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Rifiuti

Toscana, la Tari è la tassa delle diseguaglianze. Aumenti e differenze enormi tra le varie città

di Barbara Antoni
Modelli per il pagamento della Tari e una fase della raccolta dei rifiuti
Modelli per il pagamento della Tari e una fase della raccolta dei rifiuti

Qui il capoluogo più caro d’Italia. In regione rincari fino al 55% negli ultimi cinque anni

05 giugno 2024
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Dei campanili e delle ingiustizie. In Toscana, un’ingiustizia è quella che riguarda la tariffa dei rifiuti: a Pisa, ad esempio, è più del doppio di quella di Siena; è altissima anche a Pistoia e Arezzo, è assai più moderata a Lucca e Firenze (seppure nella capitale toscana sia aumentata del 40% nel giro di cinque anni).

I rincari
La mappa della Tari nei dieci capoluoghi toscani – in base allo studio condotto dal Servizio politiche economiche, fiscali e previdenziali della Uil nell’arco del quinquennio 2018-2023 su una famiglia tipo di quattro persone, che abita in un alloggio di 80 metri quadrati e ha un Isee di 25.000 euro – restituisce un quadro inaspettato, tanto grandi risultano le differenze per i cittadini residenti. La tariffa annuale pagata dal nucleo familiare “tipo” di Pisa nel 2023 risulta addirittura la più cara di tutti i capoluoghi di provincia d’Italia: 544,79 euro; seguita, in Toscana, da Pistoia che, con 492,16 euro, è il Comune che ha visto, nel quinquennio preso in esame, l’impennata più alta: +55,40%. Non mancano però i Comuni virtuosi: come Siena, dove la tariffa imposta alla famiglia “media” è passata dai 245,95 euro del 2018 ai 228,19 del 2023 (- 10,50%). E anche Lucca, nell’ultimo periodo: tra 2022 e 2023, la Tari è calata del 3,49%. Diverso il caso di Livorno dove, a fronte di un brusco e sostanzioso aumento fra il 2020 e il 2021, la tariffa poi è rimasta inalterata.

Le motivazioni

All’origine di tariffe così differenti, anche le motivazioni sono assai variegate: l’incidenza della raccolta differenziata, ad esempio, è una delle variabili con maggiore incidenza sull’ammontare finale della tariffa. E poi, dato non trascurabile, ci sono sia le dinamiche dell’inflazione che l’aumento del costo dell’energia, il quale ha gravato, negli anni, su tutte le società municipalizzate o pubblico private per la gestione dei rifiuti che operano nei capoluoghi toscani: Sei Toscana per Arezzo, Siena e Grosseto, Aamps per Livorno, Sistema Ambiente per Lucca, SePi per Pisa, Asmiu per Massa, Alia per Firenze, Prato e Pistoia. Società, quest’ultima, confluita – da gennaio 2023 – nella prima multiutility toscana dei servizi pubblici locali, attiva nei settori di ambiente, ciclo idrico integrato ed energia (in cui si sono fuse per incorporazione Alia Servizi Ambientali, Publiservizi, Consiag e Acqua Toscana).

«Gli aumenti della Tari fra 2022 e 23, a cui si riferisce lo studio della Uil – fanno sapere da Alia Multiutility – sono legati principalmente agli interventi dovuti alle trasformazioni del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani sui territori, all’andamento dei costi per il trattamento e lo smaltimento, alla necessità di recuperare conguagli riferiti ad annualità precedenti e agli effetti delle detrazioni definite dai comuni sui Piani economico finanziari (Pef) approvati, oltre alla differente ripartizione fra costi fissi e costi variabili, che incide sulla definizione dell’articolazione tariffaria».

Per quanto riguarda, invece, «l’annualità in corso, nei Comuni serviti da Alia Multiutility si registra un aumento medio del 5,8% della Tari su base annua, da contestualizzare all’interno delle attuali dinamiche economiche e degli ultimi dati dell’inflazione nazionale, che indicano un costante trend verso l’incremento dei prezzi nei vari settori. Da considerare che l’aumento del 5,8% è assai inferiore all’effetto inflattivo del 13,7% indicato da Arera, l’Autorità di regolazione del settore».

L'inflazione
«Più in generale – conclude Alia Multiutility –, l’aumento della Tari nel triennio 2022-2024 è complessivamente del 19% a fronte di una inflazione cumulata, nello stesso periodo, del 17%. Il che significa che l’incremento in termini reali della Tari è di appena il 2% e che l’inflazione gioca dunque un ruolo decisivo negli aumenti tariffari, insieme agli effetti indotti dallo storico deficit impiantistico che penalizza la Toscana. Chiaramente – si precisa – tutti i dati citati si riferiscono unicamente ai territori serviti da Alia». E quanto al secondo capoluogo “maglia nera” della Toscana – quello di Pistoia – dall’amministrazione comunale, contattata dal Tirreno, giunge la rassicurazione che «per quest’anno (2024, ndr) l’impatto della Tari sulle famiglie sarà assai meno gravoso: non andrà oltre il 2% dell’inflazione».l




 

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