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Sandro Martini, il fine mostra è un abbraccio all'artista scomparso durante  l'esposizione

di Simone Fulciniti
Sandro Martini, il fine mostra è un abbraccio all'artista scomparso durante  l'esposizione

L'appuntamento andato in scena al celntro Guastalla. Il ricordo della moglie: «Vivere vicino a lui è stata un’esperienza meravigliosa. Veder nascere le opere senza fatica. Per lui era naturale la creazione»

27 febbraio 2023
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LIVORNO. Dopo quattro mesi la mostra di Sandro Martini “Come la vita” chiude i battenti al Centro Arte Guastalla. E lo fa con una serata ad alto tasso emozionale. Il destino beffardo ha voluto che Martini venisse a mancare proprio nel periodo dell’esposizione: fu presente al vernissage del 26 ottobre, e rilasciò la sua ultima intervista a noi del Tirreno. Come allora, tanta gente ha affollato le sale della galleria, per salutare un grande artista, che da Livorno è partito per operare e creare in tutto il mondo.

Il bilancio

«Una mostra andata benissimo, nonostante il brutto incidente, la morte dell’artista, che ci ha messo in difficoltà – dice Giorgio Guastalla -. La chiudiamo, con tanta gente, e con un filmato diretto da grandi nomi, che mette insieme immagini con le grandi istallazioni di Martini. Lui vive ancora con le sue opere, e continuerà a farlo. D’accordo con la famiglia, con la quale abbiamo un rapporto privilegiato, continueremo a lavorare su di lui. Un livornese andato via dalla città, e poi tornato, per essere onorato come si merita».

Il ricordo della moglie

Presente al saluto anche la moglie del pittore, Rita. «Sandro era una persona speciale – ricorda -, più unica che rara. Indistinguibile dal suo lavoro. Non faceva l’artista, lo era. Vivere vicino a lui è stata un’esperienza meravigliosa. Veder nascere le opere senza fatica. Per lui era naturale la creazione. La cosa più straordinaria che mi sia accaduta? Quando realizzò un enorme affresco a Toronto, ma non fisicamente lì. Fu composto da vari pannelli che eseguì in Italia e poi furono spediti in Canada. Prima aveva realizzato una serie di studi. Lui questi pannelli di due metri per tre lì realizzava dipingendoli a brevissima distanza. Alla fine la composizione era quasi totalmente sovrapponibile allo studio che aveva fatto. Aveva interiorizzato talmente tanto quello che voleva fare, che non aveva neppure più bisogno di guardare il modello. Il risultato finale era uguale al bozzetto che aveva preparato».

Per il futuro sono previste iniziative. «Il suo studio milanese resterà come custodia delle sue opere e testimonianza del suo lungo lavoro. Studio che già di per se è un’opera d’arte. E cercheremo con le strutture pubbliche partire da laggiù di organizzare mostre, per fare in modo che col suo operato non muoia con lui».

Il ricordo

L’ultima parola è per il professor Mattia Patti (arte contemporanea, università di Pisa) . «Con la sua scomparsa – afferma – la città perde uno dei suoi artisti di grande valore della contemporaneità. Adesso abbiamo la possibilità di ricordarlo e ci saranno occasioni per fare esperienza della lezione che ci ha lasciato. L’arte italiana nel contempo perde un altro grande maestro del secondo novecento, che ha saputo sfidare un stagione molto difficile per la pittura. Pittura che sembrava finita, soprattutto quella non figurativa. Le opere che sono state in mostra da Guastalla documentano una forte ricerca non figurativa e la capacità di lavorare con lo spazio coi materiali, con l’energia della materia pittorica molto viva. Una perdita – conclude – che può trasformarsi in un’occasione per rileggere in maniera nuova e diversa il lavoro di Martini, raccogliendo la sua lezione in modo più amplio rispetto a quanto sia stato fatto finora». l


 

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