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Il mondo del lavoro

Mirko da architetto indebitato a insegnante precario e felice: «Per vivere ero finito a coltivare verdure e venderle»

di Ilenia Reali
Mirko Borgioli
Mirko Borgioli

La scelta dopo che con la partita Iva non riusciva più a farcela: «Pensavo che con il mio mestiere sarei riuscito a cavarmela, prima di insegnare ho fatto il bidello»

11 febbraio 2024
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Mirko Borgioli, 49 anni, pistoiese, si è laureato in architettura nel 2004. Grandi doti di disegno ed enorme creatività non mise tempo in mezzo, prese la partita Iva e si iscrisse all’Ordine avviando fin da subito un po’ di collaborazioni. Oggi, 20 anni dopo, Borgioli fa l’insegnante di sostegno con contratti rinnovati annualmente. «Sono ancora precario ma sono rinato, finalmente non ho più pensieri», commenta raccontando la sua esperienza in controtendenza rispetto allo studio Irpet. «Il posto fisso? La penso come Zalone», sorride.

Racconta la sua fase da architetto. «Prevalentemente, per il 90% lavoravo con uno studio, il 10% con clienti privati. Entrare nella professione, almeno che tu non abbia già una famiglia inserita nel settore, è complicato: il mercato è saturo. Io speravo di raggiungere obiettivi più alti lavorando molto. Mi dicevo: “ora tiro la cinghia ma pian piano...”».
La crisi
Pian piano però è arrivata la crisi dell’edilizia che nel 2008 spazzò via numerose aziende lasciando solo quelle ben solide così come resistettero i tecnici – geometri architetti e ingegneri – ormai ben avviati. Mirko Borgioli dovette reinventarsi perché con la sua partita Iva non riusciva ad andare avanti. Mandò curricula ovunque. «Ai supermercati, in alcune società partecipate. Andava bene qualunque lavoro ma quella laurea pesava come un macigno: troppo specializzato. Ero preoccupato, non sapevo dove sbattere la testa. Presi in affitto un terreno e cominciai a coltivare verdure che vendevo nei mercati di Campagna amica. Sono andato avanti così per un anno e mezzo».
L’incontro e la svolta
Poi l’incontro che a Borgioli, ormai architetto solo sul certificato di laurea, ha cambiato la vita. «Trovai un’amica che mi disse che avevano aperto una finestra per iscriversi nelle graduatorie per fare il bidello a scuola. Lei era imbarazzata (“Anche se hai la laurea», mi disse), io ormai avrei fatto qualunque tipo di lavoro. E mi iscrissi. Per un anno non ne seppi di nulla, poi all’improvviso mi chiamarono per una settimana di sostituzione. Ci pensai un po’ ma decisi di provare, anche se solo per una settimana. Cominciarono a richiamarmi e scoprii che l’ambiente scolastico mi piaceva anche da custode».
Insegnante: la nuova vita
Poi il secondo incontro importante al supermercato. «Trovai un’amica, compagna d’università che non vedevo da anni. Lei aveva scelto la scuola da subito. Le dissi che era andata male con la partita Iva e che facevo il bidello (“Mirko perché il bidello? Puoi insegnare”). Mi aprì un mondo. Mi raccontò che era bello, che avrebbero riaperto le graduatorie. Potevo insegnare arte e immagine, tecnologie alla scuola media inferiore e anche storia dell’arte alle superiori. Andai alla Cisl Scuola e mi aiutarono, gentilissimi, a fare la domanda per la terza fascia. Era luglio».

A ottobre l’architetto Borgioli accettò il primo incarico da supplente di sostegno. «Mi è piaciuto. E ho continuato. Da 5 anni a settembre mi danno l’incarico, nel frattempo sono salito in graduatoria, con scadenza 30 giugno, in una scuola media vicino a casa. In estate ho l’indennità di disoccupazione».E anche da precario nella scuola è molto meglio che fare l’architetto con la partita Iva. «Mi pagano 1.600 euro netti per 18 ore. La cifra è compresa ovviamente del lavoro di preparazione e correzione dei compiti, delle riunioni. So che quello è il mio stipendio, pago il mutuo, progetto le vacanze, le spese e la mia vita. Quando ho dovuto chiedere qualche finanziamento, leggono ministero dell’istruzione e non fanno una piega. Ma soprattutto non mi arrivano migliaia di euro da pagare per l’Iva senza che io sappia come trovare i soldi perché magari ho avuto delle spese. So qual è il mio stipendio e su quello mi taro. Senza notti insonni».
 

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