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Dal coma alla laurea da infermiere: «Così raccolgo l’eredità del Meyer»

di Cristiano Marcacci

	Lorenzo Tommasuoli insieme a nonna Piera il giorno della laurea
Lorenzo Tommasuoli insieme a nonna Piera il giorno della laurea

Lorenzo ha dedicato la tesi all’approccio della medicina narrativa in corsia

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Come declinare, in concreto, la solidarietà e l’altruismo? Utilizzando, ad esempio, anche per i propri simili la luce che torna ad irradiarsi all’uscita di un tunnel costellato di dolori, sofferenze e disagi. Si può riassumere così la straordinaria storia del giovane Lorenzo Tommasuoli, che in questi giorni festeggia la sua seconda vita, una sorta di rinascita grazie alla quale si sta realizzando professionalmente riscattando in modo definitivo il periodo decisamente buio che si è messo per fortuna alle spalle. Nei giorni scorsi perfino il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani gli ha dedicato un significativo e toccante post sulla sua pagina Facebook.

Quel giorno maledetto

Per raccontare di Lorenzo, residente ad Arezzo, oggi 24enne, occorre fare un salto all’indietro di parecchi anni. Catapultandoci al 24 ottobre del 2012, quando l’allora dodicenne, dopo aver dormito a casa di un amico, s’incammina insieme a quest’ultimo verso la scuola media. «Quello che successe – spiega Tommasuoli – mi è stato raccontato in seguito, perché non ho alcun ricordo. Stavo attraversando la strada sulle strisce pedonali quando all’improvviso arrivò un’auto a forte velocità che mi travolse, provocandomi diverse lesioni a un fianco e scaraventandomi a diversi metri di distanza. Fu quasi devastante l’impatto della testa sull’asfalto».

Gli angeli del Meyer

L’incidente avvenne ad una quindicina di chilometri da casa Tommasuoli. I genitori di Lorenzo vennero subito avvertiti della gravità dell’accaduto, il padre salì in elisoccorso con il figlio con destinazione l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze e la madre li raggiunse in auto poco dopo. Le condizioni del loro figlio erano gravissime. E da quel momento, per il Meyer, cominciò l’ennesima delle rincorse per salvare una vita, un futuro che stava seriamente rischiando di azzerarsi e di spegnersi nella sua lucentezza pre-adolescenziale. Lorenzo rimase per parecchio tempo in coma, con addirittura un sondino intracranico che gli venne applicato allo scopo di arginare l’emorragia cerebrale. Una volta stabilizzato sul fronte dei traumi alla testa, per lui cominciò la lunga fase di operazioni relative ai trattamenti delle fratture multiple a spalla e caviglia e quella, altrettanto lunga e impegnativa, affrontata anche in regime di day hospital, per la riabilitazione, fisica ma anche neurologica. Un percorso fatto di ostacoli e insidie, compreso il temporaneo ritorno a scuola su una carrozzina. Un tunnel, dicevamo. Dentro il quale, però, Lorenzo e la famiglia Tommasuoli, dopo tanta oscurità, hanno appunto trovato la luce del Meyer. Della competenza, della bravura e della capacità dell’intero personale di relazionarsi nel modo più umanamente adeguato ai pazienti. Lorenzo non si è dimenticato di niente, ha fatto tesoro di tutto e su questo, proprio sugli arricchimenti ricevuti da un letto d’ospedale, ha voluto impostare il proprio futuro professionale. Lui voleva diventare uno di loro e ci sta brillantemente riuscendo.

Parole di mamma

La sua storia più recente è stata incorniciata da una splendida lettera che sua madre Simona ha inviato al Meyer il giorno della vigilia di Natale 2024. «Dal Trauma Center del Meyer – ha scritto Simona – alla laurea in Scienze infermieristiche. Così potrebbe finire la nostra storia, anzi cominciare, perché da qualche settimana Lorenzo è un infermiere. Lo staff medico e infermieristico, del Trauma Center prima e della Rianimazione poi, ha trasformato con professionalità, pazienza e umanità quei nostri primi terribili giorni in qualcosa di comprensibile o nel quale comunque trovare pochi ma saldi punti di riferimento per guardare avanti. Il coma, gli interventi ortopedici, il monitoraggio neurologico... Passo dopo passo Lorenzo ha riaperto gli occhi e riconquistato la sua vita di ragazzino con tenacia e coraggio, collaborando giorno dopo giorno. Quando lo scorso 11 dicembre la commissione gli ha dato la parola per presentare la sua tesi di laurea sul tema della medicina narrativa, con queste parole ha avviato il suo discorso: “La scelta di questo tema viene dal passato, perché sono stato un paziente del Meyer e ricordo bene il valore delle parole giuste dette al momento giusto che, soprattutto gli infermieri, hanno saputo dirmi”. In quel momento – concludeva la lettera mamma Simona – ho avuto conferma dentro di me che avrei dovuto scrivervi per condividere la nostra gioia e questa bella storia che sono certa farà bene ad altri genitori».

I traguardi

Una storia che, dopo il conseguimento della laurea con una tesi dal titolo “Dal to cure al to care: verso un nuovo approccio assistenziale-infermieristico. Diario di un’esperienza formativa in Area Oncologica Aretina”, ha segnato un ulteriore lieto inizio proprio pochi giorni fa. «Ho trovato un primo impiego da infermiere – ci racconta con gioia Lorenzo –. Sono stato assunto in una struttura pubblica che assiste disabili con deficit cognitivi. Ovviamente, il mio sogno rimane uno: quello, un giorno, di entrare nell’organico del Meyer. Ho avuto tanto da loro e vorrei poter restituire una parte di ciò che ho ricevuto».



 

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