Il Tirreno

Toscana

Il ricordo

Il Franchino inedito visto da Roberto Pannocchia: «ll “vespino” rosso e le serate show all’Imperiale: così ho scoperto il vocalist diventato mito»

di Luca Barbieri

	Franchino all'Imperiale club (a sinistra) a destra Roberto Pannocchia con il vocalist Alessandro Esse
Franchino all'Imperiale club (a sinistra) a destra Roberto Pannocchia con il vocalist Alessandro Esse

Il pioniere del mezzanotte-mezzogiorno rivela: «Vi racconto come è nata l’epopea delle favole che hanno segnato un’epoca»

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PISA. «Franchino veniva a ballare all’Imperiale club nell’estate del 1990. Veniva da Empoli con il vespino rosso, 50 di cilindrata. E ha subito attirato la mia attenzione: mi raccontava spesso che era un parrucchiere. Una volta gli dissi: “Vieni con me”, salimmo la scala a chiocciola dell’Imperiale, entrammo in sala e lo portai di lato alla consolle. Poi aprii la porticina e lo feci entrare. Lui era imbarazzato, io tenevo la mano ferma per non farlo uscire da lì. Mi disse: “E ora cosa dovrei dire?”, io presi il microfono, poi – vista anche la mia esperienza con le televisioni private (leggi Mamma Franca e Roberta Pelle, ndr) – gli ho detto: “Tieni, racconta delle favole”…». Come nasce una favola? Qual è la genesi di chi poi diventa un mito? Roberto Pannocchia, “Roberto Pelle”, figlio di Mamma Franca, è un fiume in piena quando parla di Francesco Principato, per tutti Franchino, dj e vocalist tra i più famosi e conosciuti a livello nazionale, scomparso a 71 anni domenica 19 maggio.

La storia

Roberto tiene in mano le foto di alcune serate mentre parla e nella testa (e nel cuore) i ricordi: musica, colori, luci e note che hanno unito più fasce d’età. «Farò una scelta, perché tutti gli aneddoti con lui sono troppi da raccontare…», precisa Pannocchia. Snocciola intanto i nomi dei dj – tanti, quasi impossibile elencare tutti –, ci sono Francesco Farfa, Mario Più, Miki, Alessandro Tognetti, Ricky Le Roy, Enrico Rossi, Andrea Giuditta, tra gli altri, che sono saliti in consolle all’Imperiale nel corso degli anni. Pannocchia – da anni con il figlio uno dei punti di riferimento di vari mercati tra cui quello di Forte dei Marmi, volto conosciuto per le trasmissioni di televendita (le immagini di quegli anni sono spuntate anche nella serie Netflix “Wanna”) – torna così sui primi anni Novanta (e fine anni Ottanta), sulla musica techno progressive, su quell’Imperiale club di Tirrenia di cui fu «padre», inventando il “mezzanotte-mezzogiorno” come fascia oraria: «L’unico in Italia a quei tempi, a volte si andava anche oltre quell’orario, essendo un club». Ed è qui che Roberto ricorda di quel giovane con i capelli lunghi che faceva il parrucchiere che arrivava a bordo del “vespino”, prontamente notato.

La genesi

«Come nasce l’invenzione? Con dj di musica elettronica innovatori come Roby Genovesi, Carlo Mognaschi e Ricky Le Roy, con Radio mare Imperiale news che rappresentava il faro della musica elettronica in tutta la Toscana». È in quel periodo – racconta ancora – che nasce un’altra intuizione: «Franchino vocalist e spesso lo affiancavo ad Alessandro Esse di Radio mare». E ricorda sempre il “padre” dell’Imperiale club: «Tra gli aneddoti con l’amico Franchino mi piace ricordare quelli di Rimini: per diversi anni lui – con molte altre persone dello staff – era mio ospite nelle giornate del salone di Rimini dedicato al mondo delle discoteche. Giravamo insieme sulla mia Rolls-Royce verde e durante le serate gli feci conoscere molti dj internazionali nelle varie tappe delle discoteche romagnole più note con cui ho avuto sempre legami e conoscenze», fa notare. E aggiunge su Franchino: «“Mister vivere per vivere”, come si faceva chiamare, riprendendo proprio una grande scritta all’Imperiale. Un pregio? Proprio questo, il “vivere per vivere”, la sua spontaneità, l’energia. Un difetto? Non aver continuato la sua storia e il suo percorso artistico e umano all’Imperiale che di fatto lo aveva creato come vocalist», sottolinea.

«Ecco com’è andata»

E chiude a proposito: «La vera consacrazione di Franchino è stata lì, all’Imperiale: nessuno ha “strappato” Franchino dall’Imperiale – spiega riferendosi all’intervista al direttore artistico dell’Insomnia di Ponsacco, Antonio Velasquez, che Pannocchia definisce un amico e lo chiama scherzosamente Bartali, giocando con la dicotomia Coppi-Bartali del grande ciclismo –. Franchino è rimasto qui fino alla fine del 1994, da grande amico, qui con noi», conclude Roberto non prima di dire “sì” alla sua partecipazione a un eventuale evento per celebrare il grande vocalist.

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