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Sanremo, la terza serata è fatta di pace, lavoro e diritti: tra la Terra Promessa e uno duetto speciale

di Andrea Marini
Eros Ramazzotti e Teresa Mannino
Eros Ramazzotti e Teresa Mannino

Gli appelli di Ramazzotti, Massini e Jannacci. Fiorello “soccorre” Ama sulla polemica dopo l'ospitata di John Travolta

08 febbraio 2024
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SANREMO. E alla terza puntata, il Festival di Sanremo 2024 scoprì l’impegno. L’impegno per la pace nel mondo e quello per il diritto di avere un lavoro sicuro e dignitoso. Obiettivi che chiamano tutti ad impegnarsi in prima persona. A spronare la platea dei “divanati” davanti alla televisione - giovedì 8 febbraio - ci hanno pensato in rapida successione Eros Ramazzotti e il duo Stefano Massini-Paolo Jannacci.

Terra promessa
Il primo è tornato da trionfatore, a quarant’anni esatti da quella sera, nel cuore degli anni Ottanta, i mitici anni Ottanta, in cui giovanissimo e timidissimo vinse “Sanremo Giovani” con quella “Terra promessa” che è diventata un inno generazionale. Un inno dal sapore quanto mai attuale che Eros ha riproposto tra le ovazioni del pubblico e con un finale diverso, trasformato in un inno spiritual in favore della pace. Un momento emozionante in cui il pubblico segna il tempo con le mani e Ramazzotti ricorda i bambini in guerra. «Quasi 500 milioni di bambini non vedranno mai la terra promessa – dice – Basta sangue, basta guerre. Pace. I nostri pensieri forever». Eros era il super ospite italiano da celebrare, della seconda serata dedicata al riascolto delle canzoni. La seconda quindicina per andare a comporre la classifica provvisoria. Uno spettacolo in cui Teresa Mannino, la co-conduttrice, ha cercato di risollevare l’animo abbacchiato di Amadeus, colpito dalle polemiche sul caso Travolta. In suo soccorso è arrivato anche Fiorello “complice” la sera precedente del “momento imbarazzante” con Travolta. «Ama, ci stanno insultando tutti. Se avessimo scippato due anziani fuori dalla posta ci avrebbero insultato di meno... Lo scippo è meno grave del ballo del qua qua». Così Fiorello in collegamento con Amadeus dall'Aristonello, è tornato sul “caso” . «È arrivata anche una denuncia dall'associazione paperi italiani secondo cui quello che abbiamo fatto è la cosa peggiore che è successa alle papere dopo la caccia» conclude lo showman.
Massini-Jannacci
Il tempo di spegnere gli applausi e si passa a un altro momento che non può lasciare insensibili: le morti sul lavoro. Stefano Massini e Paolo Jannacci emozionano il palco dell'Ariston, durante il Festival di Sanremo, denunciando le troppe morti sul lavoro, in parole e musica, ne “L'uomo del lampo” la storia di un padre morto sul lavoro che si rivolge al figlio rimasto senza il genitore: «Sono io Miche’, sono l'uomo che ti hanno detto che un lampo ti portò via», canta Massini, al quale fa eco il ritornello di Jannacci nei versi “L'uomo del lampo che non è più tornato e videro in quel lampo e lì si addormentarono” e “Proprio quel lampo che portò via mio padre e che da quel momento è musica nel vento”. «C'è un amore di cui non si parla mai, quello fondamentale che dovremmo avere per i nostri diritti che ci spettano. C'è una parola che è bellissima: dignità, viva la dignità», ha detto Massini al termine dell'esecuzione. «Il lavoro è un diritto che non prevede la morte e proteggere i lavoratori è un dovere», il messaggio di Amadeus.

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