Il Tirreno

Toscana

L'intervista

«Arrivano i missili, devo scendere nel bunker»: Tommaso, ballerino toscano sotto le bombe

di Tommaso Silvi
«Arrivano i missili, devo scendere nel bunker»: Tommaso, ballerino toscano sotto le bombe

Una telefonata surreale e drammatica con il 25enne di Pontedera che lavora in Israele nella compagnia più importante del Paese. «Quando Hamas ha lanciato l'attacco stavo dormendo, mi sono svegliato in mezzo alla guerra»

3 MINUTI DI LETTURA





«Devo staccare, scusami. Hai sentito? Vuol dire che dobbiamo subito andare di sotto». Sul display del cellulare – tra le icone di Instagram e Facebook – compare un’altra applicazione. È «un sistema di avvertimento per quando vengono lanciati missili verso di noi».

 

«Sul cellulare in tempo reale si ricevono non solo l’allarme, ma anche informazioni sul luogo di partenza del missile e una stima del punto in cui potrebbe cadere, nel caso in cui non venisse intercettato in fase di volo, come accade la maggior parte delle volte grazie ai potenti sistemi difesa israeliani».

 

Quando dice che deve andare di sotto sta parlando nel bunker sotterraneo del palazzo in cui abita. «Quando suona la sirena vuol dire che c’è un attacco missilistico in corso – racconta –. Abbiamo un minuto e mezzo per sistemarci nel bunker insieme agli altri condomini e possiamo uscire dopo almeno dieci minuti, se non sentiamo ulteriori allarmi».

 

Tommaso Zuchegna da circa due anni vive a Tel Aviv, in Israele, ed è un ballerino professionista della Vertigo Dance Company, una delle realtà artistiche più importanti di Israele, supportata anche dal ministero della Cultura. «Ci alleniamo otto ore al giorno – racconta il 25enne originario di Pontedera, in provincia di Pisa – ma da giovedì della scorsa settimana (5 ottobre, ndr) l’attività è sospesa. Ci limitiamo ad alcune videochiamate in cui ci vengono spiegate alcune esercitazioni da fare in casa. Nella speranza di poter presto tornare a ballare tutti insieme».

 

La Vertigo si è fermata per la guerra. Dopo la pioggia di missili che si è abbattuta su Israele sabato mattina (7 ottobre, ndr) dal fronte palestinese, per mano di Hamas. «Stavo dormendo, le prime sirene non le ho sentite. Mi ha svegliato il mio ragazzo dicendomi di sbrigarmi e andare con lui nel bunker. Da giorni scendiamo più di una volta al giorno, gli allarmi nell’arco della giornata sono parecchi». Tra una notifica anti-missili sull’Iphone e una corsa per mettersi al sicuro dalle bombe. La vita in Israele, ora, va avanti così. «Quando possiamo – continua Tommaso – usciamo a fare un po’ di spesa e riforniamo la dispensa di casa, perché in base all’evolversi del conflitto potremmo ritrovarci costretti a stare rinchiusi anche per diversi giorni».

 

Tommaso racconta la sua vita con la guerra a un passo – «il fronte, per il momento è a una quarantina di chilometri da casa mia», spiega – sfoggiando una tranquillità quasi incomprensibile. «La gente in Israele, soprattutto a Tel Aviv, si fida della difesa nazionale. Non c’è la sensazione che qua possa accaderci qualcosa».
 

 

Esattamente il contrario di ciò che stanno vivendo i cittadini del sud del Paese, cuore del conflitto. «Anche a nord la situazione si sta complicando», puntualizza Tommaso. I due volti di Israele. A Tel Aviv le giornate che si consumano nella (quasi) normalità, ad alcune centinaia di chilometri di distanza il terrore seminato da Hamas. Atmosfere differenti, ma stesso dolore. «Molti dei miei colleghi – prosegue il 25enne – hanno perso parenti e conoscenti negli attacchi di questi giorni. Le videochiamate giornaliere organizzate dalla compagnia per cui lavoro servono anche a confortare quei ragazzi che si sono ritrovati a fare i conti con la parte più cruda della guerra, la morte». Al momento non si profila un obbligo delle autorità italiane di tornare a casa, e Tommaso a volare in Italia non ci pensa nemmeno.

 

«Con il mio compagno ci stiamo dando da fare, nel nostro piccolo, per aiutare chi non ha più niente, chi è costretto a fuggire lontano dalla propria abitazione per non rischiare di essere ucciso. Fino a pochi giorni fa abbiamo ospitato due persone...». Un secondo di silenzio e la voce di Tommaso Zuchegna torna nitida e chiude con una frase che ormai è normalità: «Dobbiamo andare di sotto. Arrivano i missili».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Pontedera, due dipendenti Pam trasferiti a cento chilometri di distanza – Scatta lo sciopero dei colleghi: «È vergognoso»

di Danilo Renzullo
Speciale Scuola 2030