poi amplia la riflessione usando i numeri come grimaldello per spiegare i diversi paradossi che a suo avviso si sono creati. «Il merito dell’introduzione del codice identificativo è quello di aver inserito delle regole minime per chi fa accoglienza». Parliamo di circa 50mila strutture che fino a qualche anno fa, nella stragrande maggioranza, esistevano ma non erano censite. «Pensate – prosegue Barbetti – che tutti i titolari di codice identificativo operano nello stesso mercato ma qualcuno gioca con regole che nella migliori delle ipotesi sono diverse e migliori come quella della cedolare secca, nell’altra addirittura fuori dalle regole. Gli esempi? Ne faccio uno: se lo stesso palazzo con gli stessi posti letto è una struttura alberghiera deve rispettare la normativa antincendio, se invece ci sono stanze a locazione breve questo non serve. Per quale motivo? Le stanze degli hotel hanno una possibilità maggiore di essere teatro di un incendio?» .
I numeri
Per capire l’impatto delle locazioni brevi nella varie aree della Toscana basta andare ad analizzare i numeri zona per zona. Prendiamo la Versilia: gli alloggi gestiti in forma imprenditoriale sono 409, gli altri alloggi privati sono dieci volte di più: 4. 909. La sproporzione è evidente anche in quella che viene catalogata come Maremma Toscana Area Nord. In questo caso ci sono 448 imprese e 3. 217 privati, più o meno stessa forbice nella Maremma Sud dove il rapporto è 725 contro 3. 664. In assoluto colpisce il dato del Comune di Firenze dove è vero che ci sono moltissime strutture ricettive vecchio stile, ma esistono quasi 11mila soggetti privati che danno da dormire.
Polemiche a distanza
«Ricordiamoci che le strutture a locazione turistica breve – fanno notare da Federalberghi – hanno deciso di rispondere al ministero e quindi di richiedere il codice identificativo, altrimenti sarebbero state escluse dai grandi portali di prenotazione». Poi aggiunge Barbetti a chi sostiene che i privati non abbiano un vantaggio fiscale. «Allora in giro ci sono tantissime persone che fanno beneficenza visto che decidono di fare l’affitto breve invece di locare per periodi più lunghi a studenti o famiglie...».
Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia e Ceo di Apartments Florence replica alle accuse. «Trovo molto grave che si definisca sleale e illegittimo chi ha un modello di business diverso dalla ricettività tradizionale. Questo non è difendere la concorrenza: è egoismo di categoria. I proprietari versano le imposte con la cedolare secca e, dietro tanti annunci, ci sono agenzie professionali che operano per conto dei proprietari, dando lavoro a centinaia di persone e creando Pil». Insomma, il confronto resta aperto, e riflette una tensione che attraversa non solo la Toscana, ma tutte le principali destinazioni turistiche italiane. Da un lato chi invoca la centralità dell’impresa come motore di sviluppo, dall’altro chi vede negli affitti brevi una risposta concreta a esigenze economiche diffuse. In mezzo, le città e i residenti, chiamati a convivere con un modello turistico che, senza regole comuni, rischia di diventare un terreno di conflitto permanente. Una camera senza vista ma con rissa.