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L'intervista

Terremoto in Toscana, il sismologo: «Rimasti sorpresi dai pochi danni, ora dobbiamo studiare la faglia»

di Sara Venchiarutti
Terremoto in Toscana, il sismologo: «Rimasti sorpresi dai pochi danni, ora dobbiamo studiare la faglia»

Carlo Meletti (Ingv): «Lo sciame calerà di intensità, ma non escludiamo nulla. Due le possibile ragioni di un impatto quasi nullo sugli edifici»

18 settembre 2023
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Per diversi giorni la terra attorno a Marradi tremerà ancora. «Dopo un sisma di questa magnitudo, è normale che seguano per diversi giorni delle scosse di assestamento».

Lo spiega il sismologo dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) Carlo Meletti. In genere sono più lievi rispetto a quello di ieri mattina. E infatti «probabilmente lo sciame sismico andrà a scemare, ma in questo momento non possiamo escludere nulla». Anche se di solito, per avere un sisma di pari potenza, si devono attivare le faglie vicine, ma «nel caso di Marradi la magnitudo è stata troppo bassa perché questo si verifichi».

Professore, ora si stanno susseguendo tantissime scosse: cosa vuol dire?

«È normale, dopo un 4.9 ci sono delle repliche che insistono nella stessa zona, che continueranno per diversi giorni».

C’è la probabilità che ci siano terremoti di magnitudo simile?

«Di solito questo avviene se vengono attivate altre faglie, individuate con delle analisi particolari, quindi non le conosciamo tutte. Ma il vantaggio che abbiamo è che per quella zona c’è un catalogo di terremoto lungo mille anni, e quindi sappiamo la sismicità del luogo. In ogni caso servono magnitudo più elevate perché si verifichi un effetto di propagazione verso altre faglie».

Marradi è in una zona conosciuta per la sismicità.

«In passato si sono verificate scosse ben più forti, come quella del 1919, con un epicentro un po’ più spostato verso Borgo San Lorenzo e una magnitudo 6.4 – quindi proprio un altro ordine di grandezza-, che distrusse diversi paesi e fece un centinaio di vittime. Il fatto che questa zona fosse sismica lo sapevamo, anche se non si può dire quando e dove si verificherà un terremoto. Dal Duemila ci sono state circa 9 scosse più o meno con magnitudo superiore a 4».

Questo cosa ci dice?

«Tutto l’Appennino si sta spostando verso nord est, verso l’Adriatico. Non è però un movimento unico: la parte più montagnosa, sul versante romagnolo, si muove un po’ più velocemente del versante tirrenico. Questa differenza di velocità - parliamo di millimetri all’anno - fa sì che nel mezzo si apra uno spazio, lungo il quale lavorano le faglie, tanto è vero che noi abbiamo delle valli – la Lunigiana, Garfagnana, il Mugello – che in realtà sono tutte depressioni formatesi perché una porzione scende e va a riempire lo spazio che si crea».

E il terremoto come si verifica?

«Lungo la faglia, che corre circa in corrispondenza del crinale appenninico, si accumula dell’energia fino a che non si raggiunge il limite di sopportazione. Come quando si prova a spezzare un ramo di legno, che si deforma finché la forza non è tale da spaccarlo».

Se si muovono a due velocità diverse, è possibile che la parte emiliana si stacchi dalla toscana?

«No, si formano le valli. Semmai, visto che l’Appennino si sta spostando, tra milioni di anni si chiuderà il mare Adriatico».

Perché questo terremoto, pur avendo una magnitudo importante, non ha causato grossi danni?

«È sorprendente che abbia fatto così pochi danni. In Italia con un terremoto di questa magnitudo ci si aspetta più conseguenze – non in termini di crolli – perché abbiamo un patrimonio edilizio molto vecchio. Nei prossimi giorni, raccogliendo dati sismici puntuali, bisognerà capire se c’è stato un motivo particolare, magari come si è mossa la faglia».

Ci sono già delle ipotesi?

«Il nostro sospetto, ma dobbiamo vedere i dati di tutte le stazioni, è che le onde sismiche si siano propagate molto verso est, invece che concentrarsi sulla zona sopra il terremoto. Un’altra ragione, sempre da verificare nelle prossime ore con gli ingegneri, è che gli edifici abbiano una resistenza migliore».

La posizione dell’ipocentro?

«Questo sisma è avvenuto alla profondità media dei terremoti che si verificano nell’Appennino, abbastanza in superficie. Questo semmai spiega come mai sia stato avvertito in modo così forte in un’area così vasta. Trattandosi di una profondità normale, non c’è nessuna particolarità che possa spiegare i pochi danni».

Come mai si verificano dei danni in un punto, e in un altro no?

«Entrano in gioco tantissimi parametri, tra cui la distanza dall’epicentro, il tipo di suolo su cui sono costruite le case. Poi le onde non si propagano tutte nello stesso modo, in alcune direzioni sono più forti, ma anche questo va studiato, non si può dire ora».

Nelle ultime settimane in Italia si sono verificati dei terremoti: Napoli, le Marche. Sono collegati?

«Quello napoletano è stato causato dai movimenti sotterranei del vulcano. Nel caso delle Marche non si tratta - come per Marradi - di un’estensione (le placche si allontanano), ma di una compressione. Lì poi la sequenza sismica sta andando avanti da quasi un anno. In ogni caso non c’è una correlazione diretta».
 

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