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Liberazione: il personaggio

Il 25 Aprile di Finaz: «Con la Bandabardò continuiamo a suonare nel nome di Erriquez, la nostra musica contro il fascismo»

di Francesco Paletti
Finaz dei Bandabardò
Finaz dei Bandabardò

Oggi il concerto a Fornacette, in provincia di Pisa. Sul palco farà il suo esordio Cisco

24 aprile 2024
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«Negli ultimi trent'anni ho trascorso sempre il 25 Aprile sul palco a suonare insieme alla “Banda”». «E non è successo per caso». Benvenuti nel mondo di “Finaz”, al secolo Alessandro Finazzo. E anche in quello della Bandabardò, lo storico gruppo fiorentino che ha fondato insieme a Enrico Greppi, per tutti “Erriquez”, prematuramente scomparso nel 2021. Una di quelle band che per la Festa della Liberazione ha sempre scelto di esserci e che oggi (dalle 18 in piazza della Resistenza), insieme a Cisco, farà il suo esordio sul palco di Fornacette, frazione di Calcinaia, in Valdera, alla 20ª festa organizzata dal Comitato 25 Aprile. «Lì non abbiamo mai suonato: ci siamo andati vicinissimi nel 2020, era già tutto organizzato ma dovemmo rinunciare per la pandemia».

Perchè dice che non è successo per caso?
«Perché è stata una scelta. È il nostro modo di celebrare il 25 Aprile che è una data fondativa per la storia italiana: suoniamo, perché questo facciamo di mestiere. Ma soprattutto sentiamo il dovere di esserci come cittadini e persone: si festeggia la liberazione da quell'immane tragedia che è stato il fascismo e si celebra chi ha lottato e pagato anche con la vita per liberarci dall'oppressione e darci la democrazia. Anzi, esserci oggi è più importante che in passato».

Perchè?
«Perchè stiamo vivendo una stagione di revisionismo molto preoccupante in cui sembra quasi che si possa lavare la memoria. Per me, ad esempio, è inquietante sapere che il presidente del Senato, seconda carica dello Stato, ha in casa un busto di Benito Mussolini».

Lo sa che sta parlando di politica?
«Se mi domanda del 25 Aprile che altro dovrei fare? (sorride, ndr) Spero non sia un problema, comunque».

Gliel'ho chiesto perché c’è chi pensa che gli artisti non dovrebbero esporsi politicamente.
«La “Banda” non l'ha mai pensata così. Una delle nostre primissime canzoni si chiama “Il Circo Mangione” ed è una allegoria dell'Italia di Tangentopoli e del passaggio da prima a seconda repubblica. Erriquez l'aveva scritta qualche anno prima che noi la incidessimo».

Lei cosa faceva allora?
«Studiavo filosofia a Pisa ed ero un'attivista della “Pantera”: presi anche qualche manganellata».

Le hanno prese anche altri studenti pisani il 23 febbraio scorso.
«È un segno dei tempi, molto preoccupante. Come si fa a picchiare dei ragazzi che scendono in piazza per la pace e dire “stop al genocidio” in Palestina? Da padre, la cosa più inquietante è stata la gioia con cui alcuni poliziotti hanno manganellato chi ha partecipato a una manifestazione assolutamente pacifica. Serve il codice identificativo sui caschi delle forze dell'ordine».

Le causo dolore, cambiando discorso, se le domando com'è la Bandabardò senza Erriquez?
«Un po' sì. Ma capisco la domanda. E venuto a mancare il frontman del gruppo e colui che, insieme a me, scriveva le canzoni. E io ho perso un fratello: per un anno ci siamo fermati e personalmente ero convinto che continuare non aveva più senso».

Che cosa le ha fatto cambiare idea?
«I tantissimi che ce lo chiedevano. E poi Erriquez: negli ultimi tempi, quando ormai era chiaro ciò che sarebbe accaduto, mi aveva detto di non spegnere la Bandabardò»

Da qui la collaborazione con Cisco, ex frontman dei Modena City Ramblers?
«È un progetto bellissimo che si è tradotto in un album e in tanti concer\ti: ma finirà il 25 ottobre con l'ultima esibizione».

E dopo?
«Non lo so. Bandabardò è sempre stato un gruppo pulito e genuino. Fino a che potremo esserlo, continueremo a suonare».

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