Paperinik, 50 anni di un falso cattivo «Un supereroe pieno di debolezze»
Artibani, sceneggiatore di “Topolino”: «Nacque come personaggio negativo Quella maschera non serviva per risolvere i problemi degli altri, ma i suoi»
JEANNE PEREGO
Paperinik ha compiuto mezzo secolo, e l’’importante compleanno è arrivato proprio nel bel mezzo dei festeggiamenti per gli 85 anni di Paperino. Se, infatti, Donald Duck, Paperino, debuttò il 9 giugno 1934, la “prima” di Paperinik è stata l’8 giugno 1969 nella storia “Paperinik il diabolico vendicatore” uscita sul numero 706 di Topolino. A immaginare e a dare alla luce il personaggio fu l’allora caporedattrice del settimanale per ragazzi, Elisa Penna, che lavorò con lo sceneggiatore Guido Martina e il disegnatore Giovan Battista Carpi. Di quell’esordio e della fortuna del papero mascherato disneyano abbiamo parlato con Francesco Artibani, sceneggiatore per Topolino dal 1992, autore di numerose storie di Paperinik tra gli anni Novanta e il Duemila.
Il personaggio di Paperinik ha avuto un grande successo, perché?
«Dobbiamo partire dal momento storico in cui è nato, nel 1969, un periodo in cui in Italia i fumetti “cattivi”, quelli con la “K” finale, Diabolik, Satanik, Sadik oppure Kriminal che la “K” l’aveva all’inizio, avevano un successo enorme, avendo portato tra i lettori un genere completamente inedito, quello del crimine e del criminale anti-eroe. A quel punto con Elisa Penna, Carpi e Martina hanno creato questa versione disneyana dell’eroe mascherato “negativo” in qualche modo un antieroe . E questo è il segreto del successo di Paperinik: ,non è un eroe alla Tex Willer, ma un papero pieno di problemi che indossa una maschera per risolvere non i problemi della società ma i propri».
Nel corso degli anni il personaggio si è evoluto?
«Paperinik ha avuto un suo percorso, è partito come personaggio atipico, il vendicatore a proprio uso e consumo, poi è diventato un giustiziere a tutti gli effetti , per cui ha iniziato, per esempio, ad occuparsi di problemi ambientali. Poi, confrontandosi con i fumetti americani che avevano sempre più successo anche da noi anche lui ha preso un’altra strada, iniziando a confrontarsi con altri eroi mascherati. Diventando, quindi, un vero supereroe a tutti gli effetti».
Ora Paperinik è tornato su Topolino...
«Sì, per festeggiare i 50 anni è tornato alle origini. Su Topolino di questa settimana c’è una storia che riporta a quel 1969 e che fa capire cosa c’era dietro a quell’avventura che ha trasformato un papero “qualsiasi” in un papero mascherato».
Parlando di Paperino, perché dopo 85 anni è ancora così popolare?
«Perché è una maschera universale, è diventato una sorta di archetipo dell’uomo comune. La sua quotidianità fatta di problemi piccoli e grandi è un qualcosa che accompagna ogni nostra giornata. È un personaggio che è vicino alle persone perché è buffo, impreciso, imperfetto,fragile, ma allo stesso tempo ha una grande carica di umanità».
Qual è il suo personaggio Disney preferito?
«Paperon de’ Paperoni. Da bambino non mi piaceva un granché, ho iniziato ad apprezzarlo crescendo. È un personaggio che spesso viene liquidato in maniera superficiale come “l’avaro”, invece ha una carica umana fortissima». —
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