Mondiali 2026, Fifa respinge la richiesta dell’Iran: Italia ripescata? L’idea del super playoff e la data limite
La federazione internazionale conferma sedi e calendario, mentre resta aperto il nodo geopolitico che potrebbe cambiare gli equilibri del torneo e riaccendere scenari inattesi
La discussione è tornata a infiammarsi, ma la posizione della FIFA non si è mossa di un millimetro. Le partite del Mondiale 2026 si giocheranno esattamente dove stabilito dal sorteggio, senza eccezioni. A ribadirlo è stata la presidente messicana Claudia Sheinbaum, che ha confermato come la richiesta dell’Iran di disputare le proprie gare fuori dagli Stati Uniti sia stata respinta per motivi organizzativi. «Spostare le partite – ha spiegato – renderebbe ingestibile tutta la macchina logistica». Una linea che trova pieno sostegno anche nel presidente Gianni Infantino, che ha voluto rassicurare sulla presenza della nazionale iraniana: «L’Iran parteciperà ai Mondiali. Ho incontrato squadra e staff, tutto procede regolarmente. Le partite si giocheranno nelle sedi previste».
Uno scenario geopolitico che resta teso
Nonostante le dichiarazioni ufficiali, il contesto rimane delicato. Le tensioni politiche, le questioni legate ai visti e i timori per la sicurezza alimentano l’ipotesi – remota ma non impossibile – di un ritiro dell’Iran. Ed è proprio questa eventualità a riaprire un interrogativo che ciclicamente torna a galla: cosa accadrebbe se una nazionale già qualificata rinunciasse al torneo? Il regolamento FIFA non offre una procedura rigida. In caso di forfait, la decisione finale spetterebbe direttamente alla federazione internazionale, che potrebbe scegliere tra diverse soluzioni: dalla promozione di un’altra squadra asiatica fino a opzioni più sperimentali. Tra le ipotesi più lineari ci sarebbe la sostituzione con una nazionale della stessa confederazione, come gli Emirati Arabi Uniti, così da mantenere l’equilibrio politico e sportivo interno all’AFC.
Il ritorno della suggestione Italia
Ed è qui che, puntualmente, riaffiora il nome dell’Italia. Una possibilità che affascina molti tifosi ma che, allo stato attuale, resta più un esercizio di fantasia che un’opzione concreta. L’idea più discussa è quella di un super-playoff tra nazionali escluse, una sorta di spareggio-lampo che ricalcherebbe il format del Mondiale per Club. Una soluzione spettacolare, ma logisticamente complessa e realizzabile solo con una forte volontà politica da parte della FIFA. Tutto, però, ruota attorno a un presupposto tutt’altro che scontato: il ritiro dell’Iran. Senza quello, ogni scenario alternativo perde senso. E anche qualora accadesse, la strada più probabile resterebbe quella di una sostituzione interna alla confederazione asiatica.
Tra politica e pallone
In definitiva, l’idea dell’Italia ai Mondiali 2026 rimane una suggestione alimentata dall’incertezza internazionale più che da reali spiragli regolamentari. La geopolitica continua a intrecciarsi con il calcio, ma per ora il campo – e la FIFA – sembrano aver già tracciato la rotta. Di sicuro circola una data limite per avere una decisione definitiva da parte dei massimi organi del pallone: il 13 maggio. Anche se è verosimile aspettarsi, anche per ragioni organizzative, che una decisione arrivi ben prima.
