Cinzia Dal Pino, non è finita: cosa può succedere dopo il 15 settembre
Un quadro ancora in evoluzione tra motivazioni attese, valutazioni del pm e possibili richieste della difesa sulla misura cautelare
VIAREGGIO. Il giorno dopo la sentenza che condanna l’imprenditrice balneare Cinzia Dal Pino, 66 anni, alla pena di 18 di reclusione per l’omicidio volontario per investimento mortale ai danni di Noureddine Mezgui, 52 anni, originario del Marocco, che le aveva rubato la borsa pochi minuti prima venendo poi travolto dal Suv guidato dalla donna, il sostituto procuratore Sara Polino, che reggeva l’accusa in giudizio e aveva chiesto per l’imputata la pena dell’ergastolo, valuterà con calma se presentare o meno appello alla sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Lucca presieduta dal giudice Nidia Genovese.
La posizione del pubblico ministero
Il pubblico ministero deciderà dopo aver letto le motivazioni della sentenza che verranno depositate dalla Corte entro 90 giorni. «Prima di effettuare qualsiasi valutazione – si limita a dire il magistrato – leggerò le motivazioni. Soltanto dopo la lettura prenderò le conseguenti decisioni».
I limiti normativi per l’appello del pm
Come prevede la norma i casi in cui il pm può presentare appello contro le sentenze di condanna sono decisamente limitati e riguardano essenzialmente la modifica del titolo del reato (e non è questo il caso perché l’imputazione è rimasta quella originaria di omicidio volontario) oppure per l’esclusione di un’aggravante ad effetto speciale (che comportano un aumento della pena superiore a un terzo della stessa) o per l’applicazione di una pena diversa rispetto a quella ordinaria (in riferimento all'applicazione di pene sostitutive come lavoro di pubblica utilità, semilibertà, detenzione domiciliare). Ne sapremo di più presumibilmente dopo il 15 settembre.
La posizione cautelare di Cinzia Dal Pino
Poco verosimile l’ipotesi di un possibile aggravamento nei confronti di Cinzia Dal Pino che attualmente si trova, in una posizione “congelata” dal giudice, in custodia cautelare agli arresti domiciliari. Con la sentenza di primo grado – e in attesa di ricorsi in Appello – se l’imprenditrice non violerà le disposizioni del giudice non ci sarà motivo di aggravare la sua attuale posizione in assenza dei presupposti giuridici fondamentali (inquinamento probatorio, pericolo di fuga e reiterazione del reato).
Assenza dei presupposti per misure più severe
Essendosi già svolto il processo di primo grado non c’è il pericolo che l’imputato occulti, alteri o distrugga le prove già formatesi in dibattimento e non c’è il concreto rischio che l’imprenditrice sia dia alla fuga e non esiste il pericolo concreto che la donna possa commettere di nuovo reati della stessa specie.
Possibile richiesta di attenuazione della misura
Non è quindi da escludere che, più avanti, il pool difensivo possa semmai chiedere di mitigare la misura restrittiva con obblighi di firma e di dimora in attesa del pronunciamento della Corte d’Assise d’Appello in merito alla riconfigurazione del reato.
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