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Toscana, il posto fisso non attira più: in tanti dicono no. I motivi dietro la scelta

di Martina Trivigno
Toscana, il posto fisso non attira più: in tanti dicono no. I motivi dietro la scelta

Rinuncia il 40% dei vincitori di concorso. Nei Comuni mancano ingegneri e ragionieri

11 febbraio 2024
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Ricordate “Quo Vado?”, il film del 2016 con Checco Zalone nei panni di un impiegato disposto a tutto pur di mantenere il posto fisso? Erano otto anni fa e da allora, almeno in Toscana, sembra un’altra epoca. Infatti, grazie a uno studio dell’Irpet si scopre che la nostra regione è diventata un po’ la patria di coloro che dicono addio al mito del posto fisso. Insomma, gli “anti Checco Zalone”. Il fenomeno ha una portata nazionale ma la Toscana fa la sua parte con il 40 per cento dei vincitori di concorso negli enti regionali e locali che rinuncia al posto. Le motivazioni possono essere diverse: da stipendi (iniziali) bassi a scarse possibilità di carriera fino alle distanze per raggiungere il luogo di lavoro. E così i giovani – soprattutto gli under 35 (ma non solo) – scelgono altre strade. Nel privato, soprattutto, che oggi fa concorrenza al pubblico.

Tecnici cercansi

Simone Gheri, direttore di Anci Toscana, l’Associazione nazionale Comuni italiani, spiega che negli enti pubblici e regionali mancano perlopiù ingegneri (in particolare elettronici), architetti e, tra gli amministrativi, ragionieri. Quasi un vincitore di concorso su due sceglie di non firmare il contratto e il 6 per cento del totale dei vincitori, nonostante la presa di servizio, si dimette dopo tre mesi. «Assistiamo a un’inversione di tendenza rispetto agli anni scorsi e molti scelgono il privato – spiega – Più di tutto pesa la rigidità degli stipendi del pubblico impiego che non attrae o trattiene i migliori talenti, offrendo condizioni migliori di quelle che potrebbero ottenere nel privato. Un professionista che guadagna 1.200 euro al mese, se trova qualcosa di meglio nel privato, se ne va. A questo, poi, si aggiungono anche le scarse possibilità di fare carriera». Ormai è una vera e propria emorragia tant’è che le difficoltà più grandi si sono registrate per i progetti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Per far fronte a questa emergenza, il personale di Anci ha dato supporto ai Comuni, ad esempio per la rendicontazione o per le procedure di gara: è solo una toppa, ma il buco resta», precisa il direttore.

Il maxi esodo del 2030

Neppure le prospettive nel medio-lungo periodo, però, sono rosee se consideriamo la prossima uscita dal pubblico impiego, per raggiunti limiti di età, di una larga parte di quanti oggi ne fanno parte: secondo l’Irpet, gli over 55 rappresentano ormai il 40 per cento dei dipendenti a tempo indeterminato e molti di loro andranno in pensione nei prossimi anni. Sì perché, spiega Fulvia Damiani, segretaria generale Funzione pubblica Cgil – da qui al 2030 ci saranno in Italia 700mila lavoratori in meno nella pubblica amministrazione, di cui 220mila in meno nelle funzioni locali, sui 490mila attualmente occupati. «In Toscana – precisa la sindacalista – sono circa 32mila gli addetti nelle funzioni locali, dunque si possono ipotizzare oltre 10mila cessazioni entro il 2030».

Flop selezioni

Per 100 posti a tempo indeterminato lasciati scoperti per l’uscita di dipendenti pubblici dal comparto, oggi ne vengono ricoperti con nuovi ingressi 72, mentre fino al 2008 la compensazione era pressoché totale. Tradotto: lo sblocco del turnover e la ripresa dei concorsi non sono stati sufficienti a rinnovare il personale degli enti locali e regionali. In pratica, i lavoratori della pubblica amministrazione preferiscono andarsene perché demotivati da un punto di vista professionale oltre che economico. Da una lettura dei dati relativi alla partecipazione ai concorsi pubblici svolta da ForumPa, emerge infatti una minore attrattività delle selezioni del pubblico impiego rispetto al passato, come dimostra la riduzione del numero dei candidati che si fanno avanti per entrare in Comuni, Province e Regioni: dal 2020 ad oggi sono più che dimezzate le domande ed è diminuita di circa il 35 per cento la partecipazione alla prova preselettiva (per accedere a quella scritta) . «Per fare un esempio: al concorso per istruttori amministrativi (diplomati) bandito dalla Regione Toscana nel 2020 ci furono 10mila domande contro le 3.400 presentate per lo stesso tipo di concorso nel 2023, ma soltanto in 979 si sono presentati alla preselezione», sottolinea la sindacalista.

Il caso Arti

In Arti, Agenzia regionale toscana per l’impiego, per passare dai 405 lavoratori del 2019 ai 970 del 2024 sono state necessarie 915 assunzioni, di cui 350 cessazioni. «Non possiamo più aspettare, occorre rinnovare il contratto nazionale per aumentare i salari: il comparto delle funzioni locali è quello più povero a livello di contratto – commenta Damiani – È fondamentale, poi, valorizzare il personale e un piano straordinario di assunzioni. I lavoratori pubblici hanno un’età media di oltre 50 anni e entro qualche anno andranno in pensione. Se non invertiamo questa tendenza ci ritroveremo servizi pubblici sempre più impoveriti, non in grado di garantire quei livelli che i cittadini meritano. Abbiamo bisogno di investimenti nella qualità e nell’innovazione delle pubbliche amministrazioni, partendo da un piano di assunzioni, per potenziare e garantire migliori servizi ai cittadini».l

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