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La testimonianza

Aumento dei tassi, la decisione dolorosa di Francesco: «Costretto a scegliere se fare figli o pagare il mutuo»

di Martina Trivigno

	Francesco Accioli 41 anni, disegnatore meccanico di Prato
Francesco Accioli 41 anni, disegnatore meccanico di Prato

La storia di un 41enne di Prato. In 7 anni le rate sono aumentate del 53%: «Non ce la faccio più»

14 settembre 2023
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«Non faccio figli perché non posso permettermi di camparli». Francesco Accioli, 41 anni, disegnatore meccanico di Prato, ricorda ancora quando tutto è iniziato.

Ma allora – era il 2015 – non poteva sapere che il suo sogno si sarebbe trasformato in un incubo. E che accendere un mutuo trentennale sarebbe stato l’inizio di un calvario. No, non immaginava proprio che il tasso variabile l’avrebbe perseguitato. Scuote la testa mentre racconta la sua storia. Perché, ieri, la Bce ha varato un altro aumento dei tassi d’interesse. L’ennesimo. «Non ce la faccio più», spiega. Davanti a sé, infatti ha ancora 22 anni di rate: «In pratica lavoro per pagare il mutuo», aggiunge.

Perché ha deciso di accendere un mutuo?

«Era il 2015 e volevo realizzare un sogno: acquistare una casa, la mia casa. Un’abitazione senza troppe pretese in realtà, quattro vani, 90 metri quadrati, e un garage. Così sono andato in banca e ho avviato le pratiche per il mutuo».

E come è andata?

«La banca non mi ha concesso il mutuo a tasso fisso così mi sono dovuto accontentare di quello a tasso variabile. Non potevo prevedere, però, quello che sarebbe accaduto poi».

A quanto ammonta il mutuo?

«Circa 147mila euro da estinguere in 30 anni. Ho iniziato a pagare e la prima rata, in effetti, era sostenibile: 575 euro. Oggi, invece, pago 883 euro: in sette anni quella stessa rata è aumentata di oltre il 53%. Sta diventando insostenibile e alla banca devo ancora restituire 118mila euro».

Come sta affrontando la situazione?

«È molto difficile. Quando ho acceso il mutuo, nel 2015, ero da solo. Ora, con me, vive la mia fidanzata che, però, è disoccupata. Con uno stipendio solo è dura tirare avanti. Senza considerare che non è soltanto la rata mensile ad aumentare, ma, più in generale, anche il costo della vita: con i prezzi alle stelle non resta che fare delle rinunce».

Quali?

«Anche quelle più semplici come, ad esempio, andare a mangiare una pizza fuori. Ma, in fondo, c’è anche chi sta peggio di me perché, nonostante difficoltà e rinunce, più o meno riesco a concludere il mese in pareggio. Va detto: soltanto perché ho un contratto a tempo indeterminato».

Hai mai il dubbio di non riuscire a pagare la rata?

«Sì. Dal 2015, la rata è aumentata di 308 euro. Soltanto durante la pandemia i tassi si sono stabilizzati un po’; poi, purtroppo, è stato un crescendo. E stando alle previsioni, ci saranno nuovi aumenti. Questo significa investire oltre metà del mio stipendio nel mutuo: per quanto potremo resistere in questo modo?».

E la banca?

«Sono andato in banca, ho scritto pure un paio di mail, chiedendo di rinegoziare il mutuo. Niente, non ho mai ottenuto risposta. Intanto i tassi aumentano e io sono sempre più in difficoltà».

Quali ripercussioni ha tutto questo sulla sua vita?

«Ad esempio che non faccio figli perché non posso permettermi di camparli. Ma c’è anche chi sceglie di andarsene dall’Italia, come sta facendo un mio amico».

Anche lei ci ha pensato?

«Sì, in un primo momento. Per dire: in Belgio anche le casalinghe hanno uno stipendio. Poi, però, ho scelto di restare. Non credo che fuggire da questo Paese sia la soluzione. Dobbiamo far sentire la nostra voce».

In che modo?

«Servono mobilitazioni, manifestazioni, proteste. Il governo non può accettare tutto questo in modo passivo, servono azioni mirate. Gli italiani sono in ginocchio. È la nostra Costituzione a parlare del diritto dei cittadini a vivere «un’esistenza libera e dignitosa». Ecco, da tempo la dignità ci è stata negata, costringendoci a fare delle scelte di vita, spesso limitanti».

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