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Toscani sempre più indebitati, prestiti in aumento: quali sono le prospettive per le famiglie

di Francesco Paletti
Toscani sempre più indebitati, prestiti in aumento: quali sono le prospettive per le famiglie

Cresce il credito al consumo in Toscana, ma sindacati lanciano l’allarme: rischio sovraindebitamento per famiglie fragili e over 65

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Quasi un miliardo e mezzo di prestiti erogati in appena un anno. È una montagna di soldi quella che i toscani hanno chiesto e ottenuto da banche e finanziarie per il credito al consumo nei dodici mesi compresi fra il marzo dello scorso anno e lo stesso mese del 2025.
E soprattutto è in crescita: complessivamente +2,1% in un anno, dicono i dati di Assofin, l’associazione dei principali operatori, bancari e finanziari, del credito al consumo e immobiliare. Meno dell’aumento nazionale che arriva al 5,2%, ma comunque tutt’altro che irrilevante.
Specie se si considera che i prestiti personali “non finalizzati”, per i quali non è vincolante il motivo della richiesta, sono cresciuti addirittura dell’8,8%, per un valore complessivo di 563 milioni, e quelli garantiti dalla cosiddetta “cessione del quinto” dello stipendio o della pensione del 5, 3%, pari a 103 milioni.

Un problema che potrebbe non esserlo
Eppure non è detto che sia un problema. Anzi, per il vicesegretario generale di Assofin, Giuseppe Piano Mortari, potrebbe essere anche un indicatore di ripresa o quantomeno di recupero della fiducia dei consumatori. Per almeno due ragioni.
«La prima – spiega – è che, in generale, in Italia si ricorre molto meno al credito che nel resto d’Europa se è vero che, come certifica la Banca d’Italia, nel quarto trimestre dell’anno il rapporto tra il debito complessivo delle famiglie e il reddito disponibile ha raggiunto il valore minimo dal 2008, pari al 56,1% e inferiore di circa 30 punti percentuali alla media dell’area euro». 
Il secondo motivo è che «la ripresa dei mutui e del credito al consumo è soprattutto una conseguenza della diminuzione dei tassi – prosegue Piano Mortari –, cosa che ha riconsegnato alle famiglie una maggiore capacità di pianificazione e progettuale, almeno prima delle politiche commerciali aggressive messe in atto dall’amministrazione statunitense». 

Diminuzione del credito al consumo
Vista da questa prospettiva, dunque, è la minor crescita del credito al consumo toscano rispetto all’aumento nazionale che meriterebbe, forse, un approfondimento, «in modo particolare per quella diminuzione del 14,6% dei prestiti per auto e motoveicoli, un crollo quasi vertiginoso che si fatica a spiegare alla luce anche di un aumento medio nazionale, nello stesso periodo, del 5,7%» conclude il vicesegretario di Assofin.
Eppure, per la First, il sindacato dei bancari e dei lavoratori delle assicurazioni e della finanza della Cisl, motivi di preoccupazioni ce ne sono, e più di uno. Li pongono sul tavolo a partire da un altro studio che prende in considerazione l’ammontare dei prestiti ancora non completamente saldati a marzo 2025.

A scanso di equivoci non è confrontabile con l’analisi di Assofin in quanto quest’ultima prende in considerazione solo i nuovi prestiti erogati fra il primo trimestre del 2024 e quello del 2025, mentre lo studio di First Cisl include pure i prestiti erogati da più tempo, ma che a marzo scorso risultavano ancora “aperti” in quanto non completamente saldati.

L'aumento dei prestiti
Le conclusioni cui giunge, però, gettano una luce diversa, assai più opaca, sul contesto regionale. Perché, eccezion fatta per il Molise, la Toscana è la regione in cui l’ammontare complessivo dei prestiti è cresciuto maggiormente nel primo trimestre dell’anno: «+ 1,40% contro una media nazionale pari a +1,7%» sottolinea il segretario regionale Marco Lenzini.
Che subito dopo aggiunge un altro dato: «Si tratta di un incremento che segue quello di fine 2024, quando in Toscana la crescita era stata del 7,1% contro un aumento medio italiano del 5,3%». Per il segretario regionale di First Cisl le preoccupazione è sopratutto una: «La prima è che questi aumenti vadano ad alimentare il sovraindebitamento delle famiglie fragili dei nostri territori, a cominciare da quelle più anziane se è vero che una quota crescente di prestiti è erogata a nuclei over 65». 
Da qui l’appello: «Chiediamo un maggior impegno da parte delle istituzioni regionali nel far luce sul fenomeno: non vorremmo che questi prestiti andassero a finanziare le spese per la salute di coloro che, date le difficoltà della sanità pubblica, hanno deciso di rivolgersi al privato».  l
 

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