Il prof di farmacologia e i rischi della droga liquida: «Nel procedimento inverso piccole quantità cancerogene»
Marco Scarselli, docente dell’Università di Pisa: «Quando la sostanza è disciolta nel solvente i cani antidroga non riescono a rilevarla»
Cristalli trasformati in liquidi e viceversa. Solventi per cambiare lo stato chimico fisico delle sostanze con aggiunta di basi o acidi. Sono gli ingredienti della nuova frontiera del traffico internazionale di cocaina. Trucchi del manuale (criminale) del piccolo chimico per eludere i controlli di cani, agenti e metal detector alla dogana. Marco Scarselli, docente di farmacologia all’Università di Pisa, insegna il comportamento delle sostanze e ne conosce i segreti.
Professore, all’aeroporto di Firenze hanno arrestato un corriere che trasportava una decina di chili di cocaina liquida nascosta tra shampoo e frutta sciroppata. Quali vantaggi possono esserci?
«Il più importante è senz’altro quello di eludere i controlli dei cani antidroga. Quando la sostanza è nella forma cosiddetta liquida, disciolta nel solvente, non riescono a rilevarla».
Per quali motivi?
«Perché quando viene trasformata perde il suo odore caratteristico riconoscibile dai cani. A questo va aggiunto il solvente usato per “allungarla” e la sostanza, ad esempio lo shampoo, nel quale viene nascosta. Tutti elementi inquinanti che rendono complesso il lavoro dei cani antidroga».
Per compiere il procedimento servono due cose: nozioni di chimica, e strumentazioni, anche rudimentali, simili a quelle di un laboratorio.
«Certo che servano nozioni di chimica, i solventi necessari per le due procedure e dunque strumentazioni».
Andando nello specifico come si fa e cosa si usa per trasformare la cocaina in un liquido?
«Questo dipende dalla forma iniziale della cocaina. Se è in polvere, dunque in forma salina, si scioglie in solventi polari come l’etanolo. Se invece si parte dalla cocaina nella forma basica (non salina) si scioglie in solventi non polari, come idrocarburi».
Dunque adesso abbiamo la cocaina in forma liquida. Poi però va riportata allo stato precedente, in cristalli. Come si fa?
«Nel processo inverso si elimina il solvente e si può ricreare la polvere con altre soluzioni chimiche opportune. È un processo chimico abbastanza semplice visto che la cocaina, come altre sostanze, può cambiare il suo stato fisico rapidamente. Per effettuare questo procedimento serve comunque una struttura equipaggiata per farla tornare pura, dunque estrarla dalla sua forma liquida, usando altri solventi».
Ma esistono rischi in questo procedimento inverso?
«I cosiddetti processi di purificazione sono standard e abbastanza comuni, semplici in un laboratorio ufficiale, ma in quelli clandestini il rischio è che vengano utilizzati solventi di poco valore, magari deteriorati o vecchi, che costano poco. Ecco perché in mani criminali i rischi sono maggiori».
Si riferisce a rischi per la salute
«Certo. In linea generale la chimica consente di eliminare il solvente quasi completamente, ma dipende dalla serietà del chimico. Se non è bravo o lavora di fretta il rischio è che piccole quantità di solvente tossico restino all’interno. Dunque chi fa uso della droga, oltre al danno in sé rischia di inalare sostanze cancerogene che innescano problemi respiratori o peggio ancora il cancro».
