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Correa a perdifiato: che Inter Marotta, capolavoro senza soldi

Correa a perdifiato: che Inter Marotta, capolavoro senza soldi

Dopo l’addio a Lukaku e Hakimi sembrava durissima, invece la squadra vola Dzeko, Calha e Lautaro tre garanzie, la ciliegina è stata l’inserimento del “Tucu”

29 agosto 2021
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Conte, Lukaku, Hakimi. Lo stratega, il colosso, la freccia: l’Inter, soltanto quindici giorni fa, sembrava avviata verso il malinconico tramonto, destinata a tornare nei ranghi dopo uno scudetto atteso undici anni. Sembrava. Perché Beppe Marotta e la squadra di mercato, con il borsellino mezzo vuoto dopo il diktat di Suning (tagliare, tagliare. ..) in pochi giorni hanno cosstruito una cosa tutta nuova, ad immagine e somiglianza di Simone Inzaghi. Dzeko, Dumfries e la ciliegina Correa: è una squadra nuova, diversa. Che piace e vince, anche se i primi 180’non hanno proposto avversarie da far tremare i polsi. Ma vincere in Italia è difficile contro chiunque: sei punti, sette gol fatti e uno solo subito ma, soprattutto, due versioni ugualmente vincenti della stessa squadra. L’Inter arriva alla pausa per le nazionali come aveva sognato, a punteggio pieno e con tante certezze in più rispetto a qualche settimana fa. In quattro delle ultime cinque stagioni i nerazzurri hanno guadagnato sei punti nelle prime due di Serie A (unica eccezione nel 2018-19, un punto) . Il successo in rimonta al Bentegodi contro il Verona dice tanto di una squadra che ha saputo voltare pagina rispetto alle traversie di un’estate difficile, e che può guardare con ottimismo al resto della stagione. Se contro il Genoa la partita si era messa in discesa fin da subito, contro il Verona l’Inter è stata costretta a rimontare, a causa del grave errore di Handanovic che ha regalato il gol del vantaggio a Ilic. Ecco allora venir fuori l’altra Inter, meno brillante rispetto all’esordio ma più cattiva nel voler riprendere la partita. E dopo un primo tempo giocato sotto ritmo e con tante imprecisioni, nella ripresa la squadra di Inzaghi ha mostrato tutto il suo grande potenziale, ribaltando il risultato grazie a due giocatori che, insieme, promettono gran bene.

Prima è stato Lautaro Martinez a trovare il gol del pari (centro numero 50 in maglia nerazzurra) , poi ci ha pensato il neo entrato (e neo arrivato) Correa a rendere la serata speciale, trovando una doppietta alla sua prima interista che nemmeno il più ottimista dei tifosi avrebbe mai immaginato. Lo ha fortemente voluto Inzaghi, Marotta è riuscito a venire a capo della trattativa con un cliente non facile come Lotito, tanto ci ha messo il giocatore nel voler andare soltanto a Milano. E ne è valsa la pena, almeno a giudicare dall’impatto che l’attaccante argentino ha avuto nella serata di ieri. Joaquin “Tucu” Correa, inoltre, è stato uno dei due argentini (l’altro fu Samuel) a debuttare con un gol in Serie A con l’Inter nell’era dei tre punti a vittoria. L’ultimo nerazzurro che si è presentato con una doppietta al popolo interista era stato Giampaolo Pazzini, che nel 2011 aveva emulato gli esordi con doppia firma sul tabellino di Kallon, Recoba, se Calhanoglu e Dzeko, i migliori in campo contro il Genoa, a Verona hanno fatto un passo indietro, ci sono altri giocatori che hanno regalato sorrisi a Inzaghi: basta prendere il secondo gol per capire, con il ritrovato Vidal che si è inventato un lancio di trenta metri per Darmian, prezioso e generoso come sempre e capace di mettere sulla testa di Correa il pallone del 2-1. L’ingresso di Dimarco per Perisic ha fornito un’altra indicazione su quanto la rosa possa essere ampia e di livello (il laterale, ex di turno, è stato impiegato in posizione più avanzata mostrando di trovarsi a suo agio) . Tre gol per altri tre punti, e la convinzione che c’è vita dopo Lukaku.

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Ciao Franchino