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Sanità, i tagli camuffati da aumenti: «Così non bastano i soldi per i farmaci»

di Francesca Ferri

	Il report sulla sanità
Il report sulla sanità

La legge di Bilancio 2025 stanzia 60 milioni in più per la Toscana, ma l’assessore Bezzini: «Costretti a mettere fondi nostri per garantire i livelli»

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Lo aveva subodorato quando ancora i conti non erano chiusi. Lo conferma adesso che la manovra di bilancio 2025 è legge e le previsioni si sono avverate: nonostante la quota del Fondo sanitario nazionale per la Regione Toscana aumenterà di 60 milioni di euro, questi soldi non basteranno a coprire il rincaro dei farmaci e la spesa “invisibile” legata all’aumento dell’inflazione. L’assessore al Diritto alla Salute della Regione Toscana Simone Bezzini, dunque, non usa giri di parole: «Questa è la peggiore manovra di sempre per la sanità degli ultimi 15 anni».

I numeri della manovra

La premier Giorgia Meloni l’ha invece definita una manovra di «grande equilibrio». Approvata definitivamente dal Senato il 28 dicembre, dopo il primo passaggio alla Camera, destina alla sanità un finanziamento complessivo di 136,5 miliardi di euro, vale a dire 2,37 miliardi in più rispetto alla precedente manovra. Un aumento sbandierato con orgoglio dalla premier, ma più contenuto rispetto ai 3,7 miliardi che il ministro della Sanità Orazio Schillaci aveva sperato di ottenere.

La spesa per la sanità

Prima di addentrarsi nel futuro, questa la situazione ad oggi: nel 2024 la quota totale di Fsn attribuita alla Toscana è di circa 8,2 miliardi di euro. Per la precisione 8.203.196.805, di cui 7.995.370.580 la quota di Fsn indistinto e 207.826.225 quella del vincolato.

Toscana, 60 milioni in più

I trasferimenti previsti dalla nuova manovra giacciono ancora nelle calcolatrici. «A volte – spiega Bezzini – dobbiamo aspettare l’autunno per conoscere il riparto». Già con la cifra totale fissata, però, è possibile fare qualche conto più accurato. E i conti dicono che in Toscana arriveranno questi 60 milioni di euro in più. «Sono 60 milioni perché in realtà dei 2 miliardi e rotti di aumento a livello nazionale, un miliardo sono somme vincolate; l’aumento effettivo è solo di un miliardo». Da questa base, considerata la quota di norma spettante alla Toscana, ecco calcolato il “di più”. Che però, a ben vedere, tanto “di più” non è.

«È vero che la somma aumenta nei valori nominali – spiega Bezzini – ma non nei valori reali. Questi soldi non basteranno nemmeno a coprire l’aumento prevedibile per l’inflazione e i farmaci, che sono rincarati di parecchio, in particolare quelli nuovi con cui riusciamo a curare malattie una volta non trattabili. L’aumento potrebbe arrivare a circa 100 milioni di euro. Quindi in realtà non ci sarà alcun aumento dallo Stato». Anzi.

«La Toscana, per continuare a garantire i servizi sanitari, i Lea (livelli essenziali di assistenza) e anche gli extra Lea, come ad esempio le visite gratuite per cassaintegrati e disoccupati, o il trasporto in ambulanza a casa al momento delle dimissioni dall’ospedale, dovrà attingere dal proprio bilancio, come del resto ha sempre fatto, e come è già successo nel 2023-2024, per 300 milioni circa», spiega Bezzini. Una politica «in controtendenza rispetto ad altre Regioni – prosegue l’assessore – perché crediamo nella sanità pubblica universalistica. Quindi, per ciò che è possibile fare, cercheremo di garantire equilibrio. Ci siamo riusciti nel 2024, ci riusciremo anche nel 2025, ma è faticoso. Prendiamo, ad esempio, le liste d’attesa: il governo ha fatto un decreto ma non c’ha messo un euro».

Spesa e inflazione

Metterci dei soldi del bilancio regionale significa tagliare qualche altra spesa. Bezzini non dettaglia: «Presto per dirlo, perché si tratterà di capire di quanto aumenterà l’inflazione – spiega –. Certo, questo dimostra ancora una volta che il rapporto tra Fondo sanitario e Pil dovrebbe crescere verso il 7%, e invece è in caduta libera». Il malcontento toscano non è isolato. «Tutte le Regioni hanno sempre chiesto più soldi per la sanità. La Toscana è leader della protesta e le Regioni di centrosinistra sono in genere più rumorose. Ma anche quelle di centrodestra, seppur più timidamente, concordano. Servirebbe una grande mobilitazione nazionale. Da parte nostra, continueremo a difendere la sanità pubblica con le unghie e coi denti».

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