Super salvataggio in mare alla spiaggia della Lecciona: cinque giovani in pericolo
Viareggio, tre ragazzi sono stati trasferiti, in condizioni gravi, in ospedale
VIAREGGIO. Le grida, disperate, vengono quasi sommerse dallo scrosciare delle onde. Sono da poco passate le 11 sulla spiaggia libera della Lecciona, a Viareggio. Il mare è mosso, le correnti infide trascinano al largo, oltre la risacca e verso buche e canaloni particolarmente pericolosi anche per chi se la cava egregiamente a nuotare. «Aiuto! Aiuto! Help!» gridano dall’acqua, sbracciando a più non posso: tra le onde spuntano le teste di cinque ventenni, tutti di origini filippine. Cercano di attirare l’attenzione di qualcuno a riva, e ci riescono. Sulla battigia altre persone iniziano ad allarmarsi, chiamano aiuto.
Ma alla Lecciona la sorveglianza per i bagnanti non c’è: è un problema ormai annoso, che negli ultimi tempi presenta costantemente il suo conto (con una frequenza a dir poco impressionante), ma chi decide di andare su quella spiaggia libera (zona che fa parte del Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli) lo fa a suo rischio e pericolo. Per fortuna, però, le grida arrivano anche all’orecchio di Renato Corti, bagnino del vicino stabilimento L’Altro Mare 3. Che non ci pensa su due volte: imbraccia la tavola da salvataggio (troppo lento usare il pattino con quel tipo di onde) e si getta tra i flutti.
«Saranno stati a circa un centinaio di metri dalla riva – racconta il bagnino dell’Altro Mare 3 – a fare il bagno erano in cinque, ma in realtà era un bel gruppo di giovani filippini sulla spiaggia. Quando ho sentito le grida non ci ho pensato su due volte, anche perché erano in parecchi e io qui stavo facendo sorveglianza sullo specchio d’acqua dello stabilimento da solo. Ho preso la tavola e mi sono buttato: è vero che erano nell’area della spiaggia libera, ma non potevo di certo far finta di niente o sarebbero morti tutti». Per prima Corti issa sulla tavola l’unica ragazza presente nel gruppetto di bagnanti in difficoltà, una 23enne filippina che fin da subito capisce essere nelle condizioni peggiori. E con lei il bagnino-eroe dell’Altro Mare 3 inizia una corsa contro il tempo, avanti e indietro dalla battigia dove intanto le persone presenti sulla spiaggia libera e nel vicino stabilimento balneare si organizzano per i soccorsi: chiamato il numero unico per le emergenze 112, chi ha esperienza come soccorritore o ha una qualifica da infermiere o medico si fa avanti per prestare i primi aiuti. E man mano che i giovani vengono tratti in salvo dalla furia del mare, iniziano le manovre per farli respirare e, soprattutto, liberarli da tutta l’acqua che hanno ingurgitato mentre si trovavano in balia delle onde. In aiuto a Corti tenta di andare anche un uomo, un turista tedesco, che però finisce solo per complicare le operazioni del bagnino in quanto anche lui finisce per doverne richiedere l’aiuto, rimanendo bloccato dalla corrente. Per lui e per altri due giovani filippini il salvataggio si conclude senza particolari conseguenze. Per gli altri tre (la ragazza salvata per prima e altri due suoi coetanei) le cose sono invece più complicate. All’arrivo dei soccorsi (sul posto la Croce Verde di Viareggio e le Misericordie di Viareggio e di Stiava) vengono loro applicate le bombole d’ossigeno per evitare che perdano i sensi, visto che tutti lamentano dolori e mal di testa compatibili con un grave principio di annegamento. Stabilizzati, tutti e tre vengono condotti prima sul pickup dell’Altro Mare 3 e poi, trasferiti sulle ambulanze rimaste sul viale Europa, all’ospedale Versilia: uno resterà ricoverato in pronto soccorso, la ragazza e l’altro dei 23enni invece troveranno posto – ma anche loro in condizioni stabili – in rianimazione.
«Non è possibile continuare così – si sfoga però Corti – quando il mare è mosso alla spiaggia libera c’è sempre qualcuno che rischia di annegare. Ma se intervengo io o un mio collega qui vicino, lasciamo scoperto lo specchio d’acqua di nostra competenza. E se un bambino entra in acqua mentre sono altrove? Chi ne risponde? O prevedono un bagnino per la spiaggia libera o almeno la moto d’acqua, per agire più velocemente. Così non si può andare avanti».
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