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Sinner, dal rischio maxi squalifica alla trattativa segreta: perché patteggiare sul caso doping è un punto vincente

di Federico Lazzotti
Sinner, dal rischio maxi squalifica alla trattativa segreta: perché patteggiare sul caso doping è un punto vincente

Per Jannik l'accordo con Wada era l'unico colpo possibile: starà lontano dal circuito per tre mesi, ma sarà di nuovo in campo a Roma e negli slam del Roland Garros e Wimbledon. Il rischio? Perdere la vetta della classifica Atp

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Per uno che vuole vincere ogni punto, non deve essere facile uscire dal campo (di battaglia), sedersi intorno a un tavolo insieme all’avversario e firmare un trattato di pace. Un pareggio. A meno che in ballo non ci sia la partita più importante, lunga e rischiosa della propria esistenza.

Jannik Sinner poteva perdere faccia e carriera in un solo scambio. Dentro a un punto interrogativo più difficile da risolvere della traiettoria del suo rovescio, più complesso di una palla corta sul match point dell’avversario. Un biglietto di sola andata. Dalle stelle alle stalle senza ritorno.

Per questo ha scelto di giocare in difesa per la prima volta da quando ha preso una racchetta in mano. Fuori dal campo principale, dentro le stanze della burocrazia. Trattare senza forzare il colpo: patteggiare e continuare a giocare. Perché sul piatto c’erano cose che non conquisti nemmeno trionfando in uno Slam: la dignità del campione, il rispetto degli avversari, l’affetto della gente. E soprattutto il proprio futuro.

Game, set e match. Anche alla faccia di chi non gli ha mai creduto. Dei nemici della prima ora e di quelli che continuano a sospettare, tramare, avvelenare. Tre mesi di squalifica al numero uno del mondo per il caso doping quando rischiava fino a due anni di stop, cancellata l’udienza davanti al Tribunale prevista a metà aprile, e una specie di assoluzione indiretta della Wada, l’agenzia mondiale antidoping. Che in una nota conferma come «il signor Sinner non intendesse imbrogliare». Dunque è un atleta pulito. «E che la sua esposizione al Clostebol (la sostanza dopante a cui è risultato positivo) non abbia fornito alcun beneficio in termini di miglioramento delle prestazioni e sia avvenuta a sua insaputa a causa della negligenza dei membri del suo entourage». Di cui però «il giocatore è responsabile».

Una contaminazione involontaria insomma che ha portato Sinner a risultare positivo a un primo controllo, avvenuto il 10 marzo 2024, durante il Masters 1000 di Indian Wells, e di nuovo il 18 marzo, otto giorni più tardi, dopo la semifinale persa nello stesso torneo contro Carlitos Alcaraz. In entrambi i casi sono stati trovati livelli simili di Clostebol, con una concentrazione nelle urine nel primo caso di 86 picogrammi per millilitro, e nel secondo di 76 picogrammi per millilitro. Roba impercettibile. La causa? Un trattamento del suo fisioterapista, Giacomo Naldi (poi silurato) che avrebbe massaggiato Sinner nei giorni del torneo dopo aver usato il Trofodermin, un medicinale spray contenente Clostebol, per curare un taglio che si era procurato al mignolo della mano sinistra.

«Questo caso mi ha tenuto in sospeso per quasi un anno e il processo era ancora lungo, con una decisione che forse sarebbe stata presa forse solo alla fine dell’anno», spiega il campione commentando la nano squalifica. Poi prosegue: «Ho sempre accettato di essere responsabile per la mia squadra e mi rendo conto che le rigide regole della Wada sono un’importante protezione per lo sport che amo. Su questa base ho accettato l’offerta della Wada di risolvere questi procedimenti sulla base di un accordo per una sanzione di tre mesi».

Aggiunge l’avvocato del giocatore: «Sono felice che Jannik possa finalmente lasciarsi alle spalle questa straziante esperienza. È chiaro che Jannik non aveva alcuna intenzione, nessuna conoscenza e non ha ottenuto alcun vantaggio competitivo. Purtroppo, gli errori commessi dai membri del suo team hanno portato a questa situazione».

Ora che il caso è chiuso – non sono previsti altri strascichi – si capiscono meglio, molto meglio, alcuni comportamenti che il giocatore ha avuto nell’ultimo anno: la scelta di non partecipare alle Olimpiadi di Parigi, la decisione di fermarsi dopo la vittoria degli Australian Open (la trattativa con la Wada era già iniziata? ) . E soprattutto l’assenza di Sinner al Quirinale quando il presidente Mattarella aveva premiato gli azzurri del tennis dopo un anno da incorniciare e il numero uno al mondo aveva declinato l’invito lasciando tutti sorpresi come davanti a un errore da principiante.

L’accordo con la Wada è chiaro, Sinner «sconterà il suo periodo di ineleggibilità dal 9 febbraio al prossimo 4 maggio (che include un credito per quattro giorni precedentemente scontati dall’atleta mentre era sotto sospensione provvisoria)». Dunque, potrà tornare ad allenarsi ufficialmente dal 13 aprile e salterà il torneo Atp 500 di Doha a cui avrebbe dovuto prendere parte la prossima settimana, poi salterà la trasferta americana con i due Masters 1000 di Indian Wells e Miami. L’azzurro, infine, dovrà rinunciare anche ai primi due Masters 1000 sulla terra battuta a Montecarlo e Madrid. Ma potrà riprendere la sua stagione con gli Internazionali d’Italia a Roma. Considerata la testa di serie e avendo un bye al primo turno potrebbe giocare la sua prima partita il 10 maggio. Sicuramente sarà regolarmente al via dei due prossimi tornei del Grande Slam, al Roland Garros e a Wimbledon. Probabilmente non da numero uno del mondo. Ma sempre volendo vincere ogni scambio. Forse anche più di prima.


 

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