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Turismo, cosa deve fare la Toscana per crescere? La ricetta della manager Dina Ravera

di Barbara Antoni
Turismo, cosa deve fare la Toscana per crescere? La ricetta della manager Dina Ravera

È la presidente di “Destination Italia Group”: «Bisogna essere molto più organizzati di quanto lo si è adesso, bisogna avere aziende e persone capaci»

28 aprile 2024
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Un cambio di passo, una visione totale, molta professionalità: di questo ha bisogno il turismo per acquisire il giusto ruolo in un paese-gioiello qual è l’Italia. È la visione di Dina Ravera, presidente di “Destination Italia Group”, travel tech company specializzata nella creazione di itinerari su misura di fascia alta: una top manager che nella sua brillante carriera si è messa in gioco in settori molto diversi, sempre con grandi risultati.

Presidente Ravera, molti territori, anche in Toscana, hanno virato sul turismo come principale vettore di sviluppo. Ma il risultato non sempre può dirsi soddisfacente.

«Fino al periodo pre pandemico si è dato si è dato per scontato che il turismo fosse rilevante per portare gli italiani in Italia e all’estero: era il tipo di attività delle più grandi realtà del settore. Per questo non si sono mai creati gruppi che portassero turisti di alta gamma in Italia: una sfida che implica complessità. Per promuovere la Toscana nel suo complesso si debbono individuare tutte le sue caratteristiche, dall’enogastronomia ai percorsi in bicicletta: per farlo bisogna essere molto più organizzati di quanto lo si è adesso, bisogna avere aziende e persone capaci. E il supporto della tecnologia. Devi essere forte, ma devi avere anche la capacità di portare con te chi si occupa di questa materia: istituzioni regionali, comunali, le associazioni del territorio e chi da sempre vi ha fatto turismo».

Per promuovere un territorio, qual è l’approccio migliore?

«L’attenzione e il rispetto per quello che c’è: la priorità per me è questa. L’approccio che stiamo seguendo è proprio stare a fianco di Regioni e Comuni per ragionare con loro su quel che stanno facendo per il turismo: diamo loro il nostro supporto. E lavoriamo con le strutture presenti per far capire loro come presentare quello che hanno. Ad esempio in Lucchesia, dove si possono fare tantissime esperienze: le cantine, le passeggiate, ma tutto deve essere perfettamente organizzato per il turista».

Molte città d’arte, anche toscane, sono sovraffollate turisti.

«È questione di programmazione. Noi abbiamo creato una rete di promozione che copre tutto il mondo e in modo costante. Resto stupita nel vedere che alcuni nostri competitor come promozione fanno due fiere l’anno in Italia. Invece la rete di promozione deve lavorare tutto l’anno. E deve essere chi fa promozione ad andare nei luoghi, a conoscerne le caratteristiche. L’Italia è così piccola, ma così bella che non ci vuole tantissimo per trovare appassionati di singoli settori. Ma devi essere proattivo. Il mercato è infinito rispetto alle nostre dimensioni: per questo la promozione va fatta a braccetto con le istituzioni».

Voi state lavorando anche su spunti originali per la promozione.

«È ancora in vigore ma sta per scadere la norma che incentiva i produttori stranieri a girare fiction in Italia. È stato il motore che ha fatto conoscere la Puglia. Ho chiesto al ministero che sia prorogata. C’è il turismo delle radici: nel mondo vivono 85 milioni di persone terza e quarta generazione di chi partì dall’Italia 150 anni fa. Sono concentrati in America Latina, Usa, Canada e Australia. Se riuscissimo a portarli in Italia ne diventerebbero i maggiori ambasciatori».

Un elemento che ostacola il turismo è il personale, che è poco e a volte poco qualificato.

«Le istituzioni possono essere d’aiuto defiscalizzando le aziende: è lì che l’istituzione deve essere presente. Se vogliamo attrarre persone in un settore duro come il turismo, le devi pagare bene. Se invece proponi contratti non interessanti, non si genera personale qualificato che invece può essere un moltiplicatore per l’impresa. Bisogna fare questo se si vuole implementare il turismo senza accrescere i flussi».

Venezia ha dato il via al ticket d’ingresso in città, se ne è parlato anche per Firenze. Lei cosa ne pensa?

«Sono d’accordo, lo trovo corretto. A Venezia è stato introdotto senza penalizzare i residenti in Veneto, chi lavora a Venezia, i parenti fino al terzo grado. Un turista che arriva dev’essere consapevole che Venezia, come Firenze, è un gioiello».

Parla di turismo con passione.

«Ho lavorato nel settore oil & gas con mcKinsey, nella telefonia con Wind. Mai mi ha abbandonato la passione per le persone, la passione di condividere progetti anche molto difficili»

Se Marisa Bellisario, l’imprenditrice che conobbe, da neo diplomata, a un incontro di orientamento alla Bocconi e la incoraggiò a proseguire gli studi sapesse del suo successo, cosa direbbe?

«Sono convinta che sia felice, mi continua ad aiutare. È stata una grande donna generosa: furono i cinque minuti che cambiarono la mia vita. Ora sento il dovere di restituire al Paese quello che lei mi ha trasmesso».


 

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