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Calcio e fair play

Carrarese-Vicenza, l’abbraccio che commuove: chi sono i due giocatori avversari e come è nata un’amicizia più forte del risultato

di Luca Barbieri

	L'abbraccio tra i due calciatori a fine partita (foto dal profilo Facebook della Lega Pro)
L'abbraccio tra i due calciatori a fine partita (foto dal profilo Facebook della Lega Pro)

Il difensore azzurro Coppolaro consola Costa dopo la finale playoff: «So cosa vuol dire perdere così, ecco cosa gli ho detto»

11 giugno 2024
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CARRARA. Ci sono concetti auspicati, invocati, ma spesso utilizzati ed etichettati a casaccio, facendoci perdere la bussola, il vero significato, il perimetro. Quante volte nello sport – e nel calcio in particolare – sentiamo il termine fair play per un banale episodio che dovrebbe rappresentare la quotidianità in campo? E allora, se si dovesse cercare una definizione calzante di fair play, dovremmo prendere in prestito un’immagine da un campo di provincia. Una foto, per l’esattezza, che arriva dallo stadio dei Marmi di Carrara al termine della finale di ritorno dei playoff di Serie C.

Un rettangolo verde, intorno i tifosi di casa festeggiano la promozione storica della Carrarese in Serie B. Per dare il senso della parola “storica”: i marmiferi – con una serie interminabile di stagioni in Serie C – mancavano dalla cadetteria dal 1948. Ebbene, in mezzo a quel campo, come paracadutati in una realtà parallela, due giocatori con le rispettive maglie da gioco abbracciati.

L’abbraccio

Seduto sul campo, Mauro Coppolaro – difensore della Carrarese –, abbraccia Filippo Costa, ala del Vicenza, sdraiato in lacrime dopo aver perso la partita più importante della stagione. Una foto che sta facendo il giro dei social e non solo principalmente per la sua straordinaria spontaneità. Non è un abbraccio di quelli di rito, patinati, fatto a fine partita, la forza del messaggio è nei sentimenti: le lacrime disperate e l’abbraccio quasi fraterno, consolatorio, estraniante rispetto al clima di festa attorno.

Una foto che ben presto è diventata una sorta di manifesto del fair play, un concetto che va oltre sconfitta e vittoria: il giocatore che, anziché lasciarsi andare a un’esultanza scatenata, prima consola l’avversario dopo la sconfitta. C’è però di più in questa foto, in questa storia.

Le parole

«È stata la prima cosa che ho fatto appena è finita la partita», risponde prontamente Coppolaro. Al triplice fischio, prima dei festeggiamenti meritati (il difensore classe 1997 è stato tra i protagonisti della stagione azzurra culminata con la promozione in Serie B) con compagni e tifosi, Coppolaro è andato da Costa del Vicenza.

Costa, classe 1995 e una carriera tra B e C da protagonista, come conferma il gol fatto all’Avellino in semifinale – è sdraiato a terra, in lacrime: «L’ho fatto d’istinto, per me è un grande amico. Abbiamo fatto soltanto un anno insieme, come compagni di squadra, a Chiavari nel 2020-2021 (all’Entella), però abbiamo legato molto, ci sentiamo spesso e lo considero un amico, anzi direi un fratello nel calcio», rivela Coppolaro.

«Sei forte»

Costa era reduce, peraltro, dalla finale playoff persa anche l’anno scorso, in Foggia-Lecco: «Sapevo quanto valesse per lui questa partita: per lui è la seconda finale consecutiva persa, dopo Foggia l’anno scorso, la terza con l’esperienza di Bari. Oltre al nostro rapporto d’amicizia ho pensato a questo, a quanto potesse contare per lui, e quando l’ho visto non ci ho pensato un minuto e l’ho abbracciato. Che ci siamo detti? Frasi di rito forse, ma che penso: che non deve mollare, mai, che lui è molto forte. Anzi lui non c’entra molto con la Serie C…», continua il giocatore della Carrarese.

Parole e immagini – quelle che arrivano da un campo di provincia – che restituiscono un modello di calcio, di sport e che si aggiungono anche al bel gesto dei tifosi giallo-azzurri che durante i festeggiamenti sono andati ad applaudire sportivamente la curva ospite degli avversari biancorossi.

«So cosa si prova...»

«L’ho fatto spontaneamente – riprende il difensore della Carrarese –: ho visto che la foto è diventata virale, ma in quel momento pensavo soltanto a consolare un amico, un fratello: so cosa vuol dire, cosa c’è dietro. Noi calciatori siamo fortunati, è verissimo, ma in pochi sanno quanti sacrifici ci sono dietro a ogni singolo atleta: rinunce, attenzione massima alle prestazioni fisiche, sacrifici personali, spesso lontani da casa fin da adolescenti, lontani da amici, familiari, compagne. Quindi capisco, dopo dieci mesi di duro lavoro, la delusione quando sfuma un obiettivo così vicino per cui avevi lavorato duramente», riflette Coppolaro. 

Poi la battuta, come chiosa, di Coppolaro: «Io e Filippo insieme a Carrara il prossimo anno in Serie B? Lui è forte, ma non siamo noi a dover decidere certe cose…».

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